Visualizzazione post con etichetta Laura Boldrini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Laura Boldrini. Mostra tutti i post

martedì 16 luglio 2013

I pasdaran di Miss Italia





















Talebani, oscurantisti, depressi e rancorosi. Sono solo alcune delle definizioni usate da molti per impallinare coloro che – in primis la Presidente della Camera Laura Boldrini – hanno salutato come segno di civiltà il no espresso della Rai con riferimento al vetusto concorso di Miss Italia.
«Miss Italia era il segno di un'Italia che cresceva, guidata dall'ottimismo e che aveva voglia ogni tanto di distrarsi», spiegano i difensori della kermesse. «Altro che civiltà – continuano – la mancata trasmissione televisiva della manifestazione è lo specchio di un Paese impoverito, depresso e rancoroso».
Come è possibile vedere un segno di civiltà nell’esposizione di giovani ragazze, valutate per il “lato a” e per il “lato b”, più che per anima, personalità e talento? E, soprattutto, quanta povertà culturale risiede nella convinzione che il corpo della donna sia mero elemento consolatorio, strumento di “distrazione” dalle durezze e dalle asperità della vita?
Credo sia giunto il momento che il servizio pubblico smetta di veicolare certa (deteriorata) immagine della donna. Lo faccia, se crede, la tv commerciale, con il trash imperante che ha alimentato negli anni. Ma non la televisione pubblica.
Polemica sterile? Non credo.
Perché per distrarsi non serve più far sfilare giovani ragazze in costume da bagno.

giovedì 24 novembre 2011

In vino veritas



È un DOC. Più precisamente è un Grechetto, prodotto con le uve delle colline umbre. Ed è più che mai solidale. Stiamo parlando del vino Ásylon, realizzato – con il sostegno di Caritas Umbria e dell’associazione Libera – dall’azienda agricola annessa all’(antichissimo) Istituto Agrario di Todi. Il tutto, con il patrocinio dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati. Perché proprio ai rifugiati, infatti, saranno destinati i proventi della vendita di questo vino speciale. In che modo? Andando a finanziare borse di studio, che permetteranno loro di formarsi presso l’istituto di Todi, specializzandosi dunque nel settore agricolo, attraverso corsi di qualificazione professionale e percorsi di studio quinquennali. Una doppia risorsa, insomma: per le persone (che avranno l’opportunità di ottenere importanti qualifiche) e per il territorio, che potrà giovarsi di personale formato. Un circolo virtuoso, in grado di mescolare agricoltura e solidarietà, ma anche commercio ed eticità, andando a vantaggio di – e questa volta nessuno è escluso – singoli e comunità.  «I rifugiati possono così dare un senso al permesso di soggiorno – spiega, appassionata come sempre, Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato ONU – e non è un caso che questo progetto parta dall’agricoltura». Già, perché nel settore agricolo (ma non solo), spesso si concentra quell'Italia sommersa che fa affari con lo sfruttamento degli immigrati e con l'economia esentasse. Quello sfruttamento senza scrupoli (drammaticamente  portato in evidenza – per fare un esempio – dai fatti di Rosarno del 2010) che corrompe le campagne italiane, che deforma il concetto stesso di lavoro, rendendolo somigliante a moderne forme di schiavitù. Interviene proprio su tutto questo il progetto Ásylon, dal momento che «con questa iniziativa pilota – aggiunge Laura Boldrini – possiamo restituire dignità al lavoro». Scusate se è poco. Cin cin.