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lunedì 11 aprile 2016

African stories can be better told by african people



Anas Aremeyaw Anas is an award-winning investigative journalist in Ghana, focusing on issues of human rights and corruption. He has become well known for using his anonymity as a tool in his undercover journalistic work. He maintains his anonymity by shielding his face when conducting TV interviews and making public appearances. His latest project is the 2015 documentary film Ghana in the Eyes of God, which dramatically reveals corruption within the Ghanaian judiciary. No fewer than 34 judges have been suspended, pending investigation by the authorities, as a result of the documentary.For further information see the article entitled Ghana’s top undercover journalist masters disguise to expose corruption by Monica Mark in The Guardian.
Anas Aremeyaw Anas è un premiato giornalista investigativo di origini ghanesi, specializzato in storie di corruzione e diritti umani. È diventato famoso per l'uso dell'anonimato nel lavoro d'inchiesta sotto copertura, anonimato che mantiene nascondendo il volto nelle interviste televisive e nelle apparizioni pubbliche. Il suo ultimo progetto è il documentario Ghana in the eyes of God (2015), che denuncia la corruzione nel sistema giudiziario ghanese. In seguito al documentario almeno 34 giudici sono stati sospesi e sottoposti a indagini.

mercoledì 23 aprile 2014

Well done



La scommessa (vinta) di un giornale che ha saputo adattarsi al mutare delle condizioni. La strada giusta verso il successo.

venerdì 28 febbraio 2014

#FreeAJStaff




Mohamed Fahmy, Baher Mohamed e Peter Greste e Abdullah al-Shami. Sono i quattro dipendenti dell'emittente Al Jazeera da mesi prigionieri in Egitto con l'accusa di sostenere i terroristi. 
La campagna mediatica per la loro liberazione non si ferma. L’hashtag è #FreeAJStaff. 

lunedì 12 marzo 2012

Donne (italiane) e media (inglesi)

Blue Nude, Henri Matisse, 1952

Le donne e l'Italia. Le donne in Italia. L'immagine e il ruolo della donna nel Bel Paese. E così via.
Non mollano la presa i media stranieri e vigilano occhiuti (forse più di noi) sullo stato delle donne in Italia. E' capitato l'altro giorno sulla BBC (articolo del 10 marzo, leggi).

"Italy's women still wait for change under Mario Monti", questo il titolo, un po' ingenuo nel credere che - con l'avvento del governo dei tecnici - tutto sarebbe cambiato, non solo le quotazioni dello spread ma anche cultura, atteggiamenti e senso comune, passando un colpo di spugna su venti anni di "berlusconismo".

"Berlusconi se ne è andato ed il nuovo governo rimanda un'immagine molto diversa del ruolo delle donne ai livelli più alti della politica" - afferma Mark Duff - e spiega come, finalmente, figure femminili di primo piano occupino posti chiave della nuova compagine governativa. La triade Fornero (definita come la "Margaret Tatcher italica"), Severino, Cancellieri, insomma, pare spopolare all'estero.

"Ma certe cose sembrano non essere cambiate" - continua Duff  - donne semi nude appaiono ancora in TV e nei cartelloni pubblicitari". E il Festival della Canzone di Sanremo - tra spacchi e farfalle - sbarca (ahinoi) nei media inglesi, come paradigma del "tutto cambia, nulla cambia".

Polemica sterile? Discorso rifritto? Usurato leit-motiv? Valutate voi. Certo è che, Mario Monti e la nuova epoca della sobrietà nulla possono (per ora) a fronte della pluridecennale epopea delle tv commerciali e del trash imperante.

E se oggi si afferma con forza e naturalezza il binomio "donna competente - politica", prima ben altre erano le logiche a monte, che facevano del gentil sesso uno dei tanti "benefit" - al pari di case, mazzette e macchine - concessi al politico o all'imprenditore di turno.

Se cambiamento sarà, di acqua sotto i ponti ne dovrà passare ancora molta.