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giovedì 19 novembre 2015

Siria, Turchia, l'Occidente "two faced" (EN - IT)


























Syria, Turkey, The West & Two Faced Politicians

As we all know the civil war of Syria started some 4-5 years ago. Western countries announced that President Assad was a dictator and he must go! Yes he is a dictator, he always was and so was his father.
So, what happened all the sudden to make the west take action against him?
I think it might have a complicated answer, but it is somewhat related to the natural sources like oil and gas. In the beginning the west (including Turkey) supported "freedom fighters" with weaponry and fuelled the civil war. In a middle eastern country like Syria, it is inevitable that weapons fell into wrong hands in no time. Now we have a new terrorist group called ISIS (originally sponsored by us, the West).
We became aware about Turkey's contribution in January 2014 when Turkish police stopped a few lorries that were going to Syria. When they carried out the search they found a lot of weapons being transported by the undercover Turkish National Intelligence Agency staff. The public prosecutor and the policemen were immediately dismissed (later arrested for treason), and the lorries and the Intelligence Agents were released. Government tried to cover up the incident but they did not succeed. I think there is no way for Turkey to act in this manner without approval from its western allies especially the US.
Turkey and the west are now paying heavy prize for this unlawful support mainly in the form of millions of refugees coming through but also with the act of terrorism in our countries.
I am a true believer that no terrorist organisation can survive without support from a country, and as every country needs an enemy to justify their spending on weapons it may make sense for countries to create those organisations. Whether it is ISIS, Al-Qaeda or PKK all are supported by some countries for some reason. That's why when I listen to politicians talking about terrorism, I do not believe any of the words they are saying.
Having said all these, I would like to say couple of things on the recent Paris attacks. It is hard to see innocent lives being lost in any ruthless act. Even though I like the fact people supporting the French in these difficult times, I think this support became too exaggerated. This incident is part of everyday life in the middle east and these blood thirsty people are the reason for the current refugee crisis. I am one of those that were disappointed by the double standard shown by Facebook, Western states and some people living on those states. When there was a bomb attack in Beirut only 24 hours before Paris or in Ankara about a month earlier, there was almost no reaction from European States, the public or companies like Facebook.
To me the pain I feel for the lost lives does not depend on the victims' identities. While these dirty games are being played in international arena, we - ordinary citizens - can do nothing but #PrayForHumanity

Yurdakul Celebi

***

Siria, Turchia, l'Occidente e i politici a due facce

Come tutti sappiamo, la guerra civile siriana è iniziata circa 4-5 anni fa. I paesi occidentali annunciavano che il presidente Assad era un dittatore e che era necessario intervenire! 
Sì, è vero: lui è un dittatore, lo è sempre stato e così era suo padre. Allora, che cosa ha causato l'improvvisa azione dell'occidente contro di lui? La risposta potrebbe essere complessa, ma è in qualche modo collegata alle risorse naturali come petrolio e gas.

In principio i paesi occidentali (compresa la Turchia) hanno sostenuto i cosiddetti ""freedom fighters" con le armi, alimentando la guerra civile. In un paese mediorientale come la Siria, è inevitabile che le armi cadano nelle mani sbagliate in pochissimo tempo. Oggi abbiamo un nuovo gruppo terroristico chiamato ISIS (originariamente sponsorizzato da noi, dall'Occidente).

Siamo venuti a conoscenza del contributo della Turchia nel gennaio 2014, quando la polizia turca ha fermato un paio di camion che andavano in Siria. Effettuati i controlli sono state trovate molte armi trasportate dal personale (sotto copertura) della National Intelligence Agency turca. Il pubblico ministero e i poliziotti sono stati subito licenziati (poi arrestati per tradimento), mentre gli autocarri e gli agenti dei servizi segreti sono stati rilasciati. Il Governo ha cercato di insabbiare l'incidente, ma non ci è riuscito. Penso che non sarebbe stato possibile, per la Turchia, agire in questo modo senza l'approvazione da parte dei suoi alleati occidentali, in particolare gli Stati Uniti.

