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venerdì 6 febbraio 2015

Scelta civica: cambiare si può



Lo spot di Scelta Civica - formazione politica oggi al capolinea - per le elezioni del 2013.

martedì 15 aprile 2014

Euro: i nobel dicono basta alle strumentalizzazioni

Gli economisti Joseph Stiglitz e Amarya Sen

«Siamo decisamente in favore di un'Europa più unita» nell'ottica di arrivare a una «integrazione politica» e «restiamo fortemente pro-europeisti chiedendo molto di più di una semplice unione monetaria». Così, in una nota, i due premi Nobel per l'economia, l'indiano Amartya Sen e lo statunitense Joseph Stiglitz, hanno precisato le loro posizioni e preso le distanze dalla strumentalizzazione delle loro analisi sull'euro da parte di alcuni politici in Francia e in Europa.

«Siamo molto turbati - osservano i due premi Nobel - dall'apprendere che in alcune prese di posizione politiche, in Francia e in Europa, le nostre analisi sul funzionamento dell'euro sono state travisate. Noi siamo decisamente in favore di un'Europa più unita e di una maggiore integrazione politica. L'unione monetaria - proseguono Sen e Stglitz - deve procedere di pari passo con l'unione di bilancio e l'unione bancaria e auspichiamo che questo si realizzi nei tempi previsti».


Per i due premi Nobel, la realizzazione della moneta unica senza integrazione bancaria e di bilancio e la prospettiva di un'integrazione politica «è stato un errore economico". Ma ciò detto, i due economisti restano «fortemente pro-europeisti piuttosto che anti-europeisti e auspichiamo che si arrivi a molto di più che una semplice unione monetaria».


Sen e Stiglitz sono stati invitati a chiarire le loro posizioni, nel quadro del dibattito apertosi sull'euro e l'Europa in vista delle Europee, da Mario Monti nella sua veste di presidente del Consiglio per il futuro dell'Europa dell'istituto Berggruen. 


Fonte: ANSA Europa (clicca qui)

venerdì 5 aprile 2013

Un mondo di voti


A più di un mese da questo voto che ancora non ci ha dato un governo e che forse mai ce lo darà, arrivano delle analisi particolarmente interessanti: quelle relative alle preferenze elettorali degli italiani all'estero. Chi ha votato chi, ma soprattutto, dove?

E allora si scopre che, ad esempio, il M5S tanto forte in patria, all'estero non arriva che al 9.7%, mentre il Pd, deludente nelle urne italiane, è il primo partito dei nostri connazionali disseminati per il mondo e si attesta al 29.3%. L'analisi - elaborata dall'Ipsos Public Affair - evidenzia strane configurazioni geopolitiche che vedono il Partito Democratico trionfare nella penisola balcanica, in Gran Bretagna, in Svizzera e nel Benelux. Il Popolo delle Libertà, invece, vince nell'Europa dell'Est, mentre Grillo in Giappone, Islanda, Irlanda e Norvegia. Significativo (e spiegabile) il dato relativo a Lista Civica, che si piazza al primo posto nelle preferenze degli italiani residenti in Germania, patria del rigore sui conti pubblici.

Ma qualche traccia di antipolitica c'è anche nel voto estero: rispetto alle precedenti consultazioni, infatti, anche tra gli italiani che risiedono fuori dal nostro paese è diminuita l'affluenza (nel 2008 votò il 39.5% degli aventi diritto, oggi il 31.6%) e sono aumentate le schede bianche (si attestano al 12%).

Questo post trae ispirazione dall'articolo di Andrea Marini "All'estero il Pd sbaraglia i grillini", pubblicato ne Il Sole 24 Ore del 3 aprile 2013.


