Per caso mi imbatto in un articolo de l'Inkiesta (qui) dal bacchettonissimo titolo "Concerto Expo, far ridere denigrando le donne non è spettacolo né cultura".
Sento puzza di bruciato e continuo nella lettura: il problema starebbe - fra altre cose simili - in una frase di Bonolis rivolta alla co-conduttrice e collega Clerici, nel corso del concerto inaugurale di Expo 2015:
«Ammazza, tutta agghindata così sembri un padiglione. Andresti visitata»
L'articolo poi continua sviscerando la vecchia retorica della velina, dibattito davvero orami vetusto, trito e ritrito.
Ora, conoscendo i personaggi - Bonolis, che ha fatto dell'irriverenza la sua cifra, e Clerici, che nei suoi simpatici vezzi estetici dimostra grande ironia - c'è poco, anzi nulla, da stupirsi.
Essere donna di spettacolo prevede anche una dimensione giocosa, ma non è comunque questo il punto.
La domanda, piuttosto, è: davvero, donne, ci sentiamo così inferiori da non poter reggere nemmeno l'irriverenza, anche quando un po' scomposta, o l'ironia?
Davvero siamo così seriose e stolte da scrivere articoli su queste scemenze, invece che - ad esempio - sui problemi reali, come l'equità nei pagamenti, nei rapporti di lavoro e via dicendo?
Non si tratta di essere "benaltristi", ma di certi dibattiti, davvero, non se ne sente il bisogno.
E mi viene il dubbio che il più delle volte siano le donne stesse a chiudersi attorno il recinto.
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