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mercoledì 19 giugno 2013

Beppe, le epurazioni e la democrazia (evaporata)



















«La senatrice Adele Gambaro ha rilasciato dichiarazioni lesive per il M5S senza nessun coordinamento con i gruppi parlamentari e danneggiando l'immagine del M5S con valutazioni del tutto personali e non corrispondenti al vero»
Con queste affermazioni apre il post nella homepage del blog di Beppe Grillo dedicato all’affaire Gambaro. Affermazioni che contengono anzitutto una macroscopica “non-verità”. La senatrice, esposta ora al pubblico ludibrio, infatti, non ha rilasciato dichiarazioni lesive sul (e per il) M5S, ma su Beppe Grillo e, segnatamente, sui toni da questi adottati, definiti «minacciosi». E su esplicita domanda del cronista di Sky – «secondo lei in questo momento il problema del movimento è Beppe Grillo?» – risponde: «Sì, noi lavoriamo tantissimo e questo non viene percepito all’esterno», difendendo, evidentemente, il lavoro dei deputati-cittadini eletti nelle liste pentastellate.
Quindi, nessuna dichiarazione a danno del Movimento in quanto tale.
A meno che non si assuma – come sembra fare il comico genovese – che esista una totale coincidenza, una piena sovrapposizione, tra il M5S e il suo capo.
In questo senso, dunque, il Movimento di Grillo altro non sarebbe che l’ennesimo Partito-Persona (movimento-persona, a voler essere precisi), di cui è tanto ricca la storia del nostro paese, quel genere tanto in voga nell’Italia dei leader, dei leaderini e dei semi-leader.
Secondo questo modello nacque, ad esempio, la Lega Nord – imperniata attorno alla folkloristica figura di Umberto Bossi, lo stesso di cui oggi una parte del partito (sbiadito più che mai) chiede l’espulsione. E poi (e soprattutto) la fu Forza Italia, successivamente metamorfizzata nel Popolo delle Libertà, che secondo Norberto Bobbio fu il “primo partito personale di massa”. «Chi ha scelto Forza Italia – spiegava Bobbio – non ha scelto un programma, ha scelto una persona». E questo a voler circoscrivere il discorso nel perimetro della Seconda Repubblica, perché altrimenti la storia degli individui pericolosamente ed immeritatamente riconosciuti quali portatori di carisma, investirebbe certi altri periodi non propriamente felici per la storia del paese.
I partiti-persona,  insomma, sempre meno “cinghie di trasmissione” e sempre più semplici aggregati elettorali forti solo dei propri condottieri, loro, sì, in grado di scuotere, ammaliare ed affascinare i cittadini. In questi casi, non è il partito che crea il leader, ma è il leader a creare il partito. Partito che – è evidente – non può che essergli fedele e riconoscente fino alla fine, pena la sua stessa dissoluzione.
In questa cornice, la dissidenza e l’offesa diretta al vertice non hanno spazio, né cittadinanza. A reprimerli, il ruolo dominante e prioritario del capo – padre padrone, dominus infallibile – e la pratica delle epurazioni' da lui stesso pilotate.
«Per mezzo di tali epurazioni – si legge alla voce “totalitarismo” nell’enciclopedia Treccani – viene edificata, consolidata e tutelata la posizione monopolistica del capo, che è insieme espressione e fulcro del totalitarismo». «Sono i capi totalitari – si legge ancora – a costituire l'autentico nucleo del sistema di dominio».
La democrazia? Evaporata. Inevitabilmente evaporata, dal momento che quello democratico è il luogo del confronto, del dibattito e della deliberazione, dove tesi e antitesi si fanno sintesi proprio grazie alla critica. 
Che il M5S costituisca un piccolo sistema autoritario, un microclima in cui l’apice mette a tacere la base pensante?
Già perché i fatti più recenti ci rimandano sempre più l’immagine di un sistema in cui l’arbitrio e le decisioni di uno prevalgono sulla libertà e le parole di altri. Con l’astuzia di dare alla manovra di epurazione del malcapitato (o della malcapitata) di turno, una grossolana “rabberciatura” democratica, attraverso il voto – misterioso, inafferrabile e acriticamente plebiscitario – della rete. 

venerdì 5 aprile 2013

Un mondo di voti


A più di un mese da questo voto che ancora non ci ha dato un governo e che forse mai ce lo darà, arrivano delle analisi particolarmente interessanti: quelle relative alle preferenze elettorali degli italiani all'estero. Chi ha votato chi, ma soprattutto, dove?

