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venerdì 6 marzo 2015
Scoperte le origini del "Salvini pensiero"
Amen.
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mercoledì 19 giugno 2013
Beppe, le epurazioni e la democrazia (evaporata)
«La senatrice Adele Gambaro ha rilasciato dichiarazioni lesive per il M5S senza nessun coordinamento con i gruppi parlamentari e danneggiando l'immagine del M5S con valutazioni del tutto personali e non corrispondenti al vero»
Con queste
affermazioni apre il post nella homepage del blog di Beppe Grillo dedicato all’affaire Gambaro. Affermazioni che contengono
anzitutto una macroscopica “non-verità”. La senatrice, esposta ora al pubblico
ludibrio, infatti, non ha rilasciato dichiarazioni lesive sul (e per il) M5S,
ma su Beppe Grillo e, segnatamente, sui toni da questi adottati, definiti
«minacciosi». E su esplicita domanda del cronista di Sky – «secondo lei in
questo momento il problema del movimento è Beppe Grillo?» – risponde: «Sì, noi lavoriamo
tantissimo e questo non viene percepito all’esterno», difendendo,
evidentemente, il lavoro dei deputati-cittadini eletti nelle liste
pentastellate.
Quindi,
nessuna dichiarazione a danno del Movimento in quanto tale.
A meno che non
si assuma – come sembra fare il comico genovese – che esista una totale coincidenza, una piena sovrapposizione, tra il M5S e il suo capo.
In questo senso, dunque, il Movimento di Grillo altro non
sarebbe che l’ennesimo Partito-Persona (movimento-persona, a voler essere precisi), di cui è tanto ricca la storia del
nostro paese, quel genere tanto in voga nell’Italia dei leader, dei leaderini e
dei semi-leader.
Secondo questo modello nacque, ad esempio, la Lega Nord – imperniata attorno alla
folkloristica figura di Umberto Bossi, lo stesso di cui oggi una parte del
partito (sbiadito più che mai) chiede l’espulsione. E poi (e soprattutto) la fu
Forza Italia,
successivamente metamorfizzata nel Popolo delle Libertà, che secondo Norberto Bobbio fu
il “primo partito personale di massa”. «Chi ha scelto Forza Italia – spiegava
Bobbio – non ha scelto un programma, ha scelto una persona». E questo a voler
circoscrivere il discorso nel perimetro della Seconda Repubblica, perché
altrimenti la storia degli individui pericolosamente ed immeritatamente
riconosciuti quali portatori di carisma, investirebbe certi altri periodi non
propriamente felici per la storia del paese.
I partiti-persona,
insomma, sempre meno “cinghie di trasmissione” e sempre più semplici
aggregati elettorali forti solo dei propri condottieri, loro, sì, in grado di scuotere,
ammaliare ed affascinare i cittadini. In questi casi, non è il partito che crea
il leader, ma è il leader a creare il partito. Partito che – è evidente – non
può che essergli fedele e riconoscente fino alla fine, pena la sua stessa
dissoluzione.
In questa cornice, la dissidenza e l’offesa diretta al vertice non
hanno spazio, né cittadinanza. A reprimerli, il ruolo dominante e
prioritario del capo
– padre padrone, dominus infallibile – e la pratica delle ‛epurazioni' da
lui stesso pilotate.
«Per mezzo di tali epurazioni – si legge alla voce
“totalitarismo” nell’enciclopedia Treccani – viene edificata, consolidata e
tutelata la posizione monopolistica del capo, che è insieme espressione e fulcro
del totalitarismo». «Sono i capi totalitari – si legge ancora – a costituire l'autentico
nucleo del sistema di dominio».
La democrazia? Evaporata. Inevitabilmente evaporata, dal momento che quello democratico è il luogo del confronto, del dibattito e della deliberazione, dove tesi e antitesi si fanno sintesi proprio grazie alla critica.
La democrazia? Evaporata. Inevitabilmente evaporata, dal momento che quello democratico è il luogo del confronto, del dibattito e della deliberazione, dove tesi e antitesi si fanno sintesi proprio grazie alla critica.
Che il M5S costituisca un piccolo sistema autoritario, un
microclima in cui l’apice mette a tacere la base pensante?
Già perché i fatti più recenti ci rimandano sempre più
l’immagine di un sistema in cui l’arbitrio e le decisioni di uno prevalgono
sulla libertà e le parole di
altri. Con l’astuzia di dare alla manovra di epurazione del malcapitato (o
della malcapitata) di turno, una grossolana “rabberciatura” democratica,
attraverso il voto – misterioso, inafferrabile e acriticamente plebiscitario –
della rete.
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giovedì 8 marzo 2012
Questione morale. In salsa padana.
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Marzo
1993: Luca Leoni Orsenigo, deputato Lega Nord, sventola nell’aula di
Montecitorio un cappio, nell’esplicito riferimento alla necessità di fare
pulizia di una classe politica corrotta
|
«La lega avanzerà, baionette in canna, paese per paese, villaggio per villaggio, per sfidare la partitocrazia», sbraita un Sentur urlante dal palco di Pontida. Siamo nel lontano 1995 e la Lega nord – formazione territoriale per eccellenza – è, eccome, un partito di lotta, imbevuto di antipolitica. Poche le parole d’ordine, riconoscibili e convincenti quanto velleitarie e demagogiche: populismo, autonomismo ed etnoregionalismo. Il tutto condito con una buona dose di intolleranza sociale. Ma tant’è.
Ed è proprio
sulla crisi dei partiti che il “Carroccio prima maniera” costruirà le sue
fortune: onesti contro corrotti, lavoratori contro fannulloni della politica e
delle istituzioni, gente del nord contro “terùn”, precedendo gli Stella e
i Rizzo nel denunciare i privilegi della Casta. Prima di decidere di goderne.
Di nascosto, ovvio.
Già perché
la Lega non ha esitato ad entrare – più volte – nelle tanto disprezzate stanze
dei bottoni di “Roma ladrona”, fino ad occupare poltrone importanti. «La dittatura
partitocratrica», ad un certo punto, non fa più ribrezzo e si vola alla
conquista delle istituzioni, nazionali e locali. Fatti due conti, in fondo,
conviene.
Ed oggi che
Davide Boni – presidente del già martoriato Consiglio regionale lombardo – è indagato
per corruzione (sì, proprio lui che cavalcò, in perfetto stile leghista, la
cosiddetta "questione morale”), il doppio volto della Lega è più evidente
che mai.
E se le accuse saranno provate, non si tratta di una marachella individuale,
di un singolo che – sbagliando, sia chiaro – si fa tentare dal luccichio dei
facili denari. Qui è in gioco proprio il reato che caratterizza la peggiore
partitocrazia, quella in cui la corruzione è fatta sistema. E tangenti e
mazzette sembrano essere modalità ordinarie di gestione della cosa pubblica.
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