Visualizzazione post con etichetta European Union. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta European Union. Mostra tutti i post

giovedì 9 giugno 2016

To Brexit or not to brexit?



To Brexit or not to brexit? That is the question. 
Intanto, godiamoci questa breve animazione del Guardian per fare il punto sulle principali ragioni del leave e del remain.
I prossimi giorni, su Chi più ne ha più ne metta, approfondiremo il tema, con video, interviste e quant'altro.
Enjoy!

lunedì 9 maggio 2016

9 maggio: #EuropeDay


Ho partecipato alla rubrica Buongiorno Europa della Tgr dell'Umbria il giorno 9 maggio per parlare dell'anniversario della Dichiarazione Schuman e dei principali appuntamenti in Umbria legati a questa ricorrenza. 

9 MAGGIO 1950 - Dichiarazione Schuman 

La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.
Il contributo che un'Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent'anni antesignana di un'Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L'Europa non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra.

L'Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L'unione delle nazioni esige l'eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l'azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania.
A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l'azione su un punto limitato ma decisivo.
Il governo francese propone di mettere l'insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un'organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei.
La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.
La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica.
Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l'Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano. Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all'instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni.
Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace.Per giungere alla realizzazione degli obiettivi cosi' definiti, il governo francese è pronto ad iniziare dei negoziati sulle basi seguenti.
Il compito affidato alla comune Alta Autorità sarà di assicurare entro i termini più brevi: l'ammodernamento della produzione e il miglioramento della sua qualità: la fornitura, a condizioni uguali, del carbone e dell'acciaio sul mercato francese e sul mercato tedesco nonché su quelli dei paese aderenti: lo sviluppo dell'esportazione comune verso gli altri paesi; l'uguagliamento verso l'alto delle condizioni di vita della manodopera di queste industrie.
Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l'applicazione di un piano di produzione e di investimento, l'istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione. La circolazione del carbone e dell'acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività.
Contrariamente ad un cartello internazionale, che tende alla ripartizione e allo sfruttamento dei mercati nazionali mediante pratiche restrittive e il mantenimento di profitti elevati, l'organizzazione progettata assicurerà la fusione dei mercati e l'espansione della produzione.
I principi e gli impegni essenziali sopra definiti saranno oggetto di un trattato firmato tra gli stati e sottoposto alla ratifica dei parlamenti. I negoziati indispensabili per precisare le misure d'applicazione si svolgeranno con l'assistenza di un arbitro designato di comune accordo : costui sarà incaricato di verificare che gli accordi siano conformi ai principi e, in caso di contrasto irriducibile, fisserà la soluzione che sarà adottata.
L'Alta Autorità comune, incaricata del funzionamento dell'intero regime, sarà composta di personalità indipendenti designate su base paritaria dai governi; un presidente sarà scelto di comune accordo dai governi; le sue decisioni saranno esecutive in Francia, Germania e negli altri paesi aderenti. Disposizioni appropriate assicureranno i necessari mezzi di ricorso contro le decisioni dell'Alta Autorità.
Un rappresentante delle Nazioni Unite presso detta autorità sarà incaricato di preparare due volte l'anno una relazione pubblica per l'ONU, nelle quale renderà conto del funzionamento del nuovo organismo, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dei suoi fini pacifici.
L'istituzione dell'Alta Autorità non pregiudica in nulla il regime di proprietà delle imprese. Nell'esercizio del suo compito, l'Alta Autorità comune terrà conto dei poteri conferiti all'autorità internazionale della Ruhr e degli obblighi di qualsiasi natura imposti alla Germania, finché tali obblighi sussisteranno.

martedì 26 aprile 2016

L'olio dei vicini



L'olio tunisino nel mercato Ue: pro e contro 
Aumento dell’import di olio tunisino a dazio zero nell’Ue: contenuti del provvedimento e prospettive