E allora si scopre che, ad esempio, il M5S tanto forte in patria, all'estero non arriva che al 9.7%, mentre il Pd, deludente nelle urne italiane, è il primo partito dei nostri connazionali disseminati per il mondo e si attesta al 29.3%. L'analisi - elaborata dall'Ipsos Public Affair - evidenzia strane configurazioni geopolitiche che vedono il Partito Democratico trionfare nella penisola balcanica, in Gran Bretagna, in Svizzera e nel Benelux. Il Popolo delle Libertà, invece, vince nell'Europa dell'Est, mentre Grillo in Giappone, Islanda, Irlanda e Norvegia. Significativo (e spiegabile) il dato relativo a Lista Civica, che si piazza al primo posto nelle preferenze degli italiani residenti in Germania, patria del rigore sui conti pubblici.

Ma qualche traccia di antipolitica c'è anche nel voto estero: rispetto alle precedenti consultazioni, infatti, anche tra gli italiani che risiedono fuori dal nostro paese è diminuita l'affluenza (nel 2008 votò il 39.5% degli aventi diritto, oggi il 31.6%) e sono aumentate le schede bianche (si attestano al 12%).

Questo post trae ispirazione dall'articolo di Andrea Marini "All'estero il Pd sbaraglia i grillini", pubblicato ne Il Sole 24 Ore del 3 aprile 2013.


Leggi anche:


martedì 26 marzo 2013

Pirati all'attacco

Beppe Grillo, leader del M5S e Bernd Schlomer leader del Partito Pirata tedesco

Critiche (molte) e apprezzamenti (pochi). Sembra essere questa la migliore sintesi dell’approccio con il quale Bernd Schlömer, leader del Partito Pirata tedesco, valuta il Movimento5stelle, Grillo, Casaleggio e compagnia bella. L’opinione non è di poco conto, anche perché sono in molti ad individuare delle similitudini tra il Movimento5Stelle e il Partito Pirata Tedesco. Similitudini che, a ben guardare, non sono più delle differenze tra i due movimenti (in termini di gestione della partecipazione, di atteggiamento della leadership e di collocazione nell’alveo di un movimento transnazionale).
Proprio la centralizzazione verticistica del processo decisionale del M5S suscita in Schlömer valutazioni non proprio positive: «Grillo dovrebbe far scegliere al Movimento. Non capisco come una persona che non è stata eletta possa decidere su ciò che farà il Parlamento” – dice a La Stampa a proposito della strategia delle alleanze necessarie alla creazione di un governo. «Non ho trovato divertenti alcune sue esternazioni sull’immigrazione e nemmeno l’apertura a frange di estrema destra – aggiunge il Schlömer richiesto di un’opinione più generale. «Per quanto riguarda Casaleggio, trovo che il controllo sull’opinione pubblica che egli esercita attraverso il web sia inappropriato per il leader di un partito democratico». Critiche, dunque. Ed un consiglio: «credo che dovrebbe ascoltare di più le voci all’interno del movimento e, anziché dirigere un fan club, trovare alternative ai partiti senza perdere di vista la democrazia. Le riunioni segrete poi non le comprendo».
E a proposito di Liquid Feedbacksoftware open source utilizzato dal Piratenpartei  e studiato per promuovere la formazione di opinioni condivise all’interno della comunità – il leader tedesco ne sottolinea l’uso parziale da parte del M5S: «ho letto il programma del partito di Beppe Grillo, sembra interessante. Ma è stato scritto davvero dagli attivisti? Come si fa a credere che non sia solo un pezzo di carta. So di alcuni gruppi locali che per gestire i loro processi decisionali utilizzano il Liquid Feedback. Mi chiedo allora perché non sia stato fatto lo stesso per il programma nazionale»

