venerdì 28 giugno 2013

Burger Gate


Il Ministro inglese del Tesoro, George Osborne


All’origine ci fu un tweet. Quello di Gorge Osborne, ministro del Tesoro inglese, che – a testimonianza del suo stacanovismo – l’altra sera ha cinguettato ignaro una foto di se medesimo, alle prese con le ultime revisioni del discorso sulla spending review. E con un hamburger. L’effetto boomerang, manco a dirlo, non si è fatto attendere. Ma a scatenare l’attenzione dei media non sono state le questioni di budget, ma – ebbene sì – l’hamburger, ribattezzato
La frontpage del The Sun
dal Sun
Shamburger per il fatto di costare – udite, udite – ben £11.75.            

                                                            
Già perché il vituperato
medaglione di manzo è stato acquistato dal poco avveduto Ministro da Byron, la boutique dei fast food, i cui prezzi triplicano rispetto al democratico e accessibilissimo Mc Donalds. Notizia da Sun, direte voi, tipica di certa stampa trash cara agli inglesi. E invece no: il fattaccio è stato ripreso da tanti (e qualificati) organi di stampa, dal The Telegraph  al Guardian, passando per Sky NewsBBC ed Huffington Post Uk
Reato, dunque. E con l’aggravante che – spiega il Sun – «l’hamburger è stato acquistato presso lo store di Waterloo, ad un miglio di distanza, quando c’erano ben dieci McDonald’s nella zona». Tra chi lo difende («Byron's burgers are simply better than the Maccy Ds and Burger Kings of this world») e chi lo accusa («He's obviously ignorant to the fact that most pensioners have to spread £10 over five meals», dice un cittadino), la notizia ha sollevato un polverone. 
Eric Pickles e la sua parodia alla foto di Osborne
Tanto che il cabinet minister Eric Picklesha colto l’occasione per farne parodia (prontamente retweetata con innegabile fair play dallo stesso Osborne).
Insomma, il #burgergate come affare di stato. E il malcapitato prova a difendersi, aggrappandosi al fatto che Mc Donalds non consegna a domicilio (ma pare che nemmeno Byron lo faccia) e che l’intento era solo quello di mostrare l’extra time di lavoro. Totalmente inaspettate, in altre parole, conseguenze di questo genere.
Quello che si dice, le insidie della politica ai tempi dei social network. E dei Fast Food. 

mercoledì 26 giugno 2013

A Berlino, 50 anni fa




Sono fiero di trovarmi in questa città come ospite del vostro illustre sindaco, che ha simboleggiato nel mondo lo spirito combattivo di Berlino Ovest. E sono fiero di visitare la Repubblica federale con il vostro illustre cancelliere, che da tanti anni impegna la Germania per la democrazia, la libertà e il progresso, e di trovarmi qui in compagnia del mio compatriota generale Clay, che è stato in questa città nei grandi momenti di crisi che essa ha attraversato, e vi ritornerà, se mai ve ne sarà bisogno.