Nelle ultime settimane si è molto discusso dell’approvazione da parte del Parlamento europeo di un piano di emergenza a favore della Repubblica Tunisina, secondo una proposta avanzata a settembre dalla Commissione europea. Il testo prevede l’immissione nel mercato europeo di 35 mila tonnellate l’anno di olio tunisino a dazio zero per il periodo 2016-2017, quantità che andrà ad aggiungersi alle 56 mila tonnellate non tassate annue già contemplate da precedenti accordi commerciali bilaterali.
Queste misure sono state approvate in virtù delle politiche di vicinato, attuate già dalla metà degli anni '90 dall’Unione verso i paesi limitrofi, che condividono i valori comuni della democrazia e del rispetto dei diritti umani, e con l’obbiettivo di accrescere la reciproca collaborazione politico-istituzionale e l'integrazione economica. Con questi accordi di cooperazione l’Europa si impegna a sostenere lo sviluppo tecnico, politico, sociale e finanziario dei paesi vicini. In particolare, la situazione della Tunisia, che ha intrapreso un lungo cammino verso la democrazia dopo la primavera araba del 2010, si presenta ora molto delicata: agli attentati del giugno 2015 nei pressi di Sousse è seguito il crollo del mercato del turismo, che ha portato con sé l’impoverimento della società e la perdita di posti di lavoro, innescando recenti rivolte civili. In questo quadro generale si è ritenuto di non poter ignorare le richieste di aiuto delle istituzioni di Tunisi, agendo da supporto commerciale nel campo dell’esportazione olivicola, che rappresenta il 50% del volume dell’export tunisino.
Daniel Rosario, portavoce per agricoltura e commercio della Commissione europea, in una dichiarazione all’ANSA ha parlato di una "necessità di importare", per consentire agli stock UE di recuperare, visto che il raccolto pur essendo cresciuto rispetto all’anno precedente è stato uno dei più bassi degli ultimi sette. Secondo lo stesso Rosario, inoltre, la quantità importata dalla Tunisia rappresenta una quota esigua inferiore al 4% del consumo annuo dei paesi europei. Riferendosi in particolar modo al mercato dell’olio in Italia, egli sottolinea che "è un mercato in deficit e ha bisogno di importare per coprire i bisogni del suo mercato interno e del suo export".
Secondo i dati emessi dalla Confagricoltura per il 2013, infatti, nella penisola si producono circa 450 mila tonnellate di olio l’anno, a fronte di un consumo e un export che sommandosi raggiungono 900 mila tonnellate. Per soddisfare la richiesta - dunque - si importano notevoli quantità di olio,  il  12% da paesi non comunitari.
Tuttavia, per evitare un eccessiva penalizzazione dei produttori Ue, gli eurodeputati hanno inserito nel testo definitivo alcuni emendamenti che comportano: l’impossibilità di proroga dell'accordo commerciale oltre i due anni, il controllo della provenienza del prodotto per evitare il rischio contraffazioni, e una revisione intermedia in base all’impatto della manovra sul mercato dell’olio nell’Unione. Nel caso dalla revisione a medio termine si evincesse uno squilibrio, la Commissione può esercitare il diritto di imporre misure correttive o sospendere il regime preferenziale con la Tunisia. Si prevede, poi, che l’importazione delle ulteriori 35 mila tonnellate sia consentito solo una volta esaurito il precedente contingente tariffario annuale senza dazio, al fine di evitare un’introduzione massiva.
La Coldiretti, per voce del presidente regionale Umbro Agabiti, mostra però alcune perplessità sugli effetti che la manovra andrà a determinare.  Dato l’aumento del volume di olio non tassato nell’economia Italiana, si avrà una diminuzione del prezzo di vendita all’ingrosso. La diminuzione non si rispecchierà però nel prezzo ultimo di vendita al dettaglio, ma si trasformerà in guadagno per le grandi imprese intermediare di commercializzazione dell’olio, ovvero quelle che operano il passaggio dai frantoi ai supermercati.
Inoltre, prosegue, a tutela del consumatore, l’attenzione deve concentrarsi su un’altra grande tematica: quella della tracciabilità e della garanzia di provenienza.  L’ultima notizia di frode risale proprio ad un mese fa, quando la Guardia di Finanza ha bloccato oltre 2000 tonnellate di olio straniero con marchio made in Italy, smascherando un sistema di contraffazione che, partendo da Puglia e Calabria, andava ad interessare altre regioni fra cui l’Umbria.
È proprio sulla questione della tracciabilità che si focalizza fortemente la Coldiretti, che da tempo chiede più chiarezza delle etichette e auspica per il futuro un maggiore utilizzo dei test del DNA , tecnica già utilizzata e in grado di attestare  le varietà e le zone di provenienza dell’olio.
Giulia Idolatri
(L'articolo è stato pubblicato sabato 23 aprile sul Corriere dell'Umbria - inserto Finestra sull'Europa).


