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venerdì 1 maggio 2015

Fuori della cava il cielo formicolava di stelle

Liliana Lilli Bilancia Blanco, omaggio a G. Verga Novelliere, Olio su tela























"Fuori della cava il cielo formicolava di stelle, e laggiù la lanterna fumava e girava al pari di un arcolaio. Il grosso pilastro rosso, sventrato a colpi di zappa, contorcevasi e si piegava in arco, come se avesse il mal di pancia, e dicesse ohi! anch’esso. 

Malpelo andava sgomberando il terreno, e metteva al sicuro il piccone, il sacco vuoto ed il fiasco del vino. 
Il padre, che gli voleva bene, poveretto, andava dicendogli: «Tirati in là» oppure «Sta attento! Sta attento se cascano dall’alto dei sassolini o della rena grossa, scappa!». 
Tutt’a un tratto, punf! Malpelo, che si era voltato a riporre i ferri nel corbello, udì un tonfo sordo, come fa la rena traditora allorché fa pancia e si sventra tutta in una volta, ed il lume si spense. 
L’ingegnere che dirigeva i lavori della cava si trovava a teatro quella sera, e non avrebbe cambiato la sua poltrona con un trono, quando vennero a cercarlo per il babbo di Malpelo, che aveva fatto la morte del sorcio. Tutte le femminucce di Monserrato strillavano e si picchiavano il petto per annunziare la gran disgrazia ch’era toccata a comare Santa, la sola, poveretta, che avesse la terzana. 
L’ingegnere, quando gli ebbero detto il come e il quando, che la disgrazia era accaduta da circa tre ore, e Misciu Bestia doveva già essere bell’e arrivato in Paradiso, andò quasi per scarico di coscienza, con scale e corde, a fare il buco nella rena. 
Altro che quaranta carra! Lo Sciancato disse che a sgomberare il sotterraneo ci voleva almeno una settimana. Della rena ne era caduta una montagna, tutta fina e ben bruciata dalla lava che si sarebbe impastata colle mani e dovea prendere il doppio di calce. Ce n’era da riempire delle carra per delle settimane. Il bell’affare di mastro Bestia! Nessuno badava al ragazzo che si graffiava la faccia ed urlava, come una bestia davvero.
– To’! – disse infine uno – è Malpelo! Di dove è saltato fuori, adesso? Se non fosse stato Malpelo non se la sarebbe passata liscia... Malpelo non rispondeva nulla, non piangeva nemmeno, scavava colle unghie colà, nella rena, dentro la buca, sicché nessuno s’era accorto di lui; e quando si accostarono col lume gli videro tal viso stravolto, e tali occhiacci invetrati, e la schiuma alla bocca da far paura; le unghie gli si erano strappate e gli pendevano dalle mani tutte in sangue. Poi quando vollero toglierlo di là fu un affare serio; non potendo più graffiare, mordeva come un cane arrabbiato e dovettero afferrarlo pei capelli, per tirarlo via a viva forza." 


da “Rosso Malpelo”, Giovanni Verga

martedì 8 ottobre 2013

No skills, no party




Italia e Spagna, ebbene sì, maglia nera in fatto di “Adult skills”, e cioè quell’insieme variegato di competenze e capacità tanto utili nel lavoro quanto nella vita sociale.
L’amaro verdetto viene dalla ricerca portata a termine in 24 paesi dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD) e presentata oggi, martedì 8 ottobre.
Gli indicatori? Anzitutto il tasso di alfabetizzazione, inteso come abilità di comprendere e utilizzare al meglio testi scritti. Non solo pura decodifciazione, quindi, ma anche valutazione ed interpretazione di messaggi complessi. Poi l’abilità di calcolo, la capacità di utilizzare interpretare e comunicare informazioni numeriche. C’è poi il problem solving, concetto calato oggi in un contesto altamente tecnologizzato, un quid oramai imprescindibile che ha a che fare con la capacità di usare le tecnologie digitali, gli strumenti di comunicazione e le reti, in modo tale da acquisire ed utilizzare informazioni, mettendosi in relazione con gli altri. Risolvere problemi, insomma, tanto nella vita privata, quanto nel lavoro e nel proprio contesto sociale, definendo obiettivi appropriati e scegliendo le informazioni adeguate allo scopo.
L’apprendimento, infatti, non dovrebbe finire con la fine del periodo scolare: i cittadini devono poter continuare ad investire nelle loro abilità e nelle loro competenze lungo il corso della loro vita adulta, tanto più che le abilità di cui qui si parla non sono direttamente connesse ai livelli di istruzione. In alcuni paesi, ad esempio, un quarto dei laureati finiscono in fondo alla classifica, mentre in Australia, Filanda, Giappone e Norvegia più di uno su tre cittadini senza elevata scolarizzazione raggiungono comunque livelli elevati in fatto di Adult Skills.
Insomma, dalla ricerca è chiaro che un buon utilizzo di queste abilità aumenta le prospettive di impiego, migliora la qualità della vita e funge da potente volano per la crescita economica.
Un aspetto, quello della formazione permanente, che dovrebbe essere valorizzato anche in periodi di vacche magre, viste le documentate ricadute positive.