Duemila anni fa, il vanto più grande era questo: Civis romanus sum. Oggi, nel mondo della libertà, il maggior vanto è poter dire: Ich bin ein Berliner. C'è molta gente al mondo che realmente non comprende - o dice di non comprendere - quale sia il gran problema che divide il mondo libero dal mondo comunista. Vengano a Berlino. Ci sono taluni i quali dicono che il comunismo rappresenta l'ondata del futuro. Che vengano a Berlino. E ci sono poi alcuni che dicono, in Europa e altrove, che si potrebbe lavorare con i comunisti. E vengano anche questi a Berlino. E ci sono persino alcuni pochi, i quali dicono che è vero, sì, che il comunismo è un cattivo sistema, ma che esso consente di realizzare il progresso economico. Lass sie nach Berlin kommen.
La libertà ha molte difficoltà, e la democrazia non è perfetta; ma noi abbiamo mai dovuto erigere un muro per chiudervi dentro la nostra gente e impedirle di lasciarci. Desidero dire, a nome dei miei concittadini, che vivono molte miglia lontano, al di là dell'Atlantico - e sono remoti da voi - che per loro è motivo di massima fierezza il fatto di avere potuto condividere con voi, sia pure a distanza, la storia degli ultimi diciotto anni. Non so di alcuna città che, contesa per diciotto anni, conservi ancora la vitalità, la forza, la speranza e la risolutezza della città di Berlino Ovest. Sebbene il muro rappresenti la più ovvia e lampante dimostrazione degli insuccessi del sistema comunista dinanzi agli occhi del mondo intero, non ne possiamo trarre soddisfazione. Esso rappresenta, infatti, come ha detto il vostro sindaco, un'offesa non solo alla storia, ma un'offesa all'umanità, perché divide le famiglie, divide i mariti dalle mogli e i fratelli dalle sorelle, e divide gli uni dagli altri i cittadini che vorrebbero vivere insieme. Ciò che vale per questa città, vale per la Germania. Una pace veramente durevole in Europa non potrà essere assicurata fino a quando a un tedesco su quattro si negherà il diritto elementare di uomo libero, e cioè quello della libera scelta. In diciotto anni di pace e di buona fede, questa generazione tedesca si è guadagnata il diritto di essere libera e con esso il diritto di unire le famiglie e la nazione in pace durevole e in buona volontà verso tutti i popoli. Voi vivete in un'isola fortificata della libertà; ma la vostra vita è parte della vita del mondo libero. Vorrei quindi chiedervi, concludendo, di levare il vostro sguardo al di là dei pericoli di oggi e verso la speranza di domani, al di là della semplice libertà di questa città di Berlino o della vostra patria tedesca e verso il progresso della libertà dovunque, al di là del muro e verso il giorno della pace con giustizia, al di là di voi stessi e di noi, verso l'umanità tutta. La libertà è indivisibile, e quando un uomo è in schiavitù, nessun altro è libero. Quando tutti saranno liberi, allora potremo guardare al giorno in cui questa città sarà riunita - e così questo Paese e questo grande continente europeo - in un mondo pacifico e ricco di speranza.
Quando questo giorno infine verrà - e verrà - la popolazione di Berlino Ovest potrà avere motivo di misurata soddisfazione per il fatto di essersi trovata sulla linea del fronte per quasi due decenni. Tutti gli uomini liberi, ovunque si trovino, sono cittadini di Berlino.
Come uomo libero, quindi, mi vanto di dire: Ich bin ein Berliner. 

***
Leggi anche l’articolo di Ubaldo Villani Lubelli su Potsdamer Platz

mercoledì 19 giugno 2013

Beppe, le epurazioni e la democrazia (evaporata)



















«La senatrice Adele Gambaro ha rilasciato dichiarazioni lesive per il M5S senza nessun coordinamento con i gruppi parlamentari e danneggiando l'immagine del M5S con valutazioni del tutto personali e non corrispondenti al vero»
Con queste affermazioni apre il post nella homepage del blog di Beppe Grillo dedicato all’affaire Gambaro. Affermazioni che contengono anzitutto una macroscopica “non-verità”. La senatrice, esposta ora al pubblico ludibrio, infatti, non ha rilasciato dichiarazioni lesive sul (e per il) M5S, ma su Beppe Grillo e, segnatamente, sui toni da questi adottati, definiti «minacciosi». E su esplicita domanda del cronista di Sky – «secondo lei in questo momento il problema del movimento è Beppe Grillo?» – risponde: «Sì, noi lavoriamo tantissimo e questo non viene percepito all’esterno», difendendo, evidentemente, il lavoro dei deputati-cittadini eletti nelle liste pentastellate.
Quindi, nessuna dichiarazione a danno del Movimento in quanto tale.
A meno che non si assuma – come sembra fare il comico genovese – che esista una totale coincidenza, una piena sovrapposizione, tra il M5S e il suo capo.
In questo senso, dunque, il Movimento di Grillo altro non sarebbe che l’ennesimo Partito-Persona (movimento-persona, a voler essere precisi), di cui è tanto ricca la storia del nostro paese, quel genere tanto in voga nell’Italia dei leader, dei leaderini e dei semi-leader.
Secondo questo modello nacque, ad esempio, la Lega Nord – imperniata attorno alla folkloristica figura di Umberto Bossi, lo stesso di cui oggi una parte del partito (sbiadito più che mai) chiede l’espulsione. E poi (e soprattutto) la fu Forza Italia, successivamente metamorfizzata nel Popolo delle Libertà, che secondo Norberto Bobbio fu il “primo partito personale di massa”. «Chi ha scelto Forza Italia – spiegava Bobbio – non ha scelto un programma, ha scelto una persona». E questo a voler circoscrivere il discorso nel perimetro della Seconda Repubblica, perché altrimenti la storia degli individui pericolosamente ed immeritatamente riconosciuti quali portatori di carisma, investirebbe certi altri periodi non propriamente felici per la storia del paese.
I partiti-persona,  insomma, sempre meno “cinghie di trasmissione” e sempre più semplici aggregati elettorali forti solo dei propri condottieri, loro, sì, in grado di scuotere, ammaliare ed affascinare i cittadini. In questi casi, non è il partito che crea il leader, ma è il leader a creare il partito. Partito che – è evidente – non può che essergli fedele e riconoscente fino alla fine, pena la sua stessa dissoluzione.
In questa cornice, la dissidenza e l’offesa diretta al vertice non hanno spazio, né cittadinanza. A reprimerli, il ruolo dominante e prioritario del capo – padre padrone, dominus infallibile – e la pratica delle epurazioni' da lui stesso pilotate.
«Per mezzo di tali epurazioni – si legge alla voce “totalitarismo” nell’enciclopedia Treccani – viene edificata, consolidata e tutelata la posizione monopolistica del capo, che è insieme espressione e fulcro del totalitarismo». «Sono i capi totalitari – si legge ancora – a costituire l'autentico nucleo del sistema di dominio».
La democrazia? Evaporata. Inevitabilmente evaporata, dal momento che quello democratico è il luogo del confronto, del dibattito e della deliberazione, dove tesi e antitesi si fanno sintesi proprio grazie alla critica. 
Che il M5S costituisca un piccolo sistema autoritario, un microclima in cui l’apice mette a tacere la base pensante?
Già perché i fatti più recenti ci rimandano sempre più l’immagine di un sistema in cui l’arbitrio e le decisioni di uno prevalgono sulla libertà e le parole di altri. Con l’astuzia di dare alla manovra di epurazione del malcapitato (o della malcapitata) di turno, una grossolana “rabberciatura” democratica, attraverso il voto – misterioso, inafferrabile e acriticamente plebiscitario – della rete. 

martedì 18 giugno 2013

Iran

Una scena tratta da "Persepolis", un film di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, 2007  

Iran, 1979. Con l'instaurazione della Repubblica islamica inizia l’epoca dei "pasdaran" che controllano i comportamenti e i costumi dei cittadini. Marjane, costretta a portare il velo, diventa rivoluzionaria.

Con ironia e realismo, uniti ad un potente bianco e nero, Marjane Satrapi traspone in un film d’animazione che ho amato – semplice ma insieme sofisticato – le tavole dell’omonima graphic novel, Persepolis. Tavole attraverso cui ripercorre la sua vita, inevitabilmente segnata dalle vicende del proprio paese. 

Iran, 2013. Elezioni. «La vittoria di Rohani rappresenta la rivincita di moderati e pragmatici, ma soprattutto degli ayatollah sui pasdaran e sulle teorie devianti del presidente uscente Ahmadinejad» scrive sul Corriere della Sera Farian Sabahi, iraniana, docente di Storia dei paesi islamici e giornalista. «In questa vittoria – continua - sono state decisive le dichiarazioni di Rowhani contro lo stato di polizia e a favore dei prigionieri politici, della libertà di espressione, dei diritti sociali delle donne perché l'Islam non può essere pretesto per relegarle in una condizione inferiore».
Secondo Farian Sabahi «anche questa volta a contare è il voto delle iraniane». «Per certi versi queste elezioni ricordano quelle del '97 vinte dal riformatore Khatami mentre tutti davano favorito il conservatore Nateq Nouri, che in campagna elettorale aveva dichiarato di voler imporre il velo alle bambine prima della pubertà, inimicandosi le donne».
«Rohani si insedierà il 3 agosto e nei mesi successivi scopriremo se manterrà le promesse. In primis quella di liberare i prigionieri politici, e quindi Mussavi e Karrubi, i leader del movimento verde agli arresti domiciliari da oltre due anni. Ma anche nei confronti delle donne che reclamano diritti, e non solo sociali. Certo è che mettere in prima linea un moderato è l'unico modo per fare uscire l'Iran dall'isolamento. Una scelta obbligata, per il leader supremo».
In altre parole, attenzione ai facili entusiasmi: «se Rohani ha partecipato a questa corsa elettorale è perché lo ha deciso il leader supremo, spiega la Sabahi.

Se, dunque, la prudenza è d’obbligo, è lecito anche sperare che qualcosa possa davvero cambiare, prima o poi. E che nessuno sia più costretto a vivere sotto i riflettori di un grande fratello integralista e punitivo.


giovedì 13 giugno 2013

Hacktivists vs Grecia



Fresco di pubblicazione su You Tube il video del gruppo di “Hacktivists” Anonymous, che avverte minacciosamente il Governo greco circa imminenti attacchi alle piattaforme web governative. La ragione? La chiusura della Tv di Stato ERT, stop che investe direttamente 2.650 posti di lavoro. “We Are Anonymous.
 We Are Legion. 
We Do Not Forgive. 
We Do Not Forget. 
Expect Us, Greek government”, sono le parole pronunciate dalla figura con la maschera di Guy Fawkes. 

lunedì 10 giugno 2013

Gezipark Philharmonic


Member of many Turkish Orchestras and freelance musicians giving a concert in Gezi Park. 


I publish once again some notes from a Turkish friend of mine, Yurdakul Celebi.

There are many politicians in Turkey who have common sense including President Gul. They have been trying to calm things down. However, they cannot do much because, Mr Erdogan is the absolute leader of his party and the country.
The issue is Mr Erdogan's attitude. He acts like he does not want to calm things down. He has been avoiding to give a simple apology to those who have suffered from the police's treatment. He still insists on demolishing the park. He still accuses protesters as marginals and terrorists. So, nothing changes on his side. It looks like he did not get the message from people at all.
Since the police has withdrawn, Taksim square has become a festival place. A lot of people gather there, they sing together, act together, read together, pray together, share their food with each other.

I must say, I have never seen Taksim this peaceful.
We will see what happens next...
Regards,
Yurdakul 

mercoledì 5 giugno 2013

Turchia: domanda e risposta



In data 2 giugno 2013, Libertà e Giustizia Roma invia una lettera aperta all’Ambasciatore turco in Italia, pochi giorni dopo la risposta. Eccole entrambe:

Ambasciatore Hakkı Akil,
come cittadini Italiani  amici della Turchia siamo rimasti profondamente colpiti dalla brutale repressione che il suo Governo ha posto in essere contro i dimostranti di Piazza Taksim.
La difesa del Gezi Parki è diventata il simbolo dei cittadini che vedono erodere ogni giorno il valore fondativo della laicità dello Stato Turco, a causa di una legislazione sempre più soggetta a restrizioni religiose.
L'interferenza della religione - di alcuni - sulle leggi - per tutti - ha sempre provocato ingiustizie e regresso sociale ed infatti è stata da tempo superata negli stati con democrazie più avanzate
Anche in Italia la laicità dello Stato  è molto incerta e tanti cittadini - credenti e non credenti - si battono insieme perché questo tema si affermi pienamente, come principio di rispetto ed eguaglianza verso i credenti di tutte le religioni, in regime di assoluta parità con chi si dichiara ateo.
Ambasciatore Hakkı Akil,
nell'esprimere pena solidarietà ai dimostranti così duramente e ingiustamente perseguitati e feriti, le chiediamo di riferire al suo Governo la profonda preoccupazione di molte cittadine e cittadini Italiani per l'indebolimento  nella Turchia del valore della laicità, che è stato uno degli elementi più importanti per creare un clima di progressiva fiducia tra Turchia ed Europa, e che oggi rischia di subire una brusca battuta d'arresto.

Con amicizia e impegno democratico

Massimo Marnetto
Libertà e Giustizia di Roma – Italia

***
La ringrazio per l’interesse dimostrato per gli avvenimenti che succedono nel nostro Paese.
Il diritto alla libertà di espressione, di riunione e di manifestazione, sono diritti garantiti dalla Costituzione nel nostro Paese.
In realtà, questo tipo di manifestazioni fanno parte della cultura politica della Turchia. Esse non sono casi nuovi o straordinari.
Durante le manifestazioni iniziate a Taksim che avevano finalità di protezione ambientale e in seguito dilagate ulteriormente, le forze di sicurezza hanno dovuto intervenire contro alcuni gruppi che avevano fuorviato lo scopo della manifestazione, ricorrendo alla violenza.
Il Primo Ministro Erdogan e il Ministro dell’Interno Güler hanno personalmente condiviso con l’opinione pubblica l’idea che la polizia in alcune momenti della manifestazione abbia usato la forza in maniera sproporzionata e hanno prontamente annunciato l’apertura di un'inchiesta.
Infatti, oggi, il Ministero dell'Interno ha avviato questo processo.
Allo stato attuale, i rappresentanti della politica e della società civile fanno appelli al buon senso.
La democrazia radicata della Turchia e la cultura di pace della nostra comunità hanno la maturità e gli strumenti sufficienti in grado di porre fine a questo processo in modo pacifico.
In questo senso, il Presidente della Repubblica oggi ha lanciato un messaggio nel quale ha espresso che i messaggi di buon senso sono ricevuti e verranno considerati.
La ringrazio ancora per la sua cortese attenzione e sensibilità ed invio cordiali saluti.

Hakkı AKİ
L' Ambasciatore

lunedì 3 giugno 2013

Update from Turkey



Turkish Police crashing a window and firing gas capsules into a flat




Here some notes on Erdogan’s tv appearence on tv, from a Turkish friend of mine, Yurdakul Celebi.

«Today, turkish pm was on tv. I was personally very hopeful that he would give a peaceful speech to end all riots in turkey... He disappointed me and most of my friends, including the ones who voted for him. He declared he is not going to seek any permission from anyone! He will do what he has decided to do! The tv presenter seemed scared talking to him.
He called everyone who takes alcohol (even once in a while) as alcoholics! when the presenter reminded him some of these may have voted for him, pm responded "then they cannot be categorised as alcoholics!"
Many tv channels in turkey not showing any of the clashes live! and people of turkey is very angry at them for the censorship. Rioters turn live broadcast vehicles upside down whenever they find one!
After this irresponsible tv interview, now, things got worse and worse... there are clashes in tens of cities...
And our prime minister taking an official trip to some african countries, leaving the trouble and people of turkey behind...» 

sabato 1 giugno 2013

Democratic Emergency in Turkey

Riots in Istanbul 

























«My dear friends all over the world, We need you. I wouldn't ask anyone to share anything if it wasn't this urgent. 
Turkish Democracy and Freedom needs you RIGHT NOW!
 If you believe in Democracy, Peace, Freedom of Speech, we need your awareness of the situation in Turkey right now. Please share this». 

This way starts a message that is actually circulating on the web, after police started a brutal repression in center Istanbul against an Occupy-style movement has taken off in turkish city. The protesters were acting against the demolition of a park provided in the redevelopment plan. But, obviusly, this is only the last straw. The issue is political and concerns the authoritative attitude of Erdogan government. «This is more than an environmental protest – explains Richard Seymour on the Guardian – It has become a lightning conductor for all the grievances accumulated against the government»
«Erdogan has been planting hatred seeds into the hearts of the Turks – says a Turkish young man, a friend of mine who now lives in London but has a lot of connection with his country – now our country is harvesting. Because his increasing success at the polls, he has started to think the is the new Sultan. He has been pressuring people who do not think like him, especially secular Turks (for example by introducing alcohol bans, and so on). It is also very interesting that he has complete control over the Turkish justice system».
The AKP – Erdognan political party - represents a peculiar type of conservative populism. It has never needed the left or the labour movement, which it has repressed. It no longer needs the liberals, as its attacks on women's reproductive rights, and its imposition of alcohol-free zones, show. While denying it is a religious party, it has used the politics of piety to gain a popular base and to strengthen the urban rightwing.
«Turkish police is attacking peaceful protesters violently with tear gas, water cannon and plastic bullets directly targeting their faces and bodies. Dozens of protesters are hospitalized – says the letter – Turkish media, directly controlled by the government, refuse to cover the incidents. Press agencies also blocked the information flow. What started as a peaceful demonstrations for preserving a recreational area in Istanbul city center Taksim square, (which is planned to be demolished for the construction of a shopping mall) become a violent terrorism act of the Turkish Police, to its own people.
«The the government have declared war on secularism, freedom and anyone who doesn't agree with them, from atheists to homosexuals, from socialists to environmentalists can be violently repressed.
WE ARE LOSING OUR FREEDOM!
Our country was no different than your's. We had the same rights. Now they are trying to take our rights away and we are trying to keep them.
PLEASE SHARE THIS and help me create awareness so we can give the power back to the people! »
I’m going to follow the situation. Stay tuned.