giovedì 25 giugno 2015

Queen Elizabeth II: un brindisi all'Europa



Queen Elizabeth II a Berlino parla niente meno che di unità di Europa. 
E non è poco, se pensiamo che queste parole vengono da un simbolo (culturale più che politico, of course) dell'euroscettico Regno Unito.

"Nelle nostre vite abbiamo visto il meglio ma anche il peggio del nostro Continente", dice.
"Dobbiamo lavorare sodo per mantenere i benefici dell'Europa post-bellica. Dobbiamo essere consapevoli di quanto sia pericolosa la divisione in Europa: dobbiamo stare in guardia contro questo rischio, ad est come ad ovest. 
Questo rimane uno sforzo comune". 

Insomma, che aria tira a Londra?

Ancora non è facile dirlo: David Cameron il mese scorso ha vinto le elezioni anche grazie alla promessa del referendum sulla membership dell'Unione. 

Ma sono di poco fa queste sue parole (leggi qui), da molti osservatori definite addirittura il segno del cosiddetto U-turn del Primo Ministro:

                       "I’ve been very clear. If you want to be part of the government, 
                      you have to take the view that we are engaged in an exercise of                                                  renegotiation, to have a referendum  
                              and that will lead to a successful outcome.”


Detto in  altri termini, i membri del governo - spiega Cameron - dovranno sostenere al campagna per il sì all'appartenenza all'Unione, impegnandosi nel processo di rinegoziazione che Londra chiede a Bruxelles circa le regole del gioco.


Appartenenza alla casa comune europea: sì o no?




Leggi anche:






lunedì 8 giugno 2015

Cameron: sì al referendum e sì all'Europa


Photograph: Carl Court/Getty Images

“I’ve been very clear. If you want to be part of the government, you have to take the view that we are engaged in an exercise of renegotiation, to have a referendum and that will lead to a successful outcome.”

A parlare è il Primo Ministro inglese David Cameron, di fronte ai giornalisti, in occasione del G7 in Germania.
Si riferisce al referendum sulla membership inglese all'Ue, promesso dal suo stesso governo e da realizzarsi entro il 2017.

Appartenenza alla casa comune europea: sì o no?

"I membri del governo - spiega Cameron - dovranno sostenere al campagna per il sì, impegnandosi nel processo di rinegoziazione che Londra chiede a Bruxelles circa le regole del gioco".

"David Cameron - si legge sul The Guardian - has given his clearest warning that he will sack any government minister who wants to campaign to quit the European Union, insisting the government will not be neutral once he has struck a deal on a new relationship with the EU.

Le sue affermazioni hanno sollevato qualche polemica: le voci critiche chiedono il riconoscimento della libertà di voto per i membri del governo.
David Cameron ha tentato una marcia indietro, dicendo che le sue parole sono state - cito - "over interpreted" e che lui si riferiva solo al fatto che i ministri dovessero condividere la responsabilità collettiva durante il processo di rinegoziazione delle regole di appartenenza e di funzionamento dell'Ue.  


Leggi anche: 



mercoledì 11 febbraio 2015

Triton non può bastare
























Lo scorso novembre, all'interno dell'inserto "Finestra sull'Europa" (Video) in edicola mensilmente sulle pagine del Corriere dell'Umbria, pubblicavamo un articolo su Triton, la nuova operazione di pattugliamento dei confini marittimi allora varata dall'Ue.

Ve lo ripropongo oggi, perché è importante capire ciò che non funziona e che avevamo già evidenziato.

