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sabato 31 dicembre 2011

Stories

Eh sì, lo ammetto! Non ho resistito – in queste ultime ore del 2011 – a creare il mio personalissimo (e parzialissimo) blobbone fotografico. Qualche immagine, scelta con cura e selezionata sulla scorta delle emozioni, di alcuni dei fatti che più mi hanno colpito nei mesi scorsi. Molti li ho raccontati in queste pagine, altri avrei voluto farlo.

Nella speranza che l’anno che viene regali a questo nostro pianeta qualche soddisfazione in più!























La “Primavera araba” sconvolge l’assetto politico del Nord Africa e del Medio Oriente: prima è la volta di Tunisia e Algeria, poi di Egitto e Libia. Uno dopo l’altro, cadono i leader della regione: Ben Ali, Mubarak, Muammar Gaddafi e Ali Abdullah Saleh.



London’s burning


Muore Steve Jobs, ma non se ne vanno con lui la forza delle sue idee e l’originalità delle sue azioni.



I 150 anni dell’Unità d’Italia, celebrati in uno dei momenti più difficili della nostra storia recente






















Occupy Wall Street e indignados: i nuovi movimenti mettono in discussione gli assetti dell’attuale sistema socio-economico e Main street assedia il cuore pulsante del financial district.





















L’Euro e l’Ue ad un passo dal baratro: convulse trattative ed estenuanti riunioni provano a salvare il salvabile. La macchina Europa – per il momento – sembra rimanere in carreggiata.

sabato 15 ottobre 2011

Immagini parlanti


John Darkow Cartoon, The Columbia Daily Tribune (Missouri)

Cam Cardow / Ottawa Sun, PoliticalCartoons.com

Vignettisti e artisti descrivono - meglio di tante parole - il clima e i temi fondamentali del movimento Occupy Wall Street che, in giro per il mondo, sta mettendo in discussione gli assetti dell'attuale sistema socio-economico.
Logo by Ji Lee (designer) 


















 Joe Heller, The Green Bay Press-Gazette, Wisconsin





venerdì 14 ottobre 2011

Indignez-vous!

Photo by Spencer Platt/Getty Images

Oggi che gli indignados marciano per le strade di New York, Madrid, Londra e Atene, appare stranamente profetico che solo pochi mesi fa fosse in cima alle classifiche un piccolo libro che proprio del sentimento dell’indignazione fa il suo messaggio principale.

Stiamo parlando di Indignez-vous! (Indignatevi per l'edizione italiana di Add Editore), scritto recentemente da Stéphane Hessel. Classe 1917, Hessel è un diplomatico e politico francese. Durante il secondo conflitto mondiale prese parte alla Resistenza francese e – subito dopo – ebbe «la fortuna», come la definisce lui, di partecipare alla stesura della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, poi adottata dalle Nazioni Unite a Parigi nel 1948.
È un vero e proprio «appello all’indignazione», questo minuscolo pamphlet divenuto best seller.  Indignazione per cosa? Va subito al sodo, Hessel: «il divario tra i più ricchi e i più poveri non è mai stato così significativo e mai la corsa al denaro e la competizione erano state a tal punto incoraggiate».
Punta il dito contro la dittatura dei mercati finanziari «che minacciano la pace e la democrazia». E nei giorni di Occupy Wall Street, nelle ore in cui Main street assedia il cuore pulsante del financial district, il suo j'accuse sembra proprio una profezia avverata.

Ma lungi dall’incitare alla violenza, Hessel esorta ad «un’azione civile risoluta», indicando nella non violenza e nel rispetto dei diritti la strada maestra. Per liberarsi - aggiunge - dal meccanismo perverso del “sempre di più” (nei consumi, nella finanza e nella scienza), pericoloso vortice che ci trascina ogni giorno più in basso. 

Più che un libro (di cui non ha l’organicità),  Indignez-vous! è un piccolo quaderno di appunti (un po’disordinati) che Hessel vuole condividere, soprattutto con i giovani. Mettendoli in guardia dal «peggiore degli atteggiamenti»: l’indifferenza. 
Ossia la rinuncia – perdente, menefreghista e senza vita – alla capacità di indignarsi e all’impegno civile che ne consegue. 

Indignatevi, Stéphane Hessel, add Editore, 2010, pp 61, € 5.00