La Turchia e l'Occidente stanno ora pagando il pesante scotto per questo sostegno illegale, e lo pagano principalmente sotto forma di milioni di profughi che raggiungono l'Europa, ma anche con gli atti terroristici nei nostri paesi.

Credo fortemente che nessuna organizzazione terroristica possa sopravvivere senza il sostegno di un paese, e come ogni paese ha bisogno di un nemico per giustificare la propria spesa per le armi può essere utile per i paesi a creare quelle organizzazioni. Che si tratti di ISIS, Al Qaeda o PKK tutti sono supportati da alcuni paesi per qualche motivo. Ecco perché quando ascolto i politici parlare di terrorismo, non credo a nessuna delle loro parole

Detto tutto questo, vorrei dire alcune cose sui recenti attacchi di Parigi. È difficile assistere alla fine di vite innocenti sotto qualsiasi atto spietato. Anche se apprezzo gli atti di solidarietà verso i francesi in questi tempi così difficili, penso che questo sostegno sia diventato troppo esagerata: questo genere di episodi fa parte della vita di tutti i giorni in Medio Oriente e queste persone assetate di sangue sono la causa della corrente crisi dei rifugiati.

Io sono uno di quelli che sono stati delusi dal doppio standard mostrata da Facebook, gli stati occidentali e alcune persone che vivono in quegli stati. Quando c'era un attentato a Beirut, solo 24 ore prima di Parigi o ad Ankara, circa un mese prima, non c'era quasi nessuna reazione da Stati europei, da parte del pubblico o di soggetti come Facebook.
Per me il dolore che provo per le vite perdute non dipende identità delle vittime.

Mentre questi sporchi giochi vengono giocati in campo internazionale, noi - cittadini comuni - non possiamo fare altro che #PrayForHumanity.

Yurdakul Celebi


Yurdakul Celebi is Turkish. He has been living in the UK for 14 years and currently living and working in London as a Software Test Analyst.



giovedì 19 febbraio 2015

He went to jihad



"He left that life and found religion, extremism and, ultimately, his way into a photograph where he knelt beside a decapitated corpse on the killing fields of Syria, smiling".

Read the story here.

