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giovedì 9 luglio 2015
Guy vs Alexis
Lui è Guy Verhofstadt - ex Primo Ministro belga, attualmente presiede il gruppo politico ALDE in Parlamento europeo (Alliance of Liberals and Democrats for Europe).
L'altro è Alexis Tsipras, premier greco al centro - lui ed il suo Paese - del rovente dibattito europeo di queste settimane.
Verhofstadt parla di concretezza e credibilità e della necessità di un programma e di una roadmap per la Grecia.
Tutto quello che sinora il governo di Alexis Tsipras non ha fatto, impegnato a promuovere un referendum dal sapore più plebiscitario che democratico.
"Parla sempre di riforme - dice Verhofstadt - ma non ha realizzata nemmeno una".
C'è un'unica via possibile: che nelle prossime 48 ore lei presenti un pacchetto di riforme, preciso e credibile".
E non solo, questo frammento di dibattito - parte di una dinamica più ampia - accredita l'Europarlamento come luogo di democrazia, dove si discute, ci si confronta e ci si scontra.
mercoledì 8 luglio 2015
domenica 28 giugno 2015
domenica 25 gennaio 2015
giovedì 22 gennaio 2015
Il fiume greco
| Stavros Theodorakis, leader di To Potami |
"To potami". Tutti ne parlano, in Grecia. È il nome di un nuovo partito, o meglio un movimento, creato dallo stimato giornalista greco Stavros Theodorakis poco meno di un anno fa e balzato a più del 6% nel suo primo test elettorale, le elezioni europee dello scorso maggio.
E pare che ora abbia tutte le carte in regola per diventare il "terzo partito" determinante alle imminenti elezioni elleniche, dopo Nea Democratia (del premier Antonis Samaras) e la sinistra di Syriza.
Potami significa "fiume": idealmente, il suo fondatore spera che molti possano farne parte, aggiungendo qualcosa di proprio al flusso di questo corso d'acqua che nelle intenzioni dovrebbe rinnovare quello che sembra un confronto tra partiti politici consolidati.
La sede di Potami, un appartamento al primo piano di un semplice blocco di edifici in un'area residenziale di Atene, risistemato come vero e proprio spazio di lavoro, è molto affollata.
Secondo numerosi osservatori, il partito non avrebbe una chiara e coerente base ideologica. Alexis Tsipras, capo di Syriza, dice: "noi non siamo nati nella democrazia della tv", mentre Venizelos, alla guida del partito Pasok, commenta ironicamente: "Buona fortuna allo show televisivo che vuole trasformarsi in partito politico".
"Non abbiamo una base ideologica", risponde orgoglioso Theodorakis. Se è chiaro che la sua sensibilità si colloca nello spettro del centro-sinistra, considera certe rigidità ideologiche come un ostacolo. "Ciascuno si riconosce in alcune specificità del partito - spiega - e vede il mondo con una sfumatura rossa, blu o verde". "Anche il modo in cui i parlamentari siedono nell'emiciclo - commenta - è insensato: ciascuno è impegnato a dare segnali di disapprovazione o approvazione a seconda solo di chi stia parlando. Perché non sedere vicino agli oppositori politici, discutere e cercare un terreno comune?".
Diversamente da altri partiti europei (come Podemos in Spagna e il M5stelle o la Lega di Salvini in Italia), To potami vuole la Grecia nell'Euro, propone una riforma del settore pubblico e del sistema politico. In altri termini, il partito offre moderazione, in una Grecia sempre più polarizzata. "I greci vogliono vedere se c'è un'alternativa a questo sistema politico. Vogliono qualcosa di nuovo, ma al contempo hanno paura a rigettare in toto la vecchia guardia", dice Theodorakis.