Sullo stesso argomento, leggi: Gemelli (molto) diversi

giovedì 21 marzo 2013

Tra vecchia e nuova politica: l'analisi del voto






















Ecco, per punti, alcune delle principali considerazioni emerse nel corso del fecondo (e partecipatissimo) seminario “Elezioni 2013: tra vecchia e nuova politica”, ospitato dalla Facoltà di scienze politiche dell'Università di Perugia. Relatori, Alessandro Campi, Roberto Segatori, Giovanni Belardelli, Bruno Bracalente, Paolo Mancini.
Note assolutamente semplificate, nondimeno utili spunti per significative riflessioni.
·      L’elemento caratterizzante di questa tornata elettorale è stata la forte “mobilità del voto”: quasi il 50% dei votanti ha cambiato la destinazione del proprio voto. 
·      Il movimento 5 stelle ha riportato nelle urne quegli elettori che – pur essendo attivi sul mercato elettorale – sceglievano l’astensione come messaggio di protesta.
·      Nel corso della campagna elettorale, tre eventi hanno avuto conseguenze nell’orientamento del voto (conseguenze rilevate mediante sondaggi via web sulle intenzioni di voto): 1) la partecipazione di Silvio Berlusconi alla trasmissione di Michele Santoro “Servizio pubblico”, alla quale ha corrisposto non tanto un aumento della curva di gradimento del Pdl, quanto un calo di quella del Pd; 2) la vicenda Monte dei paschi di Siena, a seguito della quale vola il M5S; 3) la conferenza stampa di Silvio Berlusconi, nel corso della quale viene lanciata la parola d’ordine dell’“abolizione dell’Imu”.
·      Voto e Geografia: il Pdl vince soprattutto al sud, dove invece il Pd è debole. Il movimento 5 stelle vanta una distribuzione omogenea a livello nazionale, con forte presenza al centro, nelle regioni tradizionalmente appannaggio della sinistra.
·      Voto ed età: mentre l’elettorato del Pd è in assoluto il più vecchio, seguito da quello del Pdl (che si attesta, in media, attorno alla mezza età), M5S e Scelta civica di Monti sono le forze che catalizzano il voto dei più giovani, rappresentando i due elementi di “novità” del quadro politico.
·      Con riferimento alla composizione dell’elettorato per titolo di studio il Pd è – semplificando – il partito votato dai laureati, così come Scelta civica. L’elettorato del Pdl si attesta invece ad un livello istruzione medio basso, similmente al M5S, votato da elettori tra i quali prevale la licenza media.
·      Come si distribuisce il voto con riferimento alle professioni e alla collocazione lavorativa? Scelta civica prende voti da prevalentemente da lavoratori del settore privato, mentre il Pd pesca dal settore pubblico, configurandosi come partito degli elettori del settore pubblico. Più nel dettaglio il Pd è votato da quadri dirigenti (qualcuno lo definisce partito dei dirigenti) e insegnati, il M5S dagli operai e dagli artigiani, il Pdl da operai, commercianti, partite IVA, artigiani e casalinghe. Paradossalmente, si verifica che la componente operaia venga più rappresentata dal Pdl e dal M5S che dal Pd, che – per tradizione storico-politica – dovrebbe invece detenere il primato in questo senso. Inoltre, combinando età e posizione lavorativa, viene fuori che il Pd è il partito dei garantiti, il M5S dei non garantiti, ossia coloro in cerca del primo lavoro.
·      Quale è il rapporto tra comunicazione e scelta politica? Dalle ricerche emerge che tra utenti di Tg3 e La7 prevale il voto a sinistra, tra gli utenti delle reti Mediaset prevale il voto orientato a destra. Il voto al M5S viene da un elettorato che consuma essenzialmente canale 5 e Studio aperto (anche qui, dunque, torna il tema di una possibile sovrapponibilità tra l’elettorato M5S e quello Pdl).
·      Per poter parlare di populismo occorrono 3 elementi: a) un credo, un mito, una voice contro i professionisti della politica; b) una leadership che catalizza e cavalca le pulsioni; c) una porzione di popolazione che si sente spiazzata dalle dinamiche in corso e priva di rappresentanza. In questo senso il movimento di Grillo è configurabile come movimento populista.
·      Il principale rischio di una forza populista è quello del prevalere della parte destruens su quella construens. In altri termini, il movimento populista dà la spallata ma non elabora soluzioni complesse.  
·      Per altri, invece, la categoria del populismo sarebbe non più applicabile, in quanto obsoleta dal momento che si applicava quando c'erano i partiti di massa intesi in senso tradizionale. Il M5S sarebbe dunque un fenomeno nuovo non interpretabile con vecchi schemi interpretativi.
·      Il M5S ha scardinato la cosiddetta terrritorializzazione del voto, ossia il legame stretto del voto con il territorio: Grillo ha ottenuto un consenso omogeneo a livello nazionale, uscendo dalle zone nelle quali era già presente. Ha rotto, così, le tradizionali distribuzioni territoriali del voto: Lega al nord; Pd in Italia centrale, Pdl al sud (caso macroscopico: la Sicilia, tradizionalmente granaio del PDL).
·      M5S è un movimento che concretizza la possibilità di una realtà che si pone oltre le categorie della destra e della sinistra, le trascende raccogliendo in sé istanze radicali tendenzialmente di sinistra e un leaderismo tendenzialmente di dx. Anche spazialmente e simbolicamente i grillino si sono collocati in alto nell’emiciclo.
·      Lo stile politico del M5S è composto da una spiccata caratterizzazione verticistica, da un forte elemento carismatico e da una marcata venatura anti-politica e anti-sistema, che ricorda il Silvio Berlusconi prima maniera, intercettando ansia radicale di cambiamento. Si colloca inoltre in un continuum di stagione di movimenti sta tesa al rinnovamento, cominciata con il movimento referendario di Mario Segni.
· Questo voto conferma l’incomunicabilità tra i due poli in termini di elettorato.  Ciò significa che non si realizza trasferimento di voti tra blocco centro-sinistra e blocco centro-destra, aspetto che testimonia le difficoltà del "bipolarismo all’italiana".


I dati citati sono l’esito di due ricerche, una condotta dall’Aur (Agenzia Umbria Ricerche) e coordinata dal Prof. Bracalente; l’altra condotta dal Prof. Paolo Mancini insieme ai dott.ri Marco Mazzoni, Giovanni Barbieri e Alessio Cornia. 



lunedì 4 marzo 2013

Capelli selvaggi

Gianni Cipriano for The New York Times

«Un populista dai capelli selvaggi, dalla voce tuonante e con la camicia fuori dai pantaloni, tiene in mano il destino dell’Italia e – in certa misura – dell’Europa».
Inizia così l’articolo del New York Times, tutto dedicato all’Italia, in generale, e a Beppe Grillo, in particolare. In piena homepage e con tanto di foto del leader del Movimento 5 Stelle. «Dopo aver conquistato un quarto dei voti alle urne – spiegano Liz Alderman ed Elisabetta Povoledo – ha gettato la politica italiana in una impasse». «Grillo rappresenta un nuovo genere di uomo politico nato tra le fiamme della lunga crisi economica. Come Alexis Tsipras, il giovane che in Grecia ha guidato l’ondata anti-austerità, o Yair Lapid, che ha cavalcato il malcontento per la disuguaglianza sociale in Israele». E ne abbozzano una succinta bio: «nel corso degli anni, ha raccolto grande seguito dopo essere stato escluso dalla televisione italiana negli anni ’80 a causa del suo prendersi gioco dei politici corrotti. Con un background in materia di contabilità, ha anche saputo cavalcare gli scandali derivanti dalla cattiva gestione di alcune aziende, tra cui l'impero del latte Parmalat, Telecom Italia e la banca Monte dei Paschi di Siena». Arrivano presto al dunque, al discrimine che rende Grillo – tuttora – un personaggio unico nel panorama politico italiano: «il suo più grande vantaggio, tuttavia, è l’aver saputo sfruttare il potere dei mezzi di comunicazione, di Internet e dei social network per diffondere il suo messaggio. A partire dal 2005, quando ha avviato il suo Blog politico».
«Poco più di tre anni fa, ha poi formato il suo Movimento Cinque Stelle, sulla base di un manifesto volto a migliorare i servizi pubblici (acqua, trasporti, sviluppo, connessione a Internet) e a tutelare l'ambiente». Da lì, un crescendo in termini di popolarità, come dimostrato dal caso Sicilia, dove il M5S non ha solo guadagnato un ampio successo in termini elettorali, ma sta ottenendo ottimi feedback sul piano legislativo. «Ma muoversi nella vasca degli squali romana– avvertono Povoledo e Aldreman – richiede un approccio diverso». Le proposte, ci sono, in capo a tutte il «cosiddetto salario di cittadinanza, una sorta di assicurazione contro la disoccupazione per le fasce più deboli. Interventi, questi, da finanziare attraverso il taglio degli sprechi e delle spese politiche e la lotta alla corruzione. Ulteriori risparmi verrebbero poi dal ritiro delle forze italiane dall'Afghanistan, dal tetto delle pensioni di stato a 5.000 euro al mese e dal ribaltamento condoni fiscali».
Insomma, da fuori ci guardano (piuttosto) incuriositi, ma anche (molto) spaventati. «Si sono riaccesi i timori che l’Italia possa tornare al centro della crisi dell’Euro, cui Grillo addossa gran parte delle colpe del peggioramento delle condizioni di vita degli italiani. Ha chiesto un referendum sulla permanenza dell’Italia nella zona Euro e sostiene che lo spread non sia altro che un’allucinazione». A chiudere il pezzo, una dichiarazione del Governatore siciliano Crocetta: «per Grillo è giunto il momento di scegliere se continuare ad essere il pifferaio magico di un movimento di protesta fine a se stesso, o assumere le responsabilità istituzionali, per le quali ha chiesto ai cittadini un mandato. Deve mostrare agli elettori se intende aiutare il paese, o condurlo nel caos». 

Vai all'articolo del New York Times

Su Chi più ne ha più ne metta:
Leggi anche: Le (cinque) stelle viste dall'America
Leggi anche: Gemelli (molto) diversi
Guarda: Il Grillo prepolitico

martedì 26 febbraio 2013

Una risata vi seppellirà (definitivamente).

  Kap (Jaume Capdevila) from Cagle.com




Dave Brown, The Independent - London

La resurrezione di Lazzaro
"Rilancio con il taglio delle tasse e con un po' di bunga-bunga"





Altan
Giannelli 

venerdì 22 febbraio 2013

Il Grillo prepolitico


Ecco il Grillo tra gli anni '70 e '80, così diverso (ma forse neanche tanto) da quello 2.0 di oggi. Preferenze tra le due versioni? Le lascio alle valutazioni individuali. Ma quel che è certo è che questi video sono divertenti, eccome.