Link al sito dell'OECD. 
Link all'articolo del The Guardian sulla ricerca 

mercoledì 1 maggio 2013

Ei pensava che era stato sempre là

Liliana Lilli Bilancia Blanco, omaggio a G. Verga Novelliere, Olio su tela

























«Ei pensava che era stato sempre là, da bambino, e aveva sempre visto quel buco nero, che si sprofondava sotterra, dove il padre soleva condurlo per mano. Allora stendeva le braccia a destra e a sinistra, e descriveva come l'intricato laberinto delle gallerie si stendesse sotto i loro piedi all'infinito, di qua e di là, sin dove potevano vedere la "sciara" nera e desolata, sporca di ginestre riarse, e come degli uomini ce n'erano rimasti tanti, o schiacciati, o smarriti nel buio, e che camminano da anni e camminano ancora, senza poter scorgere lo spiraglio del pozzo pel quale sono entrati, e senza poter udire le strida disperate dei figli, i quali li cercano inutilmente.
Ma una volta in cui riempiendo i corbelli si rinvenne una delle scarpe di mastro Misciu, ei fu colto da tal tremito che dovettero tirarlo all'aria aperta colle funi, proprio come un asino che stesse per dar dei calci al vento. Però non si poterono trovare né i calzoni quasi nuovi, né il rimanente di mastro Misciu; sebbene i pratici affermarono che quello dovea essere il luogo preciso dove il pilastro gli si era rovesciato addosso; e qualche operaio, nuovo al mestiere, osservava curiosamente come fosse capricciosa la rena, che aveva sbatacchiato il "Bestia" di qua e di là, le scarpe da una parte e i piedi dall'altra.
Dacché poi fu trovata quella scarpa, "Malpelo" fu colto da tal paura di veder comparire fra la rena anche il piede nudo del babbo, che non volle mai più darvi un colpo di zappa, gliela dessero a lui sul capo, la zappa. Egli andò a lavorare in un altro punto della galleria, e non volle più tornare da quelle parti. Due o tre giorni dopo scopersero infatti il cadavere di mastro Misciu, coi calzoni indosso, e steso bocconi che sembrava imbalsamato. Lo zio Mommu osservò che aveva dovuto penar molto a finire, perché il pilastro gli si era piegato proprio addosso, e l'aveva sepolto vivo: si poteva persino vedere tutt'ora che mastro "Bestia" avea tentato istintivamente di liberarsi scavando nella rena, e avea le mani lacerate e le unghie rotte.
- Proprio come suo figlio "Malpelo"! - ripeteva lo "sciancato" - ei scavava di qua, mentre suo figlio scavava di là -. Però non dissero nulla al ragazzo, per la ragione che lo sapevano maligno e vendicativo.
Il carrettiere si portò via il cadavere di mastro Misciu al modo istesso che caricava la rena caduta e gli asini morti, ché stavolta, oltre al lezzo del carcame, trattavasi di un compagno, e di "carne battezzata". La vedova rimpiccolì i calzoni e la camicia, e li adattò a "Malpelo", il quale così fu vestito quasi a nuovo per la prima volta. Solo le scarpe furono messe in serbo per quando ei fosse cresciuto, giacché rimpiccolire le scarpe non si potevano, e il fidanzato della sorella non le aveva volute le scarpe del morto».

da “Rosso Malpelo”, Giovanni Verga.

venerdì 11 gennaio 2013

Al lavoro. Per il lavoro.



Mentre in Italia ci si scalda, tra gli altri, sul tema del lavoro, anche in Francia le polemiche in merito non si risparmiano. Il dibattito è più che mai acceso e la sfida non poco impegnativa. Semplificando, la posta in gioco è questa. Da una parte, c’è l’impresa che chiede maggiore flessibilità e, dall’altra, il lavoro dipendente, che chiede stabilità e certezze. In mezzo, un meccanismo ancora tutto da definire allo studio dal governo di Françoise Hollande (questa sembra essere la settimana cruciale per le trattative).

L’impresa vorrebbe anzitutto poter avere, quando necessario, la libertà di  spostare un dipendente in termini di mansione e/o di sede, salvaguardando – come è ovvio – qualifica e livello retributivo. Se il lavoratore rifiuta, scatta il licenziamento per “motivi personali”, procedura più snella rispetto al licenziamento economico. Altro scenario: il datore di lavoro procede a riduzioni salariali temporanee, in grado di salvaguardare però le assunzioni (l’operazione, nel suo complesso, deve però essere approvata da almeno il 50% dei dipendenti). Anche qui, il lavoratore che si oppone può essere licenziato. Infine, le imprese vorrebbero un ridotto potere di giudizio della magistratura sui temi più delicati (piani di ristrutturazione, ricorsi ...).

I sindacati – dal canto loro – chiedono un aumento dei contributi sui contratti brevi o brevissimi. Il fine? Disincentivare l’utilizzo di forme contrattuali responsabili della crescente precarizzazione degli ultimi anni (i contratti inferiori al mese e, a volte, addirittura sotto la settimana sono aumentati negli ultimi dieci anni dell’88%). Il sindacato, inoltre, chiede che le imprese finanzino l’assistenza sanitaria complementare per tutti i lavoratori.
Voi che ne pensate?


(Questo post trae ispirazione dall'ottimo articolo di Marco Moussanet
"Parigi cambia le regole sul lavoro", Il Sole 24 Ore, 8 gennaio 2013)