Insomma, la prospettiva è quella di divenire ago della bilancia. Se, come pare probabile, vincerà Syriza, potrebbe avere bisogno - per ottenere la maggioranza - proprio di To Potami. "Se ci alleeremo con Syriza - fanno sapere fonti del partito guidato da Theodorakis - faremo in modo che non si allontani dal cammino europeo. Se invece dovremo allearci con Nuova Democrazia, argineremo le sue spinte verso l'estrema destra".
giovedì 13 giugno 2013
Hacktivists vs Grecia
Fresco di
pubblicazione su You Tube il video del gruppo di “Hacktivists” Anonymous, che
avverte minacciosamente il Governo greco circa imminenti attacchi alle
piattaforme web governative. La ragione? La chiusura della Tv di Stato ERT,
stop che investe direttamente 2.650 posti di lavoro. “We Are Anonymous.
We Are
Legion.
We Do Not Forgive.
We Do Not Forget.
Expect Us, Greek government”, sono le parole pronunciate dalla figura con la maschera di Guy Fawkes.
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venerdì 22 giugno 2012
lunedì 18 giugno 2012
La Grecia, tra il mito di se stessa e la crisi
![]() |
| Oli Scarff/Getty Images |
«Non
è certo una novità, è molto tempo che in Grecia viviamo nella luce di una
stella morta», spiega Dimitris
Dimitriadis, 68 anni, drammaturgo saggista, poeta e traduttore, intervistato da Le Monde a proposito del suo paese, mai come oggi in
(profonda) difficoltà. Ma che forse, con il voto di domenica, ha deciso di
voltare pagina, di andare avanti e provare a risalire la china. «Quello che
caratterizza la Grecia è una sorta di stagnazione, di immobilismo mentale. Si
rimane intrappolati in abitudini psicologiche e sociali, ci si adagia su una
tradizione morta e non si pensa più a rinnovare – continua – si tratta di un problema gravissimo. Un
paese con una storia come la Grecia è bloccato nel meccanismo stesso della
storia. Per questo motivo siamo arrivati
a questa situazione. Tutto quello di cui si parla, questa grande eredità greca
di cui ci si vanta, è chiusa in modelli preconcetti, in stereotipi».
E, ironia
della sorte, proprio lui – in Muoio come paese, opera risalente all’ormai lontano 1978
– aveva profetizzato un simile destino: «ho scritto questo testo 35 anni fa. Il
paese era uscito dalla dittatura dei colonnelli, era un periodo pieno di
speranze, di promesse e di ricchezza. Mi trovavo in una situazione personale di
solitudine assoluta, che mi ha spinto a scrivere questo testo che ha preso la
forma di una parabola: parlo di un paese che muore perché non accetta la
propria fine e non accetta l'altro. Un paese che si sente assediato da mille anni, che non accetta
quello che chiama il nemico, che non vede che il "nemico" è la sua
stessa prospettiva di futuro».
![]() |
| Dimitris Dimitriadis |
Nelle parole di Dimitriadis,
dunque, la crisi appare, prima che economico-finanziaria, storica e culturale. «il sistema politico nel quale
viviamo in Grecia, e che risale all'occupazione ottomana (quindi a diversi
secoli fa), è completamente clientelare. I grandi proprietari terrieri di un
tempo sono stati sostituiti dai partiti politici, ma i rapporti con la
popolazione sono rimasti gli stessi. Lo stato appartiene al partito, e il partito sfrutta le
risorse dello stato per mantenere il suo sistema clientelare».
E non nasconde le responsabilità dei cittadini greci, rei di aver
«vissuto con facilità e superficialità». «I nostri politici sono l'immagine del
nostro popolo. Questa deplorevole mentalità interessa tutta la popolazione
greca. Spesso ho l'impressione che una forma di volgarità, di maleducazione,
abbia conquistato il nostro paese».