mercoledì 20 febbraio 2013

Gemelli (molto) diversi





Articolo di Ubaldo Villani-Lubelli

Movimento5Stelle e Partito Pirata Tedesco vengono spesso accostati come fossero partiti gemelli, in Italia il primo e in Germania il secondo. Lo stesso Beppe Grillo, la scorsa primavera, sull’onda di sondaggi che davano i pirati tedeschi al 13 per cento, si sbilanciò: “Siamo noi i Pirati in Italia”. Oggi, a dire il vero, il M5S, almeno nei numeri, sembra aver superato i Pirati. I recenti successi elettorali di Grillo vanno ben oltre i pur ottimi risultati ottenuti dal Partito Pirata Tedesco nella scorsa stagione politica. Ed inoltre, mentre il M5S vola nei sondaggi fino a sfiorare il 20 per cento, i Pirati, in Germania, arrancano faticosamente per raggiungere la soglia di sopravvivenza del 5 per cento che li permetterebbe di entrare nel Bundestag. Ma cosa unisce e cosa divide questi due movimenti? Proviamo a fare chiarezza e cerchiamo di capire quali siano le analogie e le differenze  tra questi due nuovi protagonisti della politica europea.
I due movimenti si rivolgono certamente ad una stessa tipologia di elettori delusi dai partiti tradizionali  e che si nutre principalmente di malcontento e che negli ultimi anni, magari, non è andata neanche a votare. L’altro punto di contatto tra M5S e Pirati è dato dal fatto che entrambi hanno invertito il processo di comunicazione tra partiti e cittadini. Normalmente i partiti si propongono agli elettori con un programma predefinito per il quale chiedono il voto ai cittadini. M5S e Pirati hanno invertito questo meccanismo. È il movimento che chiede ai cittadini quali sono i temi di cui il movimento si deve fare interprete. I Pirati usano lo slogan: “Noi siamo quelli con le domande, voi quelli con le risposte”. Beppe Grillo dice spesso negli incontri con i cittadini: Diteci quali sono i problemi del vostro territorio, iscrivetevi al movimento, mettetevi in gioco ed io vi metto a disposizione la nostre rete di relazioni e di contatti e l’organizzazione del movimento.
Se i due partiti, dunque, si fanno interpreti delle esigenze e delle necessità dei cittadini, delle istanze che vengono dalla base e dal territorio, sono diversi nelle modalità con cui agiscono. Mentre il M5S è dominato dalla figura di Grillo che “concede” la rete del proprio movimento, i Pirati non hanno un “padrone”. La differenza dunque è che mentre il M5S si nutre del carisma e della popolarità del suo leader ed è un movimento con un forte accento leaderistico, il Partito Pirata rifiuta le personalità centralizzanti e totalizzanti. I Pirati non accettano leader carismatici, e l’organizzazione del partito non è verticistica, ma orizzontale. Hanno anche loro un’organizzazione interna in cui c’è un Presidente, un segretario, un comitato di direzione,  un capogruppo e le altre figure tradizionali dei partiti, ma le decisioni sono sempre collegiali e votate a maggioranza.
E qui arriviamo alla seconda grande differenza. Proprio in virtù di questa organizzazione orizzontale, il Partito Pirata costruisce il suo programma dal basso. Sono i cittadini che costruiscono il programma attraverso la famosa piattaforma di Liquid Feedback che oggi ha circa 10.000 iscritti. Si tratta di un sistema non sempre fluido e veloce, a volte un po’ caotico, ma che permette una reale  partecipazione. Naturalmente non tutto è perfetto, tanto che si denuncia spesso che è un sistema in cui i super-attivi della piattaforma, tramite il sistema delle deleghe, riescono, di fatto, a monopolizzare alcuni temi.  Il M5S pur cercando di farsi interprete delle esigenze dei cittadini, concede solo in alcuni casi l’utilizzo di Liquid Feedback o piattaforme simili. Questo perché naturalmente è un sistema che non permette un controllo diretto nel processo di formazione delle decisioni.
La terza grossa differenza tra i due partiti è rappresentata dal fatto che se il M5S è un movimento tipicamente italiano in quanto frutto della specifica situazione italiana del momento, il Partito Pirata è un fenomeno internazionale. Nato in Svezia, ha trovato soprattutto in Germania (ma anche in Svizzera e Austria) il modo di radicarsi e di ottenere dei buoni risultati. Esiste dunque una piattaforma di idee di base (diritti civili, libertà nella rete, diritto d’autore, difesa dell’ambiente, trasparenza, rifiuto del leaderismo) che fanno da cerniera tra i vari movimenti nazionali. L’ultima differenza, infine, è che mentre il M5S ha un tratto populista e si nutre dei comunicati politici di Grillo, di anatemi contro la stampa e di editti contro i militanti che non si allineano alla linea dettata dal vertice, il Partito Pirata non fa nulla di tutto questo e non conosce i toni che caratterizzato il M5S. Non usano mai espressioni sopra le righe, forse semmai sono le singole personalità del movimento pirata che possono essere considerate molto singolari, quasi anarchiche e quindi poco gestibili anche nelle loro azioni.


