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lunedì 9 febbraio 2015

Oscurare il terrore



Un mese fa, con questo video, Anonymous lanciava l'Operazione Charlie Ebdo, volta a rintracciare nel web i soggetti implicati nell'attività terroristica jihadista attraverso l'istigazione ed il reclutamento. Sinora sono stati oscurati siti, portali e profili snodo della comunicazione dello Stato Islamico.

mercoledì 28 gennaio 2015

European Passenger Record Plan: ecco cosa succede


In totale sono 42 le informazioni sui passeggeri aerei previste dal nuovo piano antiterrorismo della Commissione europea, che - stando al Guardian - dovrebbe essere reso pubblico a breve. 
Dopo i fatti di Parigi del 7 gennaio, infatti, sono state subito avviate le procedure per rafforzare i sistemi di sicurezza, attraverso, tra le altre cose, una revisione dello "European Passenger Record Plan", una proposta di direttiva che era stata già avanzata nel 2011, ma bocciata dal Parlamento europeo (leggi qui). I dati relativi ai passeggeri in volo da e per l'Europa saranno archiviati, per un massimo di 5 anni, accessibili all'intelligence ed alle autorità di sicurezza.  
Molti osservatori sono convinti che il piano sia una grave incursione nella privacy personale dei cittadini. Molto probabile la contrarietà del Parlamento europeo, in particolare della Commissione per le libertà civili, che già in passato ha lavorato sul dossier.
Ma quali saranno questi dati? 
Eccoli, li riporto in inglese secondo quanto scritto dal Guardian: 
The 42 categories are:Passport number; Country which issued passport; Passport expiry date; given names; last name; gender; date of birth; nationality; passenger name record locator code; date(s) of intended travel, date of reservation,
other names on c(PNR), address, all forms of payment information, billing address, contact telephone numbers, all travel itinerary for specific PNR, frequent flyer information, travel agency, travel agent, code share PNR information, travel status of passenger, split/divided PNR information, email address, ticketing field information, general remarks, ticket number, seat number, date of ticket issued, no-show history, bag tag history, go-show information, other service-related information, special service requests, such as meal preferences, received from information, all historical changes to PNR, number of travellers on PNR, seat information, one-way tickets, any collected advanced passenger information system information, automatic ticketing fare quote. 

L'Unione europea ha già concluso gli accordi con Stati Uniti, Canada e Australia per una consivisione di questi dati, di modo da raffozare la no-fly list, mentre non ci sono ancora 

accordi con il resto del mondo, in particolare con Turchia, Asia, Africa. 


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L'eterna lotta tra privacy e sicurezza

martedì 13 gennaio 2015

L'eterna lotta tra privacy e sicurezza



                            Immagine da The Spectator

Ero a Londra, nell'agosto 2011, quando la furia distruttrice si scatenava nei quartieri periferici della capitale britannica. "London's burning", cantavano i Clash negli anni '70. E i riots di quattro anni fa mettevano a ferro e fuoco Totthenam, Hoxton, Islington. 
Protagonisti di quei giorni, oltre ai giovani mossi dal disagio sociale, erano - secondo molti - i telefonini. Sì, proprio i cellulari, è soprattutto i sistemi di messaggistica istantanea (un esempio su tutti, il Blackberry Messenger service), rei di aver reso possibile una capillare organizzazione dei tumulti. 
Oggi che - per motivi e attori totalmente diversi - è Parigi ad essere militarizzata, dopo la strage di Charlie Ebdo, ritornano prepotenti questi argomenti. Ed è proprio il premier inglese David Cameron, oggi come allora, a riproporre il tema: i servizi di intelligence devono poter accedere ai sistemi di messaggistica e di comunicazione. Chi non lo permette (come ad esempio il diffusissimo Whatsapp) potrebbe andare incontro ad un blocco da parte delle autorità.   
Insomma, l'idea è quella di nuove misure legislative per facilitare i controlli sulle comunicazioni elettroniche e telefoniche. Misure già contenute nel cosiddetto "Snoopers' charter" (Draft Communication Data Bill - Documento), bloccato però nel Parlamento inglese dai liberal-democratici e, dunque, mai entrato in vigore. 

La proposta fa il paio con quella – suggerita da Downing Street qualche tempo fa ma mai realizzatasi – di bandire dalla rete dei social media (Facebook e Twitter in primis) le persone sospettate di incitare alla violenza o di pianificare azioni rivoltose. 
Che succede ora? Viste le imminenti elezioni di maggio 2015, per Cameron questo diventa uno dei terreni di battaglia con i suoi avversari politici: "Se noi conservatori vinceremo le elezioni - ha dichiarato - verranno dati maggiori poteri ai servizi di sicurezza, di modo che possano avere accesso ai messaggi scambiati in internet". 
Non si fa attendere la reazione di Nick Clegg, leader lib-dem: "si tratterebbe di un nuovo ed indiscriminato potere del governo di registrare il profilo web di ognuno, a prescindere dal fatto che sia colpevole o innocente". 
E qui arriva il nodo della questione: tutto ciò è necessario per combattere terrorismo e crimine? Forse. Ma di certo simili proposte sollevano numerosi problemi. E non di poco conto. Chi stabilisce se un dato contenuto è pericoloso? Chi decide quando un messaggio o un post è da eliminare? Quali sono i confini tra il lecito e l’illecito? Questi gli interrogativi più frequenti e molte delle associazioni della società civile si stanno già mobilitando. Insomma, come sempre avviene dopo episodi di terrorismo, ritorna in auge l'eterna lotta tra privacy e sicurezza, dove il rafforzamento dell'una sembra dover portare - sempre e comunque - alla compressione dell'altra.
Già, perché il problema di fondo rimane quello di non sacrificare quella freedom of speech che è a fondamento della cultura anglosassone e, con essa, quei diritti civili che proprio la Gran Bretagna, per prima, ha insegnato al resto del mondo.