"EMERGENZA SBARCHI: DALL’EUROPA TRITON PER FRONTEGGIARLA"

Il primo novembre è scattata l’operazione Triton (o Frontex Plus): tentativo europeo di risolvere lo spinoso tema dell’emergenza sbarchi, invocato nel semestre di presidenza da un’Italia particolarmente colpita da questo fenomeno.
Con Triton si rafforzerà il pattugliamento dei confini meridionali dell’Unione con mezzi navali e aerei, coordinati dall’Agenzia dell’Unione europea per la gestione delle frontiere – Frontex appunto – in collaborazione con Guardia Costiera, Guardia di Finanza e Marina Militare. Il controllo si svolgerà in acque italiane, nelle zone della Sicilia, Calabria e Lampedusa, accompagnato da un maggior rispetto delle norme comunitarie per le domande di asilo (accresciuta attenzione dei funzionari di terra e delle autorità nazionali per l’accoglienza nello screening dei migranti). Complicato il capitolo risorse: per quelle tecniche – uomini e mezzi – la partecipazione degli Stati sarà volontaria, con la possibilità da parte dei singoli paesi (anche non della UE) di decidere in autonomia se e in che misura rispondere al bando UE. Dopo una risposta tiepida – solo 8 paesi avevano acconsentito a fornire equipaggiamenti, tanto da suscitare un secondo appello europeo – è ancora poco chiaro il numero effettivo dei partecipanti: Cecilia Malmstrom (commissario UE uscente per gli affari interni) ha parlato di 29 adesioni, il Direttore esecutivo dell’Agenzia Gil Arias di 26, il Ministro dell’Interno Alfano in un’informativa della Camera riferiva di appena 18 nazioni solidali alla causa.
Riguardo alle coperture finanziarie, è previsto un budget di 2,9 milioni al mese, stanziato dal Fondo Sicurezza Interna e dallo stesso Frontex. Per il 2015, Parlamento e Consiglio potrebbero approvare un aumento di bilancio ma difficilmente si arriverà ai 9,5 milioni mensili di Mare Nostrum, operazione di controllo tutta italiana, nata per scopi umanitari dopo la  tragedia dell’Ottobre 2013 in cui persero la vita 300 migranti. Mare Nostrum, di cui recentemente è stato dichiarato il termine: "era una missione a tempo, nata come misura di emergenza e conclusa quando l’Europa avesse fatto la propria parte" ha dichiarato il ministro degli interni Alfano. Non per questo verranno meno gli obblighi internazionali dell’Italia per la ricerca e il soccorso in mare, visto anche la scelta di non concentrarsi con Triton sul salvataggio delle persone – prima che migranti – in viaggio. “Questo implica – si legge in un comunicato ufficiale – che l’Italia dovrà continuare a sostenere sforzi notevoli con mezzi nazionali, coordinati con Frontex, per gestire la situazione”. Significative le puntualizzazioni della professoressa Amina Maneggia, docente dell’Università degli Studi di Perugia in Diritto internazionale: "Sono gli Stati membri ad essere responsabili circa le azioni da adottare nei confronti delle imbarcazioni rilevate, e quindi anche dell’adempimento (o violazione) degli obblighi internazionali sulla tutela dei diritti umani e dei rifugiati, nonché di ricerca e soccorso dei natanti in situazione di pericolo".

Analizzate le linee guida, più difficile è stabilire la reale efficacia di Frontex Plus, che – è bene ricordarlo – non ha né un mandato di respingimento né di soccorso. Sempre la Maneggia sostiene: "Nel controllo e rilevamento dei tentativi di attraversare le frontiere marittime Triton può essere valido: si tratta essenzialmente di un'operazione di pattugliamento e sorveglianza delle frontiere, raccolta e analisi dei dati sui movimenti migratori nel Mediterraneo centrale, di contrasto all'immigrazione illegale e al traffico di migranti. Di certo, Triton non sarà efficace in termini di salvataggio di vite umane, non rientrando tale compito nei termini del suo mandato. Riguardo al monitoraggio dei flussi, la riuscita dipenderà dagli sforzi ulteriori che gli Stati membri, a partire dall’Italia, saranno disposti a mettere in campo per la sorveglianza ed eventualmente il soccorso al di fuori dell’area operativa di Triton. La fine di Mare Nostrum da questo punto di vista segna una perdita, sia in termini di contributo all’efficacia di Triton nell’adempimento del suo mandato, sia in termini di integrazione del mandato, limitato appunto al controllo delle frontiere esterne dell’Unione Europea".

