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lunedì 14 ottobre 2013

I'm an englishman in Beijing

Un viaggio di sei giorni tra Pechino, Shanghai e Hong Kong, per promuovere Londra presso il gigante cinese, sempre più corteggiato come investitore in grado di risollevare le sorti del malconcio Vecchio Continente. A capo della delegazione londinese, il sindaco Boris Johnson.
Contestuale, il lancio di London.cn, piattaforma in cinese per esplorare le possibilità di lavoro, studio e business nella capitale inglese.
Boris Johnson e George Osborne alla Peking University

Al British Brands festival, promuovendo, tra gli altri marchi, Jaguar e Twinings Tea
Il bilaterale con il sindaco di Pechino.
Al Distretto artistico 798 di Pechino promuovendo le Università londinesi

lunedì 16 settembre 2013

Get stuffed!

Settembre 2013, dibattito alla London Assembly. Secondo il Sindaco della capitale inglese, Boris Johnson, occorre agire nella prevenzione degli incendi, mentre il labour Andrew Dismore denuncia i tagli ai servizi connessi ai vigili del fuoco. Spazientito, Johnson esclama "Get stuffed!", espressione non proprio polite, salvo poi scusarsi con un "it just popped out". Sarà, ma a fronte di certo modo di esprimersi dei politici nostrani, questi siparietti british sono divertentissimi. Esterofilia? Forse. Il link del Telegraph da cui ho preso la notizia

mercoledì 8 agosto 2012

Londra, ieri e oggi



Esattamente un anno fa Londra bruciava, vittima di una delle peggiori rivolte sociali degli ultimi decenni. Oggi, invece, è la fiamma olimpica ad aver catalizzato le energie (positive) della capitale. E se ancora molto dovrà essere fatto per capire e, possibilmente, sradicare le radici del disagio sociale, la città prova a voltare pagina. 

Prendiamo The House of Reeves, il famoso (quasi un'istituzione con i suoi 144 anni di storia) negozio di arredamento di Croydon, a sud della capitale. L'8 agosto del 2011 venne completamente distrutto dalle fiamme appiccate dai rioters.  Oggi, in gran parte ristrutturato, è stato tappezzato da più di 4 mila foto di giovani, accompagnate da messaggi positivi come "I believe in me" o "I've turned my life around"

Il progetto è stato ideato da vInspired, associazione giovanile di volontariato che ha lanciato la campagna Reverse Riots, appoggiata anche dal primo ministro David Cameron. "Siamo molto orgogliosi - spiegano quelli di vInspired - di essere stati in grado di trasformare la House of Reeves in una dichiarazione collettiva di positività. Comunicare con forza le buone cose di cui i giovani sono artefici è la nostra missione". 

Soddisfatti (e commossi) i proprietari, Trevