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sabato 9 maggio 2015

Europe Day




9 MAGGIO 1950 - Dichiarazione Schuman 

La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.
Il contributo che un'Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent'anni antesignana di un'Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L'Europa non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra.

L'Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L'unione delle nazioni esige l'eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l'azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania.
A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l'azione su un punto limitato ma decisivo.
Il governo francese propone di mettere l'insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un'organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei.
La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.
La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica.
Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l'Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano. Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all'instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni.
Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace.Per giungere alla realizzazione degli obiettivi cosi' definiti, il governo francese è pronto ad iniziare dei negoziati sulle basi seguenti.
Il compito affidato alla comune Alta Autorità sarà di assicurare entro i termini più brevi: l'ammodernamento della produzione e il miglioramento della sua qualità: la fornitura, a condizioni uguali, del carbone e dell'acciaio sul mercato francese e sul mercato tedesco nonché su quelli dei paese aderenti: lo sviluppo dell'esportazione comune verso gli altri paesi; l'uguagliamento verso l'alto delle condizioni di vita della manodopera di queste industrie.
Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l'applicazione di un piano di produzione e di investimento, l'istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione. La circolazione del carbone e dell'acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività.
Contrariamente ad un cartello internazionale, che tende alla ripartizione e allo sfruttamento dei mercati nazionali mediante pratiche restrittive e il mantenimento di profitti elevati, l'organizzazione progettata assicurerà la fusione dei mercati e l'espansione della produzione.
I principi e gli impegni essenziali sopra definiti saranno oggetto di un trattato firmato tra gli stati e sottoposto alla ratifica dei parlamenti. I negoziati indispensabili per precisare le misure d'applicazione si svolgeranno con l'assistenza di un arbitro designato di comune accordo : costui sarà incaricato di verificare che gli accordi siano conformi ai principi e, in caso di contrasto irriducibile, fisserà la soluzione che sarà adottata.
L'Alta Autorità comune, incaricata del funzionamento dell'intero regime, sarà composta di personalità indipendenti designate su base paritaria dai governi; un presidente sarà scelto di comune accordo dai governi; le sue decisioni saranno esecutive in Francia, Germania e negli altri paesi aderenti. Disposizioni appropriate assicureranno i necessari mezzi di ricorso contro le decisioni dell'Alta Autorità.
Un rappresentante delle Nazioni Unite presso detta autorità sarà incaricato di preparare due volte l'anno una relazione pubblica per l'ONU, nelle quale renderà conto del funzionamento del nuovo organismo, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dei suoi fini pacifici.
L'istituzione dell'Alta Autorità non pregiudica in nulla il regime di proprietà delle imprese. Nell'esercizio del suo compito, l'Alta Autorità comune terrà conto dei poteri conferiti all'autorità internazionale della Ruhr e degli obblighi di qualsiasi natura imposti alla Germania, finché tali obblighi sussisteranno.

venerdì 9 maggio 2014

La dichiarazione di pace



La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.

Il contributo che un'Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent'anni antesignana di un'Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L'Europa non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra.
L'Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L'unione delle nazioni esige l'eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l'azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania.
A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l'azione su un punto limitato ma decisivo.
Il governo francese propone di mettere l'insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un'organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei.
La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.
La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica.
Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l'Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano. Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all'instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni.
Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace.Per giungere alla realizzazione degli obiettivi cosi' definiti, il governo francese è pronto ad iniziare dei negoziati sulle basi seguenti.
Il compito affidato alla comune Alta Autorità sarà di assicurare entro i termini più brevi: l'ammodernamento della produzione e il miglioramento della sua qualità: la fornitura, a condizioni uguali, del carbone e dell'acciaio sul mercato francese e sul mercato tedesco nonché su quelli dei paese aderenti: lo sviluppo dell'esportazione comune verso gli altri paesi; l'uguagliamento verso l'alto delle condizioni di vita della manodopera di queste industrie.
Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l'applicazione di un piano di produzione e di investimento, l'istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione. La circolazione del carbone e dell'acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività.
Contrariamente ad un cartello internazionale, che tende alla ripartizione e allo sfruttamento dei mercati nazionali mediante pratiche restrittive e il mantenimento di profitti elevati, l'organizzazione progettata assicurerà la fusione dei mercati e l'espansione della produzione.
I principi e gli impegni essenziali sopra definiti saranno oggetto di un trattato firmato tra gli stati e sottoposto alla ratifica dei parlamenti. I negoziati indispensabili per precisare le misure d'applicazione si svolgeranno con l'assistenza di un arbitro designato di comune accordo : costui sarà incaricato di verificare che gli accordi siano conformi ai principi e, in caso di contrasto irriducibile, fisserà la soluzione che sarà adottata.
L'Alta Autorità comune, incaricata del funzionamento dell'intero regime, sarà composta di personalità indipendenti designate su base paritaria dai governi; un presidente sarà scelto di comune accordo dai governi; le sue decisioni saranno esecutive in Francia, Germania e negli altri paesi aderenti. Disposizioni appropriate assicureranno i necessari mezzi di ricorso contro le decisioni dell'Alta Autorità.
Un rappresentante delle Nazioni Unite presso detta autorità sarà incaricato di preparare due volte l'anno una relazione pubblica per l'ONU, nelle quale renderà conto del funzionamento del nuovo organismo, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dei suoi fini pacifici.
L'istituzione dell'Alta Autorità non pregiudica in nulla il regime di proprietà delle imprese. Nell'esercizio del suo compito, l'Alta Autorità comune terrà conto dei poteri conferiti all'autorità internazionale della Ruhr e degli obblighi di qualsiasi natura imposti alla Germania, finché tali obblighi sussisteranno.