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giovedì 21 marzo 2013

Tra vecchia e nuova politica: l'analisi del voto






















Ecco, per punti, alcune delle principali considerazioni emerse nel corso del fecondo (e partecipatissimo) seminario “Elezioni 2013: tra vecchia e nuova politica”, ospitato dalla Facoltà di scienze politiche dell'Università di Perugia. Relatori, Alessandro Campi, Roberto Segatori, Giovanni Belardelli, Bruno Bracalente, Paolo Mancini.
Note assolutamente semplificate, nondimeno utili spunti per significative riflessioni.
·      L’elemento caratterizzante di questa tornata elettorale è stata la forte “mobilità del voto”: quasi il 50% dei votanti ha cambiato la destinazione del proprio voto. 
·      Il movimento 5 stelle ha riportato nelle urne quegli elettori che – pur essendo attivi sul mercato elettorale – sceglievano l’astensione come messaggio di protesta.
·      Nel corso della campagna elettorale, tre eventi hanno avuto conseguenze nell’orientamento del voto (conseguenze rilevate mediante sondaggi via web sulle intenzioni di voto): 1) la partecipazione di Silvio Berlusconi alla trasmissione di Michele Santoro “Servizio pubblico”, alla quale ha corrisposto non tanto un aumento della curva di gradimento del Pdl, quanto un calo di quella del Pd; 2) la vicenda Monte dei paschi di Siena, a seguito della quale vola il M5S; 3) la conferenza stampa di Silvio Berlusconi, nel corso della quale viene lanciata la parola d’ordine dell’“abolizione dell’Imu”.
·      Voto e Geografia: il Pdl vince soprattutto al sud, dove invece il Pd è debole. Il movimento 5 stelle vanta una distribuzione omogenea a livello nazionale, con forte presenza al centro, nelle regioni tradizionalmente appannaggio della sinistra.
·      Voto ed età: mentre l’elettorato del Pd è in assoluto il più vecchio, seguito da quello del Pdl (che si attesta, in media, attorno alla mezza età), M5S e Scelta civica di Monti sono le forze che catalizzano il voto dei più giovani, rappresentando i due elementi di “novità” del quadro politico.
·      Con riferimento alla composizione dell’elettorato per titolo di studio il Pd è – semplificando – il partito votato dai laureati, così come Scelta civica. L’elettorato del Pdl si attesta invece ad un livello istruzione medio basso, similmente al M5S, votato da elettori tra i quali prevale la licenza media.
·      Come si distribuisce il voto con riferimento alle professioni e alla collocazione lavorativa? Scelta civica prende voti da prevalentemente da lavoratori del settore privato, mentre il Pd pesca dal settore pubblico, configurandosi come partito degli elettori del settore pubblico. Più nel dettaglio il Pd è votato da quadri dirigenti (qualcuno lo definisce partito dei dirigenti) e insegnati, il M5S dagli operai e dagli artigiani, il Pdl da operai, commercianti, partite IVA, artigiani e casalinghe. Paradossalmente, si verifica che la componente operaia venga più rappresentata dal Pdl e dal M5S che dal Pd, che – per tradizione storico-politica – dovrebbe invece detenere il primato in questo senso. Inoltre, combinando età e posizione lavorativa, viene fuori che il Pd è il partito dei garantiti, il M5S dei non garantiti, ossia coloro in cerca del primo lavoro.
·      Quale è il rapporto tra comunicazione e scelta politica? Dalle ricerche emerge che tra utenti di Tg3 e La7 prevale il voto a sinistra, tra gli utenti delle reti Mediaset prevale il voto orientato a destra. Il voto al M5S viene da un elettorato che consuma essenzialmente canale 5 e Studio aperto (anche qui, dunque, torna il tema di una possibile sovrapponibilità tra l’elettorato M5S e quello Pdl).
·      Per poter parlare di populismo occorrono 3 elementi: a) un credo, un mito, una voice contro i professionisti della politica; b) una leadership che catalizza e cavalca le pulsioni; c) una porzione di popolazione che si sente spiazzata dalle dinamiche in corso e priva di rappresentanza. In questo senso il movimento di Grillo è configurabile come movimento populista.
·      Il principale rischio di una forza populista è quello del prevalere della parte destruens su quella construens. In altri termini, il movimento populista dà la spallata ma non elabora soluzioni complesse.  
·      Per altri, invece, la categoria del populismo sarebbe non più applicabile, in quanto obsoleta dal momento che si applicava quando c'erano i partiti di massa intesi in senso tradizionale. Il M5S sarebbe dunque un fenomeno nuovo non interpretabile con vecchi schemi interpretativi.
·      Il M5S ha scardinato la cosiddetta terrritorializzazione del voto, ossia il legame stretto del voto con il territorio: Grillo ha ottenuto un consenso omogeneo a livello nazionale, uscendo dalle zone nelle quali era già presente. Ha rotto, così, le tradizionali distribuzioni territoriali del voto: Lega al nord; Pd in Italia centrale, Pdl al sud (caso macroscopico: la Sicilia, tradizionalmente granaio del PDL).
·      M5S è un movimento che concretizza la possibilità di una realtà che si pone oltre le categorie della destra e della sinistra, le trascende raccogliendo in sé istanze radicali tendenzialmente di sinistra e un leaderismo tendenzialmente di dx. Anche spazialmente e simbolicamente i grillino si sono collocati in alto nell’emiciclo.
·      Lo stile politico del M5S è composto da una spiccata caratterizzazione verticistica, da un forte elemento carismatico e da una marcata venatura anti-politica e anti-sistema, che ricorda il Silvio Berlusconi prima maniera, intercettando ansia radicale di cambiamento. Si colloca inoltre in un continuum di stagione di movimenti sta tesa al rinnovamento, cominciata con il movimento referendario di Mario Segni.
· Questo voto conferma l’incomunicabilità tra i due poli in termini di elettorato.  Ciò significa che non si realizza trasferimento di voti tra blocco centro-sinistra e blocco centro-destra, aspetto che testimonia le difficoltà del "bipolarismo all’italiana".


