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giovedì 11 maggio 2017

L'audacia di Macron sarà l'audacia dell'Europa?


A qualche giorno dal secondo turno delle elezioni presidenziali francesi, a mente fredda, ascolto di nuovo (e condivido con voi) il discorso al Louvre del neo-eletto Emmanuel Macron.
Un bel discorso, bello come la scelta di entrare in scena con l'Inno alla Gioia, chiaro omaggio al processo di integrazione europea, di cui la Nona Sinfonia di Beethoven è simbolo ufficialmente riconosciuto.
"Questa fiducia mi onora, non vi deluderò, voglio esserne all'altezza", dice Macron con una retorica politica di alto livello, espressione di valori repubblicani profondi e radicati.
Ai suoi sostenitori chiede di rispettare il voto contrario e dichiara una necessaria presa in carico anche delle esigenze dei sostenitori del Fronte Nazionale: "voglio fare di tutto - dice - affinché tra cinque anni non ci sia più motivo di votare gli estremisti".
"Proteggerò la Repubblica, l'illuminismo e le libertà", per una nuova speranza, un nuovo Umanesimo.
Il concetto di audacia è poi forse il più emozionante, perché l'audacia è come il coraggio, ma meno muscolare e più razionale.
Ci piace, questo Macron, e speriamo davvero che, sulla spinta di queste elezioni francesi, si possa aprire una nuova fase nella politica europea, una fase fatta di riforme, di scelte e di (finalmente!) assunzioni di responsabilità.


lunedì 14 luglio 2014

La Presa della Bastiglia e la (ri)presa delle polemiche


14 luglio, Presa della Bastiglia. Ossia di quella fortezza parigina, costruita alla fine del '300, che fin dall’epoca di Luigi XI serviva come prigione e luogo di tortura e che al tempo di Luigi XIII divenne prigione di Stato. 
Fino a quel 14 luglio - appunto - del 1789, quando fu presa d’assalto e incendiata dal popolo parigino: in piena rivoluzione, la Bastiglia divenne facile obiettivo, in quanto luogo simbolico e segno manifesto dell'assolutismo dispotico che si voleva, una volta per tutte, debellare. Due giorni dopo l’Assemblea nazionale ne deliberò la demolizione, che segnò il crollo definitivo dell’ancien régime. 
Il 14 luglio è, dal 1880, la festa nazionale della repubblica francese. 
Quest'anno le celebrazioni Parigine si caricano, però, di un ulteriore significato: quello della commemorazione dei 100 anni dall'inizio della prima guerra mondiale. È per questo che gli eserciti di numerosissimi paesi parteciperanno alla cerimonia. 
Ma non mancano le polemiche: come riporta il corrispondente di Al Jazeera, membri dell'estrema destra francese (Front National) avrebbero chiesto l'esclusione dell'Algeria dalla parata ufficiale del 14 luglio. Perché - dicono - far marciare sugli Champs-Elysées i soldati algerini a solo poco più di 50 anni dal sanguniso conflitto che ha portato all'indipendenza del paese nord africano dalla Francia? 
Secca la risposta del governo francese: 20 mila algerini sono morti sul suolo francese difendendo Parigi: dobbiamo riconoscere questo loro sacrificio e dobbiamo loro rispetto.  

martedì 10 giugno 2014

Parricidio al Front National?

Marine e Jean Marie Le Pen

La storia è più o meno questa. Alcuni personaggi del mondo dello sport, della musica e dello spettacolo prendono posizione contro il Front National, il partito dei Le Pen, che ha ottenuto grandi consensi in Francia, in occasione delle elezioni europee del 25 maggio scorso. Madonna, ma anche il tennista Noah e il cantante di origine ebraiche Patrick Bruel, molto popolare oltralpe. Ed è proprio contro quest'ultimo che a scagliarsi è stato niente meno che il fondatore del FN, Jean Marie Le Pen. 
"Critica il Front? La prossima volta ne faremo un'infornata". Questa la frase del padre nobile (!) del FN, agghiacciante perché direttamente tesa ad evocare, con un gioco di parole, i tragici scenari che la storia ha - ahinoi - riservato alla popolazione ebrea. 

Una prima reazione Patrick Bruel la affida alla sua pagina Facebook: 

"Non sono tanto triste per me. I deliri e le provocazioni di certi personaggi non mi stupiscono più da tempo. Non fa che mostrare, ancora una volta, il suo vero volto e quello del FN. 
Io sono triste per la memoria di più di sei milioni di persone. 
Triste per una repubblica che sta ancora lottando per imporre i suoi valori dopo la liberazione e che ha perso la bussola.  
Triste perché tanti francesi non vogliono ricordare che il Fronte nazionale è nato da Ordre Nouveau, partito della destra nazionalista e xenofobo, ascrivibile alla corrente neo fascista 
Nausea..."

Ma la polemica non finisce qui, ed entra in scena anche Marine Le Pen, figlia di Jean Marie e attuale guida del partito. Che bolla le parole del padre come "errore politico", tale da danneggiare il recente successo del partito. 
Sferzanti, ancora una volta, le parole di Bruel: 
"Facile e necessario uccidere il padre politico ... tranne quando si tratta del proprio. Errore politico...tutto qua? Nessuna notazione sulla memoria, sull'etica. 
Nessuna critica sul significato di fondo. 
Dunque si tratta dell'"errore di strategia politica" di un partito che cerca di cancellare le sue origini xenofobe ed antisemite".

Della serie la toppa messa da Marine è peggio del buco. 
Ma c'è anche chi è pronto a scommettere su un parricidio politico pià che annunciato. Le Figarò (qui), ad esempio, che in un articolo intitolato "Le Pen perre et fille: chronique d'un parricide annoncè" sostiene che questo percorso sarebbe iniziato da tempo. Da quello stesso gennaio 2011, che incoronò Marine guida del partito. Da lì sarebbe iniziata la sua strategia politica, che in Francia è definita la dediabolisation del Front: la "de-demonizzazione" di una formazione politica dal passato pesante. 
Le differenze tra i due Le Pen? Ad esempio sull'interpretazione della storia, spiega l'articolo. Mentre il padre aveva definito le camere a gas "dettaglio della storia", la figlia le ha descritte come "l'apice della barbarie.". Una posizione già espressa nel suo libro del 2005, Andando contro le onde, dove ha denunciato la "barbarie assoluta" del sistema politico nazista. 
E dopo i dissidi in merito all'espulsione di un giovane rappresentante del Fronte, fotografato con una bandiera nazista, padre e figlia tornano a battibeccare dopo le elezioni presidenziali del maggio 2012, con Marine Le Pen al terzo posto con quasi il 18% dei voti. Jean-Marie Le Pen in un'intervista al Times definisce la figlia "piccolo borghese", a differenza di lui, "uomo del popolo". 
Fino alle polemiche di questi giorni, con Jean Marie che sembra di nuovo criticare la figlia: "Considero errore politico allinearsi con il pensiero unico, con l'obiettivo di assomigliare agli partiti politici. Se questo è il desiderio di un certo numero di leader del FN, ci sono riusciti. Sono loro che hanno fatto un errore politico, non io. "

Questo attorno alle dichiarazioni su Bruel, dunque, è solo l'ultimo di una serie di scontri, testimonianza della difficile transizione di un partito politico. 

VIDEO: