Visualizzazione post con etichetta moneta unica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta moneta unica. Mostra tutti i post

martedì 15 aprile 2014

Euro: i nobel dicono basta alle strumentalizzazioni

Gli economisti Joseph Stiglitz e Amarya Sen

«Siamo decisamente in favore di un'Europa più unita» nell'ottica di arrivare a una «integrazione politica» e «restiamo fortemente pro-europeisti chiedendo molto di più di una semplice unione monetaria». Così, in una nota, i due premi Nobel per l'economia, l'indiano Amartya Sen e lo statunitense Joseph Stiglitz, hanno precisato le loro posizioni e preso le distanze dalla strumentalizzazione delle loro analisi sull'euro da parte di alcuni politici in Francia e in Europa.

«Siamo molto turbati - osservano i due premi Nobel - dall'apprendere che in alcune prese di posizione politiche, in Francia e in Europa, le nostre analisi sul funzionamento dell'euro sono state travisate. Noi siamo decisamente in favore di un'Europa più unita e di una maggiore integrazione politica. L'unione monetaria - proseguono Sen e Stglitz - deve procedere di pari passo con l'unione di bilancio e l'unione bancaria e auspichiamo che questo si realizzi nei tempi previsti».


Per i due premi Nobel, la realizzazione della moneta unica senza integrazione bancaria e di bilancio e la prospettiva di un'integrazione politica «è stato un errore economico". Ma ciò detto, i due economisti restano «fortemente pro-europeisti piuttosto che anti-europeisti e auspichiamo che si arrivi a molto di più che una semplice unione monetaria».


Sen e Stiglitz sono stati invitati a chiarire le loro posizioni, nel quadro del dibattito apertosi sull'euro e l'Europa in vista delle Europee, da Mario Monti nella sua veste di presidente del Consiglio per il futuro dell'Europa dell'istituto Berggruen. 


Fonte: ANSA Europa (clicca qui)

mercoledì 17 aprile 2013

Gli alternativi tedeschi

Il logo di Afd; Angela Merkel

Il suo acronimo è Afd (che sta per “Alternative für Deutschland”) e si propone, appunto, come alternativa. A cosa? All’europeismo – per molti forzato e difficile da digerire – di Angela Merkel.  Stiamo parlando del nuovo partito tedesco anti-euro. Un suo (improbabile) ingresso al Bundestag, in occasione delle elezioni del prossimo autunno, significherebbe l’avvio di una battaglia per la dissoluzione della moneta europea e per il ritorno al marco. «L'euro non funziona, divide più che unire il continente»,  afferma Alexander Gauland,  tra i fondatori del partito ed ex membro proprio della CDU, il partito della Merkel.
Già perché è proprio ai delusi cristiano-democratici e ai liberali che si rivolge la nuova formazione politica, che attinge consenso prevalentemente tra le file della destra, attirandosi, però, anche le simpatie dei movimenti radicali. Nel mirino, i trasferimenti di denaro tedesco a favore del salvataggio di Euro ed Europa. Insomma, la politica europea della Merkel. Manovre di salvataggio che, finora, hanno (più o meno) convinto tutti i maggiori partiti. Sull’economia, dunque, si fonda la sfida lanciata dal movimento, che coagula attorno a sé molti economisti e docenti, come Bernd Lucke, uno tra gli esponenti più in vista.
Ma il progetto di Afd – se è alimentato da qualche velleità (recenti sondaggi indicano che circa il 26% di elettorato sarebbe pronto a votare un partito anti-euro) – non sembra destinato ad avere grande successo: le scelte della Cancelliera godono ancora dell’appoggio della gran parte della popolazione. La situazione economica della Germania, nel complesso buona, conferma questa tendenza. Sembra, inoltre, molto difficile che il neocostituito partito riesca a superare la soglia di sbarramento del 5 per cento per entrare in Parlamento. Unica possibilità per Afd di acquisire un certo “peso politico”, dunque, si avrebbe solo in caso di quasi parità tra le due coalizioni Cdu/liberali da una parte, socialdemocratici e verdi dall’altra. 

Questo post trae ispirazione dall'articolo di  Ralf Neukirch e  Merlind Theile 
pubblicato su Der Spiegel il 12 aprile e ripreso da Presseurop (leggi)

mercoledì 27 giugno 2012

Poche e sentite parole



"Mettono tenerezza i cittadini che chiedono la rottamazione dell’euro e il ritorno alla vecchia moneta. Non rimpiangono la lira, ma il tempo della lira. Quando le famiglie risparmiavano ancora, l’economia cresceva poco ma cresceva, e la svalutazione gonfiava gli affari. Fare un mutuo costava il doppio di adesso e l’inflazione viaggiava a due cifre, però i cinesi stavano dietro la Muraglia, gli slavi ansimavano dietro il Muro e i brasiliani e gli indiani esportavano solo miseria. Il mondo era un posto relativamente piccolo e ordinato che coincideva con l’Occidente. Ma se oggi tornasse la lira, di quel tempo tornerebbe soltanto lei. Insieme con l’inflazione a due cifre. I cinesi non andrebbero certo indietro, e nemmeno i brasiliani. In compenso noi andremmo al supermercato con la carriola: non per infilarci la spesa ma i soldi necessari a comprarla. Una pila di cartaccia che della vecchia lira conserverebbe soltanto il nome. Secondo i calcoli più ottimistici perderemmo in un giorno il 30 per cento del valore di tutto ciò che ci resta, diventando la replica della Germania di Weimar che fece da culla al nazismo.

Mettono tenerezza i cittadini spaventati dal futuro, quando si aggrappano a un passato che non può tornare. Mentre provocano soltanto rabbia quei politici che queste cose le sanno benissimo, ma preferiscono lisciare il pelo del popolo impaurito invece di guardarlo negli occhi e dirgli parole adulte: che chi perde la strada deve resistere alla tentazione di tornare indietro, perché solo andando avanti troverà il sentiero che lo riporterà sulla strada perduta".

Massimo Gramellini
La Stampa  27 giugno 2012

mercoledì 20 giugno 2012

Euro(pei)

"C'è stato un tempo in cui era una moneta unica!"          Patrick Chappatte - Neue Zurcher Zeitung

La Spagna ha ricevuto dall'Ue un prestito da 100 miliardi di Euro per ricapitalizzare le proprie banche                                                                                          Ruben L. Oppenheimer - Nrc Handelsblad  
Il Premier spagnolo Mariano Rajoy si è detto molto soddisfatto del prestito concesso dall'Ue      Christo Komarnitski 
Brian Adcock

venerdì 20 aprile 2012

Tra i due litiganti, l'Europa.


Peter Schrank -  Handelszeitung


A poche ore dal primo turno delle presidenziali francesi, facciamo il “toto-europeismo”. Che Europa vogliono i due leader in lizza per l’Eliseo? Quali cambiamenti auspicano e quali proposte avanzano?
Andiamo con ordine. Innanzitutto, partiamo da un dato di fatto: per riavvicinarsi al proprio elettorato, Sarkozy si è allontanato, e di molto, da Angela Merkel, con la quale nei, mesi scorsi, aveva vissuto una (apparentemente) solida entente cordiale. “Merkozy”, dunque, “è morto”. Già perché il presidente uscente ha affermato di voler congelare il contributo francese all'Unione europea, rincorrendo così Marine Le Pen, leader dell’estrema destra, la prima a voler ridurre la somma francese versata a Bruxelles. E soprattutto, Sarkozy sarebbe anche persuaso della necessità di riscrivere lo statuto della Banca centrale europea (BCE) rendendola sempre più simile alla Federal Reserve. E cioè, riconoscendole il ruolo di prestatore di ultima istanza. Irritata la reazione di Berlino, da sempre contraria a cambiamenti di pelle dell’istituzione di Francoforte. Il governo tedesco è, infatti, «profondamente convinto che la Bce debba esercitare il suo mandato in modo totalmente indipendente dalla politica».
Dal canto suo, il candidato socialista Francois Hollande lancia un appello alla Eurotower, chiedendo di tagliare i tassi di interesse al fine di favorire la crescita in Europa.
Ai microfoni di radio Europe 1, Hollande ha precisato che ''ci sono due modi per rilanciare la crescita: o la Banca centrale europea abbassa i tassi di interesse, oppure concede prestiti direttamente agli Stati membri''.

A quanto pare, dunque, l’austerity promossa dall’Ue negli ultimi mesi non convince nessuno. E gli slogan “pro crescita”, ca va sans dire, restano sempre quelli vincenti in campagna elettorale. Ma, al netto delle ricette anti-crisi, a fare la differenza tra i due sfidanti è la concezione stessa dell’Unione: «Sarkozy è per un’Europa intergovernativa, che risponda alle decisioni di Parigi e che non accetti il metodo comunitario con un ruolo centrale della Commissione e del Parlamento europeo – spiega a Lettera43.it François Lafond, analista politico francese e già consulente di ministeri e think-tank– mentre Hollande ha un’idea di Europa molto più federalista, orientata verso un futuro comune. Ma deve convincere una parte della sua maggioranza assai più critica su questo punto». Quel che è certo è che il voto francese è destinato ad influire sui rapporti di potere dell’intero Vecchio Continente. Intanto, secondo l’ultimo sondaggio di questa mattina, Hollande è in testa di quattro punti percentuali rispetto al presidente uscente. 

sabato 29 ottobre 2011

Il pomo della discordia

















Ebbene sì, ci risiamo. L’Euro – ancora una volta – è il pomo della discordia, bistrattato e insultato da alcuni, fermamente difeso e sostenuto da altri. E questo non solo in Italia, ma anche in diversi paesi del vecchio continente. 
In Europa, in effetti, sono in tanti quelli che in questi giorni hanno segnalato – non senza ragione – le debolezza di una valuta senza retroterra politico. In altri termini, l’euro oggi traballa anche perché è un oggetto valutario senza identità politica, mentre storicamente le monete sono state sempre ancorate ad un soggetto politicamente coerente. Ma questa non è una novità: se ne è discusso infinite volte e anche osservatori genuinamente europeisti non hanno mancato di segnalare questa anomalia, suggerendo i passi da compiere per eliminarla (vedi l’intervista ad Enrico Letta).
Ma l'Euro turba i sonni anche ai paesi che non l’hanno adottato. A seguito della recente decisione di rafforzare la governance europea formalizzando gli incontri dei leader di Eurolandia, i 10 paesi dell’Ue al di fuori dell’area-euro temono che questa nuova “Europa a due velocità” possa in qualche modo danneggiarli. Anche se, infatti, la maggior parte delle politiche rimarranno di competenza dell’Unione a 27, paesi come, ad esempio, Gran Bretagna e Svezia tremano all’idea che le decisioni prese dal circolo ristretto dei 17 possano comunque riguardarli, indirettamente, su materie sensibili come settore bancario, allocazione delle risorse e budget dell’Unione (lo spiega bene un interessante articolo su BBC  News).
E in Italia? Ci pensa Silvio Berlusconi a riscaldare il dibattito con un attacco all’Euro che tradisce il suo bisogno – hic et nunc – di fare dell’Ue il capro espiatorio di misure impopolari. E per compiacere l’euroscettica Lega, partner sempre più bizzoso. Allora nel Bel Paese sta al Presidente Giorgio Napolitano riaffermare la centralità della moneta unica, rispetto alla quale – come ha più volte sottolineato – ogni altra opzione sarebbe a dir poco drammatica.