sabato 31 agosto 2013

Odi et amo

L'ultima copertina del Time fotografa bene quello che deve essere lo stato d'animo di Mr. President
(photograph by Jonathan Ernst/Reuters)
In queste ore di incertezze e indecisioni, infarcite di quel lessico ripetitivo e monotono, che fa tanto tensione internazionale (crimine, colpo e intervento le parole più usate), il caso Siria riapre, puntuale, il vaso di Pandora di valutazioni - più o meno accurate - sull'interventismo americano. Bello il pezzo di Vittorio Zucconi su Repubblica, che descrive in termini asciutti il paradosso storico di una nazione e, ora, anche di un Presidente. Il paradosso di un paese che, nato da un gruppo di padri pellegrini che fuggivano dal vischiosissimo vecchio continente e dai tutti i suoi lacci e lacciuoli, si impantana sempre in guerre combattute lontano, molto lontano. E il paradosso di un Presidente, che solo pochi giorni fa celebrava il cinquantesimo anno dalla storica giornata di "I have a dream", di un sogno di pacifismo ed eguaglianza, e che oggi si trova, controvoglia, alle prese con una crisi internazionale dalla cui gestione - così dicono - dipende la credibilità di un governo e di un paese.
«Anche in Siria - scrive Zucconi - come nei canali di Fiandra, come tra le dune della Normandia, come nelle paludi Indocinesi, come nei deserti d'Arabia, come in dozzine di altri angoli del mondo spesso sconosciuti anche ai soldati mandati a morire per loro, l'America non può sfuggire al destino di essere America». Perché? Facile: l'interventismo, secondo molti, non sarebbe altro che il rovescio della medaglia dell'imperialismo economico e commerciale nordamericano. E, all'uopo, gli Usa avrebbero non solo colto al volo le occasioni di intervento, ma anche creato le occasioni per l'intervento manu militari. Queste, in breve, le tesi di certo antiamericanismo tanto in voga da noi. Ma queste spiegazioni, impastate di dietrologia e infarcite di complottismo, non spiegano niente. Certo, la storia Usa è fatta anche di errori e di false provocazioni (Zucconi cita l'esplosione del Maine a l'Avana e l'incidente americano nel Golfo del Tonchino), ma spesso l'interventismo ha prodotto più costi che benefici.
"Non ci sono precedenti nella storia del mondo - continua il giornalista - di superpotenze che consumino tesori immensi e brucino migliaia di vite senza pretendere annessioni, tributi, cessioni totali di sovranità dai nemici vinti, come ha fatto l'America dopo il doppio intervento nella guerra dei trent'anni in Europa, fra il 1914 e il 1945». E dalle tragedie di Vietnam, Afghanistan ed Iraq, gli Usa non hanno tratto particolari vantaggi imperiali, finendo - al contrario - col perdere ogni forma di controllo su queste complesse realtà geopolitiche. «Tutto questo mentre nel 2008, quando l'imperialismo yankee avrebbe dovuto conoscere la propria apoteosi, gli Stati Uniti hanno rischiato il collasso economico totale».
Criticata e, al tempo stesso, chiamata in causa.
«Segretamente e incoffessabilmente si punta sull'eccezionalismo americano, sulla disponibilità ad intervenire con la violenza per impedire la violenza. La prepotenza americana è l'indicatore inverso della della impotenza altrui. Di fronte al vuoto di volontà, di determinazione, di semplice capacità d'azione Washington si lascia risucchiare ancora e ancora pur sapendo, come anche oggi i generali stanno dicendo a Obama, che una spedizione punitiva contro Assad è un salto nel buio dove i rischi superano di molto i possibili vantaggi. Ma l'America non può fare a meno di essere l'America, di sentirsi chiamata a rispondere e a indossare la responsabilità di essere insieme il protettore e al vittima, il poliziotto e il killer nella viltà del mondo».
In queste ore di incertezze ed indecisioni, non sappiamo se ci saranno altre tragedie, altri uomini e donne destinati a morire, in spirali di violenza che non vorremmo mai vedere.
Sappiamo solo che, per dirla con Zucconi, «non c'è un'altra America, ma soltanto questa, la somma di tutti i successi e i disastri della storia contemporanea, sempre più sola, sempre meno amata, sempre più indispensabile».

da Odiata e indispensabile, la condanna dell'America a finire in prima linea, articolo di Vittorio Zucconi, La Repubblica 31 agosto 2013, pag. 7

lunedì 31 dicembre 2012

2012. Pictures.

Ebbene sì, lo ammetto! Non ho resistito a creare il mio personalissimo (e parzialissimo) blobbone fotografico del 2012. E così ho scelto alcune immagini - selezionate con cura e sulla scorta delle emozioni - di alcuni dei fatti che più mi hanno colpito nei mesi scorsi. 

Molti li ho raccontati in queste pagine, altri avrei voluto farlo.

Nella speranza che l’anno che viene regali a questo nostro pianeta qualche soddisfazione in più!


Re-election night: Obama alla guida degli USA. Four more years. 

    L'anti-Obama


     Escalation di violenza in Siria. Il governo di Bashar al-Assad attua una durissima repressione per recuperare i territori  controllati dai ribelli. L'opposizione e la comunità internazionale accusano le forze governative di crimini contro l'umanità. 
   
Il parcheggio allagato dei Taxi di Hoboken, New Jersey (USA), dopo il passaggio dell'uragano Sandy (ottobre)

    L'Euro e l'Europa navigano in acque tempestose. Dilagano le proteste, in particolare in Grecia.

    Europa a due velocità, sì o no?
    La Corte dell'Euro

Una delle foto simbolo del violento terremoto in Emilia Romagna (maggio)


   In Egitto Mohamed Morsi diventa capo di Stato nelle prime elezioni democratiche del paese (maggio)

Usain Bolt, Yohan Blake, Warren Weir: il podio dei 200 metri alle Olimpiadi di Londra è tutto giamaicano (agosto)
Il naufragio della Costa Concordia (Gennaio) 
    Keep calm