venerdì 11 ottobre 2013

Oltre i paesi, le razze e le religioni

martedì 8 ottobre 2013

No skills, no party




Italia e Spagna, ebbene sì, maglia nera in fatto di “Adult skills”, e cioè quell’insieme variegato di competenze e capacità tanto utili nel lavoro quanto nella vita sociale.
L’amaro verdetto viene dalla ricerca portata a termine in 24 paesi dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD) e presentata oggi, martedì 8 ottobre.
Gli indicatori? Anzitutto il tasso di alfabetizzazione, inteso come abilità di comprendere e utilizzare al meglio testi scritti. Non solo pura decodifciazione, quindi, ma anche valutazione ed interpretazione di messaggi complessi. Poi l’abilità di calcolo, la capacità di utilizzare interpretare e comunicare informazioni numeriche. C’è poi il problem solving, concetto calato oggi in un contesto altamente tecnologizzato, un quid oramai imprescindibile che ha a che fare con la capacità di usare le tecnologie digitali, gli strumenti di comunicazione e le reti, in modo tale da acquisire ed utilizzare informazioni, mettendosi in relazione con gli altri. Risolvere problemi, insomma, tanto nella vita privata, quanto nel lavoro e nel proprio contesto sociale, definendo obiettivi appropriati e scegliendo le informazioni adeguate allo scopo.
L’apprendimento, infatti, non dovrebbe finire con la fine del periodo scolare: i cittadini devono poter continuare ad investire nelle loro abilità e nelle loro competenze lungo il corso della loro vita adulta, tanto più che le abilità di cui qui si parla non sono direttamente connesse ai livelli di istruzione. In alcuni paesi, ad esempio, un quarto dei laureati finiscono in fondo alla classifica, mentre in Australia, Filanda, Giappone e Norvegia più di uno su tre cittadini senza elevata scolarizzazione raggiungono comunque livelli elevati in fatto di Adult Skills.
Insomma, dalla ricerca è chiaro che un buon utilizzo di queste abilità aumenta le prospettive di impiego, migliora la qualità della vita e funge da potente volano per la crescita economica.
Un aspetto, quello della formazione permanente, che dovrebbe essere valorizzato anche in periodi di vacche magre, viste le documentate ricadute positive.

Link al sito dell'OECD. 
Link all'articolo del The Guardian sulla ricerca 

domenica 6 ottobre 2013

Tutto il mondo è paese


Ecco i nuovi spot dei candidati a sindaco di New York. Dopo le primarie di settembre, Bill de Blasio (democratico) e Joe Lhota (repubblicano) sono pronti a sfidarsi nell'election day del 5 novembre.
Intanto - almeno stando alla pubblicità del repubblicano - un tema su tutti li divide: le tasse.
Perché, in fondo, tutto il mondo è paese.

sabato 5 ottobre 2013

martedì 1 ottobre 2013

Italiani coda di paglia



Italiani coda di paglia, tanto da fraintendere l'inglese, auto-appiccicandosi lo stereotipo dei poveracci.
Nel mirino di servizio del Tg de La7, la pubblicità della carta di credito Mastercard.
L'immagine, inconfondibile, è quella di un vino toscano, sulla cui etichetta si legge: "Not having to figure out Italian for 'I can't pay you now'", che significa "non dover conoscere l'italiano per dire 'ora non posso pagare'".
Del tutto diverso, ed errato, il significato attribuito dal giornalista, secondo il quale la frase starebbe a voler dire "non dover fare gli italiani e dire 'ora non posso pagare'".
Della serie, anzitutto l'autostima.

giovedì 26 settembre 2013

#Hashtag




Tutto ha inizio con dei biscotti:

"Hey check it out, I brought you some cookies,", dice Timberlake a Jimmy Fallon.
"Hashtag #homemade, hashtag #oatmealraisin, hashtag #showmethecookie."

