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venerdì 25 gennaio 2013
Due anni fa
Due anni fa, il 25 gennaio 2011, in Egitto iniziava la rivoluzione che avrebbe condotto alla fine del regime di Mubarak. Una rivoluzione carica di speranze, ma ancora oggi incompiuta. Qui nei racconti (e negli acquerelli) di Julia Morgan-Leamon, artista americana che - proprio in quei giorni - si trovava al Cairo.
venerdì 27 aprile 2012
Democrazia, media e potere nell’era della conoscenza
Il titolo è impegnativo, e
non poco. «È un tema infinito – spiega Stefano Rodotà, intervenuto con una preziosissima lectio al Festival Internazionale del giornalismo di
Perugia 2012. «Ma va trattato, sia
pure per generalizzazioni – avverte, il Professore, giurista di fama
internazionale – per capire, in fondo, quale è il futuro che ci sta davanti».
Tanti, infatti, gli interrogativi. La democrazia è salvata o invasa dalla
tecnologia? I nuovi media nutrono o uccidono la libertà?
Perché,
sullo sfondo, c’è sempre l’idea della democrazia diretta, «quasi un mito fondativo che affonda le sue
origini nella antica Grecia». È Atene, infatti, che – per quanto incompiuta (le
donne e gli apolidi non erano previsti nell’agorà) – offre l’immagine, oltre che la prima
sperimentazione, di quella democrazia in cui ciascuno può parlare, sentire e
farsi sentire.
E
oggi, esiste una piazza virtuale? Secondo
Rodotà sì. E, aggiunge, «non è detto che sia in competizione con quella reale».
Nel 1999, agli albori del movimento no-global, manifestanti provenienti da
tutto il mondo si riunirono a Seattle, in occasione della conferenza della
World Trade Organization. Dove si erano conosciuti, organizzati? Nella piazza
della rete. Dove si ritrovavano? Nella piazza fisica della città statunitense. «È
la prova che la vecchia piazza convive con quella nuova, come dimostrano – più
recentemente – le Primavere Arabe».
E
i media tradizionali? Continuano ad avere un loro peso, spiega il Professore.
Sempre nel ’99 la notizia delle proteste venne diffusa dai media tradizionali.
Ma anche il caso Wikileaks – grazie al quale i cittadini del mondo si sono
appropriati degli arcana imperii – lo dimostra: «Assange non ha messo in rete i dati di cui disponeva,
ma li ha forniti ai grandi giornali americani ed europei. Questo perché non c’è
solo discontinuità, ma anche continuità tra le tecnologie di prima e quelle
successive».
![]() |
| Il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia |
Ma
quella di Rodotà non è una visione (solo) romantica della rete e del web. Esitono
punti oscuri, come, in primis, la selezione del materiale e la
verifica della notizia, resa più difficile nel mare magnum del web. «La stampa tradizionale era depositaria del controllo della notizia.
Oggi prima arriva la notizia e poi c’è la verifica. Che non può non esserci». E
poi, il controllo (sia quello pubblico, cioè di sicurezza, che quello privato,
ossia di mercato), oggi reso possibile in una forma più che mai capillare.
La
prospettiva allora è forse quella di «un “Orwell ad Atene”, ad indicarci che la
grande utopia della democrazia diretta e la distopia della sorveglianza globale, in qualche modo, già oggi convivono».
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sabato 31 dicembre 2011
Stories
Eh sì, lo ammetto! Non ho
resistito – in queste ultime ore del 2011 – a creare il mio personalissimo (e
parzialissimo) blobbone fotografico. Qualche immagine, scelta con cura e
selezionata sulla scorta delle emozioni, di alcuni dei fatti che più mi hanno colpito
nei mesi scorsi. Molti li ho raccontati in queste pagine, altri avrei voluto farlo.
London’s burning
Nella speranza che l’anno
che viene regali a questo nostro pianeta qualche soddisfazione in più!
La “Primavera araba”
sconvolge l’assetto politico del Nord Africa e del Medio Oriente: prima è la
volta di Tunisia e Algeria, poi di Egitto e Libia. Uno dopo l’altro, cadono i
leader della regione: Ben Ali, Mubarak, Muammar Gaddafi e Ali Abdullah Saleh.
Muore Steve Jobs, ma non
se ne vanno con lui la forza delle sue idee e l’originalità delle sue azioni.
I 150 anni dell’Unità
d’Italia, celebrati in uno dei momenti più difficili della nostra storia
recente
Occupy Wall Street e indignados: i nuovi movimenti mettono in discussione gli assetti dell’attuale
sistema socio-economico e Main street assedia il cuore pulsante del financial
district.
L’Euro e l’Ue ad un
passo dal baratro: convulse trattative ed estenuanti riunioni provano a salvare
il salvabile. La macchina Europa – per il momento – sembra rimanere in
carreggiata.
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sabato 26 novembre 2011
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