La Festa dell'Europa & Chi più ne ha più ne metta: 
2012: Il compleanno amaro dell'Europa, intervista a Gianfranco Pasquino 
2013: Diritto d'Europa. Intervista a Stefano Rodotà



giovedì 9 maggio 2013

Diritto d'Europa

Stefano Rodotà




















Non è la prima volta che intervisto Stefano Rodotà, ma – oggi come allora – rimango colpita dallo stile asciutto di questo distinto signore, lucido, lucidissimo, in tutte le sue affermazioni. Ogni parola è pesata e soppesata, ha un senso e un significato preciso, al quale non si sfugge. È con lui che proviamo a fare il punto sul processo di integrazione europea, su questo contenitore troppo spesso bistrattato e mal tollerato, a volte invocato, ma quasi mai adeguatamente valorizzato, soprattutto sul versante dei diritti. Giurista di fama internazionale, Stefano Rodotà l’Europa la conosce molto bene: ha fatto parte del gruppo sull’etica per le scienze e le nuove tecnologie, è stato presidente dei Garanti dell’Ue e del Comitato scientifico dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali. Ma soprattutto, assieme ai giuristi di altri paesi, è stato uno degli estensori della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione.
Siamo soliti ritenere l’Europa la regione del mondo dove è più elevata la tutela dei diritti. La crisi ha eroso questo primato?
C’è stata un’erosione, è visibile ed è grave. Il quadro istituzionale rimane quello che conosciamo, una sorta di sistema costituzionale europeo all’interno del quale c’è una dichiarazione dei Diritti vincolante. Ma il problema è che, oggi, l’Europa rischia di ridursi al mero governo dell’economia, secondo una sorta di legge naturale del mercato. Non possiamo pensare ad un’Europa più integrata e più ricca omettendo la dimensione dei diritti.
Questa dimensione andrebbe a compensare anche la diffusa disaffezione dei cittadini nei confronti di Bruxelles…
Esattamente. Oggi l’Europa non gode di buona stampa. C’è una drammatica caduta di fiducia nei confronti delle istituzioni europee. Si può recuperare solo mostrando che dall’Unione non vengono esclusivamente diktat di natura economico-finanziaria – che spesso mortificano la stessa vita delle persone – ma c’è un valore aggiunto, rappresentato proprio dai diritti.
Ci faccia un esempio.
Tra poco sarà possibile, per i cittadini italiani, scegliere in quale dei 27 paesi dell’Unione farsi curare. A pagare sarà la ASL locale. Ecco, questo significa che il nostro diritto alla salute verrà rafforzato: potremo recarci nel paese che ci offre maggiori garanzie e una più elevata speranza di vita. Sono aspetti, questi, dei quali non si parla abbastanza, ma che possono permetterci di vedere nell’Unione europea un punto di riferimento.
Non molto tempo fa, l’ex-Presidente dell’Eurogruppo, Claude Junker, ha proposto il salario minimo europeo. Lei preferisce parlare di reddito universale di base. Che differenza c’è, esattamente?
È molto importante che Junker abbia fatto questa affermazione. Salario minimo significa dire che chi lavora non può ricevere una retribuzione inferiore ad una determinata soglia. Con l’idea di reddito, invece, ci si riferisce a tutti, anche a coloro che il lavoro non ce l’hanno. L’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione parla espressamente di “esistenza dignitosa”: l’obiettivo è non solo quello di consentire alle persone di sopravvivere, ma di vivere con dignità.
Di “esistenza libera e dignitosa” parla anche la nostra Costituzione…
Sì, l’articolo 36 della nostra Costituzione è molto chiaro quando fa riferimento ad una “esistenza libera e dignitosa”. Un paese democratico e una politica degna di questo nome devono necessariamente riconoscere un “diritto all’esistenza”.
A suo parere, quali cambiamenti sarebbero necessari nell’architettura istituzionale europea?
Occorre restituire all’Unione democraticità e legittimità. Democraticità significa far sì che non ci siano poteri sottratti ad un reale controllo democratico, quindi – in primo luogo – serve rafforzare ulteriormente il ruolo del Parlamento europeo. In secondo luogo, sarebbe opportuna un’estensione del controllo della Corte di Giustizia su una serie di procedure recentemente messe a punto. Il resto, però, deve farlo la politica, per la costruzione di un vero demos europeo.
La globalizzazione – nella sua accezione economica – è stata a lungo malvista. Ultimamente, invece, si comincia a parlare di globalizzazione dei diritti. È in corso un reale cambiamento di paradigma?
In questi anni abbiamo vissuto la globalizzazione come tendenza esclusivamente economica, una forza lasciata a se stessa, ad una pericolosa autoregolazione. La crisi che stiamo vivendo ne è la prova indiscutibile. Oggi assistiamo ad una dichiarazione continua dei diritti da parte di soggetti molto diversi tra loro: pensiamo ai bramini buddisti in Birmania, alle donne africane, ma anche alle lotte per il lavoro e per l’autodeterminazione della vita. I diritti costituiscono l’unico vero contrappeso alla pericolosa pretesa che sia la sola economia il metro di tutte le cose e che il mercato sia una sorta di legge naturale cui è impossibile sfuggire. È necessaria un’altra logica: senza un rinnovato equilibrio finiremo col perdere non solo diritti, ma anche democrazia.

Questa intervista è stata originariamente pubblicata - in data
associazione di cultura politica