Ubaldo Villani-Lubelli è  giornalista. 
Ha studiato e lavorato in Germania.
Il suo Blog:  Potsdamer Platz  


lunedì 21 maggio 2012

Le (cinque) stelle. Viste dall'America



Che cosa si dice del “fenomeno Grillo” in America? Ce lo spiega il New York Times che – un paio di giorni or sono – ha dedicato al comico genovese e al suo movimento un lungo articolo intitolato significativamente “Caustic Comedian Alters Italy’s Political Map. E, in effetti, le 5 stelle hanno “alterato” – eccome –  la costellazione della politica italiana, trionfando in quel di Parma (dove il grillino Pizzarotti conquista la poltrona di primo cittadino), e ottenendo, in generale, risultati più che positivi.
«E’ con una sapiente miscela di pungente umorismo, legittima indignazione e organizzazione grass-root che il movimento di Grillo sta dimostrando di non essere uno scherzo - spiega Elisabetta Povoledo -  tanto che, fondato solo nel 2009, è rapidamente diventato una forza con cui fare i conti nella frazionata e litigiosa arena politica italiana».
«In poco tempo si è trasformato nel vessillo dell’impazienza degli italiani nei confronti dei tradizionali partiti politici, che sembrano aver perso il contatto con i bisogni e con le esigenze dei cittadini. E, in un paese dove l’elite politica viene ormai comunemente definita “la casta” e i sondaggi evidenziano un calo di fiducia verso le forze politiche al di sotto del 5% , il messaggio anti-politico di Grillo ha trovato terreno fertile».
Agli osservatori che tentano di liquidare il movimento come un voto di protesta contro interessi e poteri forti, non dissimile da altri fenomeni europei (Alba dorata in Grecia, i Pirati in Germania), i candidati grillini rispondono «rifiutando l’etichetta e illustrando, entusiasti, la loro agenda, che consiste in una piattaforma ecologica e anti-consumistica, articolata in una serie di varianti locali di grande successo». 
Anche se «di persona è molto più pacato rispetto alla sua appassionata presenza sul palco, dove si lancia in un turbinio di battute e insulti, rivolti tanto ai “moribondi partiti” italiani, quanto ai suoi leader», non sfugge agli americani la componente provocatoria (demagogica?) del comico genovese, « le cui dichiarazioni rappresentano continue onde d’urto».
E nel web, anzi, nel modo di usarlo, sta - secondo gli americani - la risorsa primaria di Beppe Grillo, dove la metamorfosi del mezzo in una sorta di “iper-democrazia” (promossa attraverso il blog e una pletora di siti internet), ha saputo aggregare quegli italiani intenzionati a fare proseliti attraverso un nuovo attivismo politico.
Ed è lasciando spazio alla voce roca del personaggio Grillo che il Nyt chiude un articolo che, forse con meno pregiudizi e più serenità rispetto agli omologhi italiani, racconta un fatto civico e partecipativo: “Non siamo un movimento politico, questa è una rivoluzione culturale che sta per cambiare la società”.


Leggi l'articolo sul New York Times