Difficile invece avventurarsi in un pronostico per la nostra regione. Molto più cauto – e credibile – fornire numeri sul fenomeno migratorio relativi al territorio: secondo dati ISTAT, aggiornati al 1° Gennaio 2013, gli stranieri presenti in Umbria erano 92.794, per un incidenza sulla popolazione del 10,47%. Una percentuale superiore alla media italiana ed europea che ci vede secondi solo a Lombardia ed Emilia Romagna. Importanti anche le risorse destinate all’immigrazione:  250.000 € nel 2013.
Giulio Sacco

mercoledì 28 gennaio 2015

European Passenger Record Plan: ecco cosa succede


In totale sono 42 le informazioni sui passeggeri aerei previste dal nuovo piano antiterrorismo della Commissione europea, che - stando al Guardian - dovrebbe essere reso pubblico a breve. 
Dopo i fatti di Parigi del 7 gennaio, infatti, sono state subito avviate le procedure per rafforzare i sistemi di sicurezza, attraverso, tra le altre cose, una revisione dello "European Passenger Record Plan", una proposta di direttiva che era stata già avanzata nel 2011, ma bocciata dal Parlamento europeo (leggi qui). I dati relativi ai passeggeri in volo da e per l'Europa saranno archiviati, per un massimo di 5 anni, accessibili all'intelligence ed alle autorità di sicurezza.  
Molti osservatori sono convinti che il piano sia una grave incursione nella privacy personale dei cittadini. Molto probabile la contrarietà del Parlamento europeo, in particolare della Commissione per le libertà civili, che già in passato ha lavorato sul dossier.
Ma quali saranno questi dati? 
Eccoli, li riporto in inglese secondo quanto scritto dal Guardian: 
The 42 categories are:Passport number; Country which issued passport; Passport expiry date; given names; last name; gender; date of birth; nationality; passenger name record locator code; date(s) of intended travel, date of reservation,
other names on c(PNR), address, all forms of payment information, billing address, contact telephone numbers, all travel itinerary for specific PNR, frequent flyer information, travel agency, travel agent, code share PNR information, travel status of passenger, split/divided PNR information, email address, ticketing field information, general remarks, ticket number, seat number, date of ticket issued, no-show history, bag tag history, go-show information, other service-related information, special service requests, such as meal preferences, received from information, all historical changes to PNR, number of travellers on PNR, seat information, one-way tickets, any collected advanced passenger information system information, automatic ticketing fare quote. 

L'Unione europea ha già concluso gli accordi con Stati Uniti, Canada e Australia per una consivisione di questi dati, di modo da raffozare la no-fly list, mentre non ci sono ancora 

accordi con il resto del mondo, in particolare con Turchia, Asia, Africa. 


Leggi anche: 
L'eterna lotta tra privacy e sicurezza

domenica 31 agosto 2014

Lady Pesc


Federica Mogherini, nominata dal Consiglio europeo Alto rappresentanze per gli affari esteri e la politica di sicurezza



Fresca di nomina, Federica Mogherini è il nuovo Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. 
Ma cosa significa, esattamente? Guardiamo più da vicino la carica, le sue caratteristiche, la sua storia e i suoi poteri. 

