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venerdì 9 maggio 2014

La dichiarazione di pace



La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.

Il contributo che un'Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent'anni antesignana di un'Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L'Europa non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra.
L'Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L'unione delle nazioni esige l'eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l'azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania.
A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l'azione su un punto limitato ma decisivo.
Il governo francese propone di mettere l'insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un'organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei.
La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.
La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica.
Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l'Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano. Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all'instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni.
Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace.Per giungere alla realizzazione degli obiettivi cosi' definiti, il governo francese è pronto ad iniziare dei negoziati sulle basi seguenti.
Il compito affidato alla comune Alta Autorità sarà di assicurare entro i termini più brevi: l'ammodernamento della produzione e il miglioramento della sua qualità: la fornitura, a condizioni uguali, del carbone e dell'acciaio sul mercato francese e sul mercato tedesco nonché su quelli dei paese aderenti: lo sviluppo dell'esportazione comune verso gli altri paesi; l'uguagliamento verso l'alto delle condizioni di vita della manodopera di queste industrie.
Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l'applicazione di un piano di produzione e di investimento, l'istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione. La circolazione del carbone e dell'acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività.
Contrariamente ad un cartello internazionale, che tende alla ripartizione e allo sfruttamento dei mercati nazionali mediante pratiche restrittive e il mantenimento di profitti elevati, l'organizzazione progettata assicurerà la fusione dei mercati e l'espansione della produzione.
I principi e gli impegni essenziali sopra definiti saranno oggetto di un trattato firmato tra gli stati e sottoposto alla ratifica dei parlamenti. I negoziati indispensabili per precisare le misure d'applicazione si svolgeranno con l'assistenza di un arbitro designato di comune accordo : costui sarà incaricato di verificare che gli accordi siano conformi ai principi e, in caso di contrasto irriducibile, fisserà la soluzione che sarà adottata.
L'Alta Autorità comune, incaricata del funzionamento dell'intero regime, sarà composta di personalità indipendenti designate su base paritaria dai governi; un presidente sarà scelto di comune accordo dai governi; le sue decisioni saranno esecutive in Francia, Germania e negli altri paesi aderenti. Disposizioni appropriate assicureranno i necessari mezzi di ricorso contro le decisioni dell'Alta Autorità.
Un rappresentante delle Nazioni Unite presso detta autorità sarà incaricato di preparare due volte l'anno una relazione pubblica per l'ONU, nelle quale renderà conto del funzionamento del nuovo organismo, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dei suoi fini pacifici.
L'istituzione dell'Alta Autorità non pregiudica in nulla il regime di proprietà delle imprese. Nell'esercizio del suo compito, l'Alta Autorità comune terrà conto dei poteri conferiti all'autorità internazionale della Ruhr e degli obblighi di qualsiasi natura imposti alla Germania, finché tali obblighi sussisteranno.

La Festa dell'Europa & Chi più ne ha più ne metta: 
2012: Il compleanno amaro dell'Europa, intervista a Gianfranco Pasquino 
2013: Diritto d'Europa. Intervista a Stefano Rodotà



mercoledì 11 gennaio 2012

Angie, la Gioconda del Nord

Angela Merkel
























Se la parola più usata nell’ultimo scorcio del 2011 è stata spread, il nome più pronunciato è stato senza dubbio quello di Angela Merkel. E non si prevedono inversioni di tendenza per il 2012. La cancelliera tedesca, in coppia (quasi) fissa con Nicolas Sarkozy, ha dominato non solo pagine di giornale e summit europei, ma anche dibattiti televisivi e chiacchiere da bar. Con giudizi non sempre lusinghieri. Proviamo allora a fare ordine su questa figura che, accusata o difesa che sia, si è trovata a guidare un’Europa ... sull’orlo del baratro.