I dati citati sono l’esito di due ricerche, una condotta dall’Aur (Agenzia Umbria Ricerche) e coordinata dal Prof. Bracalente; l’altra condotta dal Prof. Paolo Mancini insieme ai dott.ri Marco Mazzoni, Giovanni Barbieri e Alessio Cornia. 



venerdì 8 marzo 2013

Analisi di una sconfitta. O di una "non vittoria".



Se l'attuale situazione politica vi ottunde la mente, se lo scenario della rappresentanza di questo paese vi lascia sgomenti e disorientati, be', non resta che mettersi comodi e gustarsi l'ultimo video di Diego Bianchi. As usual, illuminante.

martedì 26 febbraio 2013

Una risata vi seppellirà (definitivamente).

  Kap (Jaume Capdevila) from Cagle.com




Dave Brown, The Independent - London

La resurrezione di Lazzaro
"Rilancio con il taglio delle tasse e con un po' di bunga-bunga"





Altan
Giannelli 

sabato 9 febbraio 2013

L'Austerity sbarca in Europa

Burki

Petar Pismestrovic


Mentre i vignettisti si sbizzarriscono a raccontarci il nuovo accordo sul bilancio Ue, un dato è certo: quello varato ieri è il primo quadro finanziario al ribasso della storia comunitaria. Scontenti, molto, quelli che speravano in un’inversione di tendenza, in una sterzata Keynesiana ed in un'iniezione di politiche anticicliche. 

Il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale copre i prossimi sette anni (2014-2020) ed è concepito per un'Unione europea a 28 Stati membri, in base all'ipotesi di lavoro che la Croazia aderisca all'Unione nel 2013. 


Il Consiglio europeo, riassumendo, ha raggiunto un accordo politico in base al quale la cifra massima totale della spesa per l'Ue a 28 è pari a 959 988 milioni di Euro in stanziamenti per impegni che rappresentano l'1,00 % del reddito nazionale lordo (RNL) dell'Unione e a 908 400 milioni di EUR in stanziamenti per pagamenti che rappresentano lo 0,95% dell'RNL europeo. 

Si è trattato, come ha spiegato efficacemente Marco Zatterin su La Stampa, di uno «scontro fra i rigoristi condotti da Cameron e i fan della spesa comune in chiave anticrisi come Italia e Francia». «La cifra  - continua Zatterin - comprende 450 miliardi per la crescita, somma maggiore sull’esercizio precedente, ma smagrita rispetto alle idee di partenza: alleggeriti gli investimenti sulle reti transfrontaliere, sparite le Tlc, al punto da fare commentare a una fonte: «E’ rimorto Keynes!». 