Origini
Anzitutto questa figura nasce nel 2009 con il Trattato di Lisbona. L'obiettivo è quello di individuare un soggetto unico in grado di guidare la politica esterna dell’Unione europea. In precedenza, infatti, le attribuzioni dell’Alto rappresentante competevano a due personalità distinte in seno all’Ue: il cosiddetto Mr PESC (prima del 2009, infatti, l'Unione era divisa nei cosiddetti tre pilastri, uno dei quali era proprio quello esterno in materia di politica estera e sicurezza) e il commissario responsabile delle relazioni esterne.
Il trattato di Lisbona unifica le funzioni e riunisce in un’unica persona le competenze relative alla politica estera e di sicurezza comune. In questo modo - si pensava - l’azione esterna dell’UE avrebbe guadagnato coerenza, efficacia e visibilità.
Comunque l’Alto rappresentante dell’Unione non è l’unico ad avere il compito di rappresentare l’UE all’esterno. Il trattato di Lisbona, infatti, assegna anche al presidente del Consiglio europeo il compito di rappresentare al suo livello l’UE all’esterno, senza nulla togliere alle attribuzioni dell’alto rappresentante. Il testo però non precisa come il lavoro vada suddiviso tra queste due personalità e lascia quindi alla prassi il compito di decidere sui due ruoli.
Poteri
L’alto rappresentante partecipa attivamente alla politica estera e di sicurezza comune dell’Unione, innanzitutto contribuendo alla sua elaborazione con proposte che presenta al Consiglio e al Consiglio europeo e assicura l’attuazione delle decisioni adottate in quanto mandatario del Consiglio.
L’alto rappresentante ha inoltre una funzione di rappresentanza. Conduce il dialogo politico con i paesi terzi ed esprime la posizione dell’Unione nelle organizzazioni internazionali.
Dal momento che, come detto, prende il posto di MrPESC e del commissario per le relazioni esterne, l’Alto rappresentante ha ereditato le loro rispettive attribuzioni: in seno al Consiglio deve assicurare la coerenza e la continuità dei lavori nell’ambito della politica estera dell’UE e dunque presiede il consiglio "affari esteri" (la formazione, cioè, che riunisce i ministri degli esteri dei 28 paesi membri dell'Unione); in Commissione è incaricato delle responsabilità che incombono a tale istituzione nel settore delle relazioni esterne. Deve altresì vigilare sul coordinamento della politica estera con le altre politiche e gli altri servizi della Commissione.
Inoltre, partecipa ai lavori del Consiglio europeo, ossia dell'isituzione che riunisce i capi di stato e di governo dei paesi membri.
Nomina
L’alto rappresentante è designato dal Consiglio europeo che delibera a maggioranza qualificata e con l’accordo del presidente della Commissione. Il Consiglio europeo può porre fine al mandato secondo la medesima procedura.
Data l’importanza della sua funzione, l’Alto rappresentante è anche uno dei vicepresidenti della Commissione. Conseguentemente, egli è sottoposto al voto di approvazione del Parlamento europeo così come il presidente e gli altri membri della Commissione. Il trattato sull’UE precisa che nel caso di mozione di censura votata dal Parlamento nei confronti della Commissione, l’alto rappresentante deve abbandonare le funzioni che esercita in seno alla Commissione, mentre può mantenere le responsabilità che detiene in seno al Consiglio fino alla formazione della nuova Commissione.
Servizio Europeo per l'azione esterna
Nell’esercizio delle sue funzioni l’alto rappresentante si avvale del Servizio europeo per l’azione esterna, che trova la sua base giuridica nell’articolo 27, paragrafo 3 del trattato sull’UE. Il funzionamento e l’organizzazione sono stabiliti da una decisione del Consiglio che delibera su una proposta dell’alto rappresentante. Il servizio lavora in collaborazione con i servizi diplomatici degli Stati membri ed è composto da funzionari dei servizi competenti del segretariato generale del Consiglio e della Com­missione e da personale distaccato dai servizi diplomatici nazionali.
Ieri, 30 agosto, dunque, si è sciolto il faticoso tira e molla tra paesi sul nome del prossimo Alto rappresentante, che prende il posto di Lady Cathrin Ashton, per una carica che potrebbe molto più di quello che i paesi gli consentono di fare. La politica estera e di sicurezza comune è soggetta a norme e procedure specifiche ed è definita e attuata dal Consiglio europeo e dal Consiglio che deliberano all'unanimità (la consacrazione, cioè, del metodo intergovernativo), salvo nei casi in cui i trattati dispongano diversamente.
Vedremo se, anche in questo campo, come molti promettono ci sarà una (sperata) inversione di tendenza.