Perché, oramai si sa, per tutto c’è un hashtag. 

lunedì 23 settembre 2013

La Cancelliera venuta dall'Est


Angela Merkel festeggia i risultati delle elezioni federali del 22 settembre 2013

Trionfa Angela Merkel, l’imperscrutabile cancelliera venuta dall’Est. Amata, temuta, criticata e osannata, negli anni si è imposta – in patria come nella scena internazionale – con uno stile tutto suo. Ce lo racconta bene, questo stile, Ubaldo Villani-Lubelli, ricercatore esperto di politica e cultura tedesche, in “Enigma #merkel” (GoWare) godibile e dettagliato e-book, più che mai utile per comprendere il profilo umano e politico della Cancelliera. Dell’infanzia e della gioventù di Angela Kasner (questo il suo nome di battesimo) qualcosa (non molto) si sa, e Villani-Lubelli approfondisce prendendo a riferimento testi e biografie in lingua tedesca. Figlia di un pastore luterano che alla metà degli anni cinquanta decide, volontariamente, di trasferirsi nella Germania comunista per fondare un seminario, è una ragazza brillante. Dall’interesse per la fisica (Angela si dedica alla ricerca universitaria ed è molto stimata in ambito accademico) a quello per la politica, il passo è breve. Aderisce a Demokratischer Aufbruch, Risveglio Democratico (movimento di opposizione costituitosi subito dopo la caduta del Muro e ispirato ai cristiano-democratici della Germania occidentale). «Diventa, così – scrive Villani-Lubelli – protagonista silenziosa della riunificazione e si fa apprezzare da quello che sarà il suo mentore: Helmuth Kohl». Angela entra in politica e la politica entra nella sua vita. Dapprima è “Das Mädchen”, giovane promessa sponsorizzata da Kohl, che con il suo volto intende veicolare l’immagine della Germania riunificata e che per due volte la vuole nei suoi governi: prima è ministro per la Famiglia, per le Donne e i Giovani, poi per l’Ambiente e la Sicurezza dei reattori nucleari.
Ma al momento giusto, quando una serie di scandali finanziari travolgono la CDU, lei, Das Mädchen, non esita a rompere il cordone ombelicale con il suo mentore politico e – rottamatrice ante litteram – lo attacca dalle colonne del Frankfurter Allgemeine Zeitung:
«dopo una vita politica così lunga come quella che ha avuto Helmut Kohl, forse è chiedere troppo dimettersi da tutte le cariche, ritirarsi definitivamente dalla politica e lasciare libero il campo ai successori, ai giovani? »
Una scommessa. Una scommessa su se stessa, che Villani-Lubelli descrive come uno dei più delicati passaggi della carriera politica della futura Cancelliera.
Una outsider, a suo modo, dal 2000 alla guida della CDU: prima donna a presiedere un grande partito conservatore e, fino a quel momento, maschilista. E, qualche anno dopo, prima donna – per di più dell’Est – a guidare la Germania. La sua, secondo molti analisti politici, doveva essere solo una leadership di passaggio, una transizione di basso profilo. «Portatrice di una personalità con valori di riferimento almeno in parte in contrasto con le tradizioni dominanti tra i cristiano-democratici (...) Angela, la ragazzina che veniva dall’Est, era protestante, donna e non aveva figli. Una vera rivoluzione silenziosa!», spiega l’autore di Enigma #merkel.
E lei, stratega del compromesso, è in grado di guidare quella Grosse Koalition che ha rimescolato la geografia ideologica del paese, con i cristiano democratici e i socialdemocratici nella maggioranza, i verdi e i liberali all’opposizione. Leader della Germania ma sempre più, parallelamente, anche personaggio dal profilo internazionale, tanto che per Forbes è la donna più autorevole al mondo e il secondo politico più influente dopo Obama. È poi la volta del secondo governo della Cancelliera, quello nato nel 2009. Il terzo mandato da Cancelliera inizia ora, dopo i risultati usciti dalle elezioni federali di ieri, in quella che è stata, non c’è che dire,  una vittoria anche personale.