«Guardando da una prospettiva globale – ha affermato Herman Van Rompuy alla fine della maratona negoziale, durata ben 25 ore – questo è un budget orientato al futuro, realistico e guidato da preoccupazioni urgenti». Della serie, poteva andare anche peggio.

sabato 5 gennaio 2013

Trova le differenze


Twitter e la politica, la strana coppia. Per molti inutile (in 140 battute non si spiegano programmi), per altri utile (si entra comunque in contatto con i cittadini). Come la pensiate, oggi - per la prima volta nella politica italiana - un esponente delle istituzioni, Mario Monti, ha risposto ai cittadini attraverso il notissimo sito di microblogging. Seguendo illustri precedenti (Obama on Twitter: GUARDA il VIDEO).

Con qualche lentezza e qualche invio errato, ma con tanto di smiles.
Benvenuti nella politica italiana 2.0.



lunedì 10 dicembre 2012

Per rinfrescarci la memoria


Ieri sera Berlusconi – dopo la riunione con i vertici del Pdl – è andato a cena con quelle che pare oggi siano le sue fedelissime, nonché nuove consigliere politiche. Ecco chi sono: Francesca Pascale, nel 2009 eletta nel consiglio provinciale di Napoli con oltre 7 mila preferenze, dimessasi a giugno. E Maria Rosaria Rossi, deputata Pdl.

Ecco dei video. Per capire nelle mani di chi non finiremo. 
Non finiremo, già, perché non vedo chi possa dare il proprio consenso e il proprio voto a questo schifo.

giovedì 6 dicembre 2012

Incredulità



C’è un rapporto di proporzionalità diretta tra le voci insistenti di una ridiscesa in campo di Silvio Berlusconi e la mia incredulità: il 9 novembre del 2011 scrivevo questo post, nella convinzione di stare a parlare di un capitolo oramai chiuso. Definitivamente chiuso.
Descrivevo un uomo quasi sfigurato da scandali ed errori ripetuti e degradanti.

Pare impossibile che, ancora oggi, quello che quest’uomo dice e decide sia tuttora in grado di incidere in qualche modo nella vita politica del paese.


Se c’è stata una costante nell’atteggiamento di Silvio Berlusconi al potere, ebbene, questa è stata la cura dell’immagine. Un’ossessione che ha attraversato questi (quasi) 20 anni con il preciso scopo di  rimandare – chiara e diretta – un’immagine, appunto, spesso rassicurante, il più delle volte imbonitrice, comunque sorridente. A volte beffarda, ad ostentare una sicurezza che non sempre c’era. Ma – si sa – a contare è quello “che si vede”: la merce si compra per ciò che appare e l’elettore acquirente – questo il Berlusconi-pensiero – deve essere conquistato proprio dall’apparenza.

Allora ecco gli spot patinati (celebre rimane la “calza” che si è detto aver avvolto le telecamere che riprendevano l’allora fondatore di Forza Italia), i (dispendiosi) libri inviati “nelle case degli Italiani”, gli artefatti servizi sui giornali di famiglia. Magia della pubblicità e tattica da marketing che si fondono, in una strategia che lascia molto poco al caso. Una strategia inseguita a tutti i costi, fino a produrre l’immagine grottesca degli ultimi tempi, sempre più artificiale e sempre meno credibile in una patetica quanto illusoria fuga dalla vecchiaia.

Ma tra telecamere velate, trucchi di scena e cambi d’abito – un po’ come se tutto fosse, in fondo, una grande giostra o una commedia dell’arte – gli anni sono passati e, come sempre avviene, il trucco si rovina con il tempo, rivelando impietosamente tutte le debolezze che fino ad un minuto prima nascondeva. Ecco che allora oggi, a parlare più di ogni altra dichiarazione, è quel volto, cupo, quasi trasfigurato, che per la prima volta disubbidisce alla ferrea disciplina del sorridere. Non c’è più spazio per il sorriso, anche se forzato. Non è più il momento di studiare l’immagine migliore da offrire. 