Da sempre si parla della
Grecia come della"culla" della nostra civiltà «In realtà dobbiamo
renderci conto che questa culla è diventata la nostra tomba. Ma una tomba può a
sua volta diventare una culla. Finora l'umanità ha sempre saputo rinnovare
le sue forze e i suoi modelli di civiltà attraverso le sventure e le
catastrofi. E non vi è alcuna ragione per pensare che non possa continuare a
farlo».
domenica 6 maggio 2012
ψήφος, stimme, voto, vote
Giornata importante,
questa, per la politica europea. Oggi, infatti, è il giorno delle elezioni in Grecia, le prime dopo il collasso dovuto alla crisi
finanziaria e la conseguente entrata in scena del governo tecnico. Ma è anche
il giorno del secondo turno delle Presidenziali di Francia. In Italia, invece, è la volta di una significativa tornata di amministrative,
mentre in Germania si vota
nel nell'importante Land Schleswig-Holstein.
Ad Atene la
posta in gioco è quella della governabilità del paese, ma anche la sua
permanenza nell'Eurozona. In mezzo
a pericolosi estremismi, rossi e neri, che sembrano spiccare il volo. In Italia, i dieci milioni di elettori che andranno alle
urne per il voto amministrativo lo faranno sullo sfondo di molte le novità.
Anzitutto la spaccatura Pdl-Lega nel centrodestra. Il Pd, dal canto suo, potrebbe tenere o subire
erosioni di consenso da parte dei partiti antisistema o della sinistra più
radicale. Pure senza influenze dirette sul Governo di Mario Monti, il voto -
soprattutto se di protesta - potrebbe aprire una fase di (ulteriore)
instabilità, con riflessi anche sul (complesso) risanamento economico.
Nello Schleswig-Holstein,
il land più settentrionale della Germania, al confine con la Danimarca, si
profila un testa a testa tra i cristiano democratici della Cdu - il partito
di Angela Merkel - e i socialisti targati Spd. Al voto ben 2,2 milioni di
cittadini. Un voto regionale, sì, ma molto importante anche per gli
equilibri del governo federale di Angela Merkel, e cioè del pilastro che oggi
regge, con fatica e suscitando molte critiche, le sorti traballanti di
un'Europa in balia della crisi. In attesa di un altra importante giornata
elettorale, quella in programma tra una settimana nel popoloso Land
del Reno-Westfalia.
venerdì 4 maggio 2012
Il voto greco
Esattamente tra due
giorni, il 6 maggio, una Grecia stremata dalle difficoltà economiche e dal
malessere sociale torna alle urne. La posta in gioco è, in primis, quella della governabilità del paese, ma anche la sua permanenza nell'Eurozona. Da una parte, Evanghelos Venizelos, leader del partito socialista Pasok e attuale ministro delle Finanze del governo
tecnico Papademos, artefice di una serie di rigide misure di austerity (la
cui efficacia tarda a farsi sentire), che ha dichiarato di voler
ricostruire l'autonomia economica della Grecia e, sul piano istituzionale,
la malandata membership greca
nell'Ue. Dall'altra, Nuova Democrazia (ND), formazione di centro destra - con
grandi responsabilità nell'attuale crisi economica, per aver truccato i conti,
nascondendo il buco nel bilancio pubblico - guidata da Antonis Samaras, politico di lungo corso, ministro dei
governi di centrodestra degli anni Novanta, che ha promesso, pur nel rispetto
dei limiti e degli obiettivi imposti dalla comunità internazionale, tagli alle
tasse e aumento della spesa pubblica.
La ricetta
di Venizelos, invece, propone l’annullamento graduale della “tassa
di solidarietà”, imposta negli ultimi anni per combattere la crisi, promettendo
anche la graduale riduzione dell’IVA per agricoltori e ristoranti. Ha inoltre
dichiarato di voler diminuire i contributi alla sicurezza sociale del 10 per
cento, per far ripartire l’economia e l’occupazione (oggi in Grecia i
disoccupati sono circa il 25 per cento della forza lavoro). Ha anche
promesso la graduale riduzione dell’IVA per agricoltori e ristoranti, sempre
nel rispetto dei paletti imposti dalla comunità internazionale.
