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sabato 2 maggio 2015

Donne: quando il politically correct diventa un ghetto




Per caso mi imbatto in un articolo de l'Inkiesta (qui) dal bacchettonissimo titolo "Concerto Expo, far ridere denigrando le donne non è spettacolo né cultura".
Sento puzza di bruciato e continuo nella lettura: il problema starebbe - fra altre cose simili - in una frase di Bonolis rivolta alla co-conduttrice e collega Clerici, nel corso del concerto inaugurale di Expo 2015:

«Ammazza, tutta agghindata così sembri un padiglione. Andresti visitata»

L'articolo poi continua sviscerando la vecchia retorica della velina, dibattito davvero orami vetusto, trito e ritrito.

Ora, conoscendo i personaggi - Bonolis, che ha fatto dell'irriverenza la sua cifra, e Clerici, che nei suoi simpatici vezzi estetici dimostra grande ironia - c'è poco, anzi nulla, da stupirsi.

Essere donna di spettacolo prevede anche una dimensione giocosa, ma non è comunque questo il punto. 

La domanda, piuttosto, è: davvero, donne, ci sentiamo così inferiori da non poter reggere nemmeno l'irriverenza, anche quando un po' scomposta, o l'ironia?

Davvero siamo così seriose e stolte da scrivere articoli su queste scemenze, invece che - ad esempio - sui problemi reali, come l'equità nei pagamenti, nei rapporti di lavoro e via dicendo?

Non si tratta di essere "benaltristi", ma di certi dibattiti, davvero, non se ne sente il bisogno. 

E mi viene il dubbio che il più delle volte siano le donne stesse a chiudersi attorno il recinto.


***

Leggi anche:

lunedì 12 maggio 2014

Di Europa si deve parlare/4



No perché l'Europa è anche un immenso bacino di culture, molto più mescolate di quanto si possa pensare. Gestire insieme questa ricchezza è una delle migliori cose che possano essere fatte.
La Rai ha colto il punto, nella sua serie di spot in vista delle elezioni europee del 25 maggio.

Guarda gli altri video:

Di Europa si deve parlare
Di Europa si deve parlare/2
Di Europa si deve parlare/3


giovedì 24 aprile 2014

Di Europa si deve parlare/3




Le elezioni europee si avvicinano. E anche la Rai si è mobilitata per sensibilizzare il pubblico su quello che - nonostante bordate demagogiche e toni populisti - è e resta un voto molto importante: il 75% degli atti normativi italiani, infatti, recepiscono decisioni assunte dall'assemblea di Bruxelles. La piattaforma si chiama "Cantiere Europa" (clicca qui), non il solito sito, ma uno spazio aperto nel quale tutti possono lavorare.

In tv, intanto, passando gli spot. Ne abbiamo già pubblicati altri (quello che racconta le origini dell'Ue e quello che parla di un'Europa unita territorio di pace). Oggi è la volta della sicurezza alimentare. Perché tanta è l'attività ordinaria dell'Unione, che costantemente legifera su una serie di questioni che hanno spesso una ricaduta enorme, anche se poco visibile, sulla nostra vita quotidiana. 



venerdì 18 aprile 2014

Di Europa si deve parlare/2



Le elezioni europee si avvicinano. E anche la Rai si è mobilitata per sensibilizzare il pubblico a quello che - nonostante bordate demagogiche e toni populisti - è e resta un voto molto importante: il 75% degli atti normativi italiani, infatti, recepiscono decisioni assunte dall'assemblea di Bruxelles. La piattaforma si chiama "Cantiere Europa" (clicca qui), non il solito sito, ma uno spazio aperto nel quale tutti possono lavorare.

In tv, intanto, passando gli spot. Abbiamo già pubblicato il primo (guarda), oggi ne pubblichiamo un altro, che parla di paceCon un errore, però: quando vengono citate le parole di Jean Monnet - tra i padri fondatori dell'Europa unita, ideatore della cosiddetta spill-over integration (approccio secondo il quale sarebbe stato vincente una integrazione europea "per settori", articolata lungo un percorso graduale che sarebbe cresciuto nel tempo), le immagini mostrano un altro francese, Robert Schuman, ministro degli esteri francese il cui contributo - tra il 1950 ed il 1951 - fu determinante per la nascita della Comunità europea del carbone e dell'acciaio.  

martedì 16 luglio 2013

I pasdaran di Miss Italia





















Talebani, oscurantisti, depressi e rancorosi. Sono solo alcune delle definizioni usate da molti per impallinare coloro che – in primis la Presidente della Camera Laura Boldrini – hanno salutato come segno di civiltà il no espresso della Rai con riferimento al vetusto concorso di Miss Italia.
«Miss Italia era il segno di un'Italia che cresceva, guidata dall'ottimismo e che aveva voglia ogni tanto di distrarsi», spiegano i difensori della kermesse. «Altro che civiltà – continuano – la mancata trasmissione televisiva della manifestazione è lo specchio di un Paese impoverito, depresso e rancoroso».
Come è possibile vedere un segno di civiltà nell’esposizione di giovani ragazze, valutate per il “lato a” e per il “lato b”, più che per anima, personalità e talento? E, soprattutto, quanta povertà culturale risiede nella convinzione che il corpo della donna sia mero elemento consolatorio, strumento di “distrazione” dalle durezze e dalle asperità della vita?
Credo sia giunto il momento che il servizio pubblico smetta di veicolare certa (deteriorata) immagine della donna. Lo faccia, se crede, la tv commerciale, con il trash imperante che ha alimentato negli anni. Ma non la televisione pubblica.
Polemica sterile? Non credo.
Perché per distrarsi non serve più far sfilare giovani ragazze in costume da bagno.

lunedì 9 gennaio 2012

L'elogio del dubbio























C’è un passaggio dell’intervento televisivo di Mario Monti ieri sera a Che tempo che fa che mi ha colpito più degli altri. Alla domanda di Fabio Fazio: sono previsti interventi sulla RAI? – stanno parlando di privatizzazioni e liberalizzazione – Monti fa una breve pausa e dice: “mi dia ancora qualche settimana e vedrà”. E poi, come a giustificarsi, aggiunge: “sarò un po’ evasivo, ma le politiche serie impongono delle riflessioni che durano più di qualche secondo”.
Squilli di tromba e rulli di tamburo: un Presidente del Consiglio che non spara slogan, che si rifiuta di snocciolare risposte preconfezionate. Che, insomma, non parla tanto per parlare e non dice tanto per dire. Che inserisce la categoria – filosofica? – del dubbio nell’attività di governo.
Dal “so di non sapere” di Socrate, al dubbio come metodo di Cartesio (per lui l’unica certezza era il cogito ergo sum), l’attività di dubitare ha tormentato e fatto grandi gli uomini. E la sospensione del giudizio – grande segno di civiltà – ha contribuito allo sviluppo, non solo del pensiero greco e della filosofia moderna, ma di tutta l’umanità.
Passaggio obbligato per raggiungere la verità o, più modestamente, qualcosa che si avvicina ad essa, il dubbio, soprattutto in tempi recenti, sembra non essere appartenuto alla nostra classe dirigente, tutta intenta a dare risposte istantanee e a presentare categorie assolute, come tali, non veritiere.
È così che il Professore, più politico del politico, ha dato prova di grande misura e di grande serietà.
Grazie all’elogio del dubbio. Alè!