Non è più tempo di mescolare estetica e potere. 

martedì 26 giugno 2012

Quando anche la tassa piace


Che sia la volta buona? Per mesi, lo scorso inverno, ha campeggiato nei titoli dei quotidiani e rimbalzato sulle pagine dei social network, diventando inevitabile e ripetitivo leitmotiv di ogni Tg. Stiamo parlando della Tobin Tax, l'arcinota tassa sulle transazioni finanziarie (in inglese FFT, financial transaction act). Alcuni paesi europei, infatti, hanno deciso di avviare la cosiddetta procedura di cooperazione rafforzata, quella che permette - nei casi in cui manca l'unanimità - di procedere comunque, cominciando a buttare giù un progetto per l'introduzione dell'imposta. Ma che cosa è esattamente la Tobin Tax? Andiamo a spulciare nei libri di economia per cercare di saperne di più.
Il Prof. James Tobin
Innanzitutto partiamo dal nome. Tobin, come James Tobin, ossia l’economista e premio Nobel (professore anche di Mario Monti, eh sì, come è piccolo il mondo) che l’ha inventata. Niente meno che 40 anni fa (il primo studio fu elaborato nel 1972). Già perché la “tassa Tobin” è, oramai, un vecchio progetto, mai realizzato. Ma sempre valido, anzi validissimo.
Trattasi, in sostanza, di una tassa da applicare alle transazioni finanziarie internazionalicon l’obiettivo di frenare la speculazione e stabilizzare i mercati, raccogliendo al contempo nuove risorse utili – secondo la versione originaria – ad obiettivi globali (riduzione del divario tra i paesi ricchi e quelli poveri), oggi preziose soprattutto per ridare ossigeno ai debiti sovrani dei paesi in affanno.
La tassa – la cui aliquota di riferimento è compresa tra lo 0,1 e l’1 % – andrebbe a colpire soprattutto la speculazione: scattando implacabile ad ogni transazione, renderebbe poco convenienti, in particolar modo, le compravendite di breve periodo (comprare e vendere a piccoli intervalli di tempo per approfittare degli spostamenti del mercato, significherebbe vedersi applicare l’aliquota ad ogni passaggio). Valido deterrente, dunque, la Tobin Tax annullerebbe l’appetibilità di simili operazioni per i falchi della finanza. 
E se pensiamo che è stata proprio la finanza globale più spregiudicata ad innescare la crisi di cui ancora oggi stiamo pagando le (amare) conseguenze, be’, allora la Tobin tax diviene subito, agli occhi dei più, la “tassa buona” per eccellenza. Capace di rivalersi – una volta per tutte – sui veri responsabili del virus che ha drammaticamente contagiato l’economia reale.
L'adesivo della campagna
promossa dall'associazione ATTAC
Cavallo di battaglia del movimento No Global, la tassa di Tobin era temporaneamente tornata in auge dieci anni fa (ricordate gli adesivi della campagna promossa dall’associazione francese Attac, con lo squalo – munito di ventiquattro ore – il cui feroce morso veniva fermato da una semplice matita, quella per la raccolta firme pro aliquota?), senza essere di fatto mai attuata. Le pressioni esercitate del mondo finanziario, riverito (anche dalla politica) e lasciato a mani libere, hanno sempre avuto la meglio.
E oggi a rispolverarla e rilanciarla ci pensano in particolare Francia e Germania (dal ministro dell'economia tedesco, Wolfgang Schauble, la svolta: durante l'ultimo Ecofin ha proposto un'alzata di mano per valutare la possibilità di avviare la cooperazione rafforzata). Mentre il Premier inglese David Cameron – alla ricerca del consenso della City – non ne vuole sentire a parlare: “gli Stati che vogliono introdurre la tassa sulle transazioni finanziarie sono liberi di farlo – dichiarò senza mezzi termini qualche mese fa – ma bloccherò l’idea di una tassa europea”. E, ad oggi, non sembra aver cambiato idea. L'Italia, dal canto suo, appoggia l’ipotesi di un prelievo sugli scambi finanziari, ma - al momento - ha preferito non prendere impegni concreti. Il nostro paese, infatti, avrebbe preferito una applicazione estesa a tutti i 27 (o 26, senza il Regno Unito) paesi dell’Unione. Già perché, con una misura del genere, il rischio è quello di provocare l’effetto “fuga dei capitali”: gli investitori andrebbero ad operare nei Paesi detassati. Rischio che anche Mario Monti – pur favorevole (“per ragioni economiche e politiche”) alla misura – ha ben presente. 