Donna dell’est, protestante, due matrimoni, senza figli, Angie – come la chiamano amici e detrattori – nasce nel 1954 ad Amburgo, ma cresce nella Repubblica Democratica Tedesca, meglio nota come Germania dell’Est. Il padre – il pastore protestante Horst Kasner (Merkel è il cognome del primo marito di Angela) – decide di trasferirsi, famiglia al seguito, al di là della Cortina di ferro (il Muro non era ancora arrivato a dividere – fisicamente e simbolicamente – due modi di essere, due ideologie e due sistemi politico-sociali). La penuria di pastori spingeva i più motivati tra loro a compiere missioni ad Est, muovendosi in controtendenza rispetto alle tantissime persone che, fuggendo dalla RDT nell’illegalità e rischiando non poco, si riversavano nella Repubblica Federale tedesca.
Angela Merkel cresce nella RDT
Ecco allora che la giovane Angela muove i primi passi. E se è vero che le difficoltà aiutano ad essere migliori, così sembra essere stato per la futura Cancelliera: dietro al suo successo – concordando molti osservatori – sta il fatto di essere cresciuta sotto ad un regime dispotico, dove ha imparato l’arte di mediare, anzitutto tra le proprie idee e la realtà. Tenace e determinata, “vuole essere sempre la numero uno”, racconta chi la conosce bene e lei stessa ha ammesso, in una delle poche interviste concesse, che, in fondo, “non c’è niente di male ad essere ambiziosi”. Studia Fisica all’Università di Lipsia, ottiene un dottorato e diviene membro dello staff accademico al Central Institute of Physical Chemistry dell’Accademia delle Scienze di Berlino Est. Ma alla carriera universitaria si sostituisce ben presto quella politica.
Entrata nella CDU (Unione Cristiano-democratica) nel 1990, la Merkel diviene due volte ministro nella Germania riunificata: nel 1991 alle Pari opportunità, nel 1994 all’ancor più strategico Ministero per l’Ambiente e la sicurezza nucleare. Da aspirante scienziata ad aspirante Cancelliere, dunque, il salto è breve. Ancor più breve se a propiziarlo è niente meno che Helmuth Kohl, leader della CDU, artefice della (delicatissima) riunificazione delle due Germanie e grande europeista. I destini politici dei due si incontrano in occasione del congresso di partito del ‘90: Kohl viene colpito dal carattere e dalla biografia (spendibile politicamente) di Angela, la ribattezza “das madchen” (la ragazza) e decide di spianarle la strada, dentro al partito e dentro al governo.
Angela Merkel con Helmut Kohl
Fino al 2005, quando la ragazza, ormai cresciuta, vince (di misura) le elezioni politiche e assume la guida dell’intero paese, “prima donna e prima tedesca dell’est ad occupare la cancelleria”, è scritto, ben in evidenza, nel sito ufficiale di governo. Successo ottenuto anche attraverso – tra le altre cose –  la rottura con il padrino politico: quando Kohl è travolto dallo scandalo finanziario legato ai finanziamenti al partito, Angela non lo risparmia e lo invita pubblicamente a farsi da parte.
Lontana dall’idealtipo di donna in voga tra i conservatori, contribuisce a svecchiare non solo il partito ma tutta la scena politica tedesca. Spesso illuminata (come ministro per l’Ambiente affronta la questione del trasporto delle scorie nucleari appellandosi a tutte le forze politiche e sociali: quando è in gioco il bene comune, meglio non escludere nessuno dal tavolo), è stata una grande sostenitrice della parità tra i sessi (ha promosso, solo per fare un esempio, gli asili pubblici, fino ad allora impopolari tra le fila dei conservatori). Con lei va in porto la seconda Grosse Koalition della storia tedesca (dopo quella degli anni ’60), che vede al governo i cristiano-democratici insieme ai socialisti della SPD. Nel 2009 la rielezione, questa volta a braccetto con i liberali.
Il resto è storia: oggi la Merkel ha gli occhi di Europa e del mondo addosso. Col suo fare – enigmatico quanto basta (Der Spiegel l’ha definita la “Gioconda del Nord”) – cerca, in un difficilissimo equilibrismo, di salvare sia l’Ue che i favori del suo elettorato. Viene accusata – a ragione – di aver tentennato in momenti cruciali: sono datate 2009 le prime drammatiche avvisaglie della crisi greca e, a quei tempi, sarebbe bastato poco per calmare i mercati e tranquillizzare gli investitori. E invece, ci volle una telefonata accorata di Obama per sbloccare le reticenze della Cancelliera e a convincerla ad intervenire, sia pure in ritardo.

Angela Merkel, Nicholas Sarkozy e Mario Monti

Ma deve esserle riconosciuto, altrettanto a ragione, di aver saputo tenere testa agli agguerritissimi falchi antieuropeisti made in Deutschland e ai profeti del rigore (basti citare – tra i secondi – Jürgen Stark, economista tedesco alla BCE, che – in nome dell’ortodossia rigorista – si è addirittura dimesso dall’incarico, tanto era contrario all’acquisto, da parte dell’Eurotower, dei titoli sovrani dei paesi in difficoltà). Ed è riuscita a fare accettare ad un Bundestag più che riluttante il Fondo salva stati, irrobustito da ultimo lo scorso settembre. Ma ancora molte sono le rigidità di Angela: dal (netto) rifiuto degli Eurobond, alla contrarietà al rafforzamento dei poteri della Banca centrale europea. Che la nuova intesa tra Italia e Francia riesca a convincere la cauta Cancelliera? Alla prossima puntata.