Segue una sfilza di
altri partiti e partitini (in tutto sono 32 - sigh! - le formazioni politiche
in lizza). Molto probabile, comunque, una grande coalizione ND-Pasok,
dal momento che, da soli, i due partiti non riuscirebbero a formare un governo. Ma è anche possibile che i due grandi
partiti non raggiungano insieme la maggioranza dei voti, scenario che
comporterebbe una elevatissima instabilità politica.
Ma
a preoccupare è anche l'ascesa delle forze di estrema destra. «In tempo di crisi economica è la democrazia
ad essere svantaggiata», spiega Ilia Maglini in un articolo apparso sul
quotidiano greco Kathimerini, citando Robert Paxton autore de "The
Anathomy of Fascismo". Osservazione che pare essere confermata: "Alba
dorata" - partito nazionalista, il cui simbolo ricorda neanche tanto
vagamente una svastica - ha già superato, nei sondaggi, il 5 per cento
dei voti, ben oltre la soglia del
3 per cento necessaria per entrare in Parlamento. Esclation paragonata da Venizelos ad un
inquietante precedente, l'ascesa politica dei nazisti durante la Repubblica di
Weimar tedesca, appena dopo la Prima guerra mondiale.
martedì 21 febbraio 2012
Nuovi equilibri
L’Eurogruppo ha
(faticosamente) raggiunto un accordo sui nuovi aiuti alla Grecia. Ma questo lo sapete già.
Così come sapete già che 130 miliardi confluiranno ad Atene, sotto il controllo
degli osservatori della cosiddetta troika, e cioè dell’Unione, della Banca centrale europea e del Fondo
monetario internazionale.
Quello che – in tutta
questa vicenda – risulta più che atipico, è l’entusiasmo quasi europeista di
una Gran Bretagna che – per tradizione e per scelte recenti – particolarmente
europeista non è mai stata. «Il salvataggio della Grecia è più che positivo per
la Gran Bretagna», ha commentato un euforico George Osborne, ministro delle
finanze nella Queen’s Land. «Risolvere la situazione greca è un passo
fondamentale per risolvere la crisi dell’Eurozona», ha aggiunto. E – va da sé –
risolvere la crisi dell’Eurozona rappresenta uno stimolo fondamentale per l’economia
inglese.
Ancor più
stupefacente è che proprio il Regno Unito figuri – assieme a Italia e Olanda –
tra i paesi dai quali è partita l’iniziativa di scrivere un documento
programmatico sotto forma di lettera, inviato a Barroso e a van Rompuy. Il testo – che prende spunto da una
precedente missiva di Mario Monti al Consiglio europeo – chiede, in poche
parole, “più Europa”. Si invoca il completamento del mercato interno europeo (in
primis nel settore dei servizi),
la realizzazione del mercato unico digitale e del mercato unico dell’energia.
Al fine di
potenziare i commerci, si auspicano accordi internazionali, mentre è ritenuto
di vitale importanza ridurre quella zavorra di oneri amministrativi che pesano
sulle imprese europee. Altro obiettivo della ricetta per la crescita è quello
di promuovere – nei singoli paesi – un mercato del lavoro ben funzionante, che
crei più opportunità di impiego. E, dulcis in fundo, operare per ottenere un “settore dei servizi finanziari
che sia solido, dinamico e competitivo, che crei posti di lavoro e offra
sostegno vitale a cittadini ed imprese”.
L’iniziativa italo-britannico-olandese
ha poi raggranellato il consenso di altri 9 paesi (Estonia, Lettonia,
Finlandia, Irlanda, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna, Svezia e Polonia).
Manca – e l’assenza si nota – la firma di Germania e Francia, i due paesi che
più negli ultimi mesi hanno gestito gli affari europei, sollevando da più parti
il timore di un asse eccessivamente decisionista ed accentratore.
Che
grazie al rinnovato attivismo europeo italiano si siano modificati gli assetti di
potere dell’Unione, creando alleanze inaspettate ed insolite? E’ presto per dirlo. Certo è che oggi collaborazioni ed intese nell’Europa a 27 si sono fatte più fluide e meno
prevedibili.
Benvenuti nell’Europa
dalle geometrie variabili.
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