domenica 6 maggio 2012

ψήφος, stimme, voto, vote



Giornata importante, questa, per la politica europea. Oggi, infatti, è il giorno delle elezioni in Grecia, le prime dopo il collasso dovuto alla crisi finanziaria e la conseguente entrata in scena del governo tecnico. Ma è anche il giorno del secondo turno delle Presidenziali di Francia. In Italia, invece, è la volta di una significativa tornata di amministrative, mentre in Germania si vota nel nell'importante Land Schleswig-Holstein. 

Ad Atene la posta in gioco è quella della governabilità del paese, ma anche la sua permanenza nell'Eurozona. In mezzo a pericolosi estremismi, rossi e neri, che sembrano spiccare il volo. In Italia, i dieci milioni di elettori che andranno alle urne per il voto amministrativo lo faranno sullo sfondo di molte le novità. Anzitutto la spaccatura Pdl-Lega nel centrodestra. Il Pd, dal canto suo, potrebbe tenere o subire erosioni di consenso da parte dei partiti antisistema o della sinistra più radicale. Pure senza influenze dirette sul Governo di Mario Monti, il voto - soprattutto se di protesta - potrebbe aprire una fase di (ulteriore) instabilità, con riflessi anche sul (complesso) risanamento economico. 

Nello Schleswig-Holstein, il land più settentrionale della Germania, al confine con la Danimarca, si profila un testa a testa tra i cristiano democratici della Cdu - il partito di Angela Merkel -  e i socialisti targati Spd. Al voto ben  2,2 milioni di cittadini. Un voto regionale, sì, ma molto importante anche per gli equilibri del governo federale di Angela Merkel, e cioè del pilastro che oggi regge, con fatica e suscitando molte critiche, le sorti traballanti di un'Europa in balia della crisi. In attesa di un altra importante giornata elettorale, quella in programma tra una settimana nel popoloso Land del Reno-Westfalia. 


mercoledì 18 aprile 2012

Agende



Dalle prime pagine di oggi, perfetta fotografia di un paese stretto tra l'emergenza della crisi e il ciclone dell'antipolitica.

giovedì 23 febbraio 2012

È il denaro, bellezza

Marinus van Reymerswaele, Il cambiavalute e sua moglie, 1540
Per anni gli italiani si sono nutriti del mito del self made man equivocamente (e immeritatamente) incarnato da Berlusconi.
Per anni hanno incensato l’imprenditore-politico, benevolmente invidiandone le ricchezze e trascurando i modi poco limpidi attraverso cui, in buona parte, se le era procurate.
Per anni hanno visto in lui l’incarnazione di quello che avrebbero voluto essere, l’idea immaginaria e idealtipica di se stessi, il desiderio recondito, il sogno nel cassetto.

E oggi?

Oggi tutti a prendersela con i ministri del Governo Monti (ottimo come sempre il Buongiorno di Gramellini su La Stampa), che – sfidando anni ed anni di opacità e di sommerso – hanno coraggiosamente infranto la tradizione pubblicando i dati relativi ai loro redditi e alle loro proprietà.

Ci saremmo attesi se non un coro di applausi, almeno un cenno di benevolenza e di approvazione per una simile operazione trasparenza.

E, invece, un coro si è levato, ma un coro di scomposte reazioni, infarcite di luoghi comuni e di demagogia, dove la ricchezza – che fino a prova contraria queste persone si sono meritate – viene additata e messa alla gogna, con un’ostinazione degna dei peggiori strali mediovali. La pecunia – improvvisamente – è maledetta e sospetta, mentre stranamente non lo era nell’era dei Berluscones.

Insomma, si condanna quando non c’è da condannare e non si condanna quando c’è da condannare.

Viene da chiedersi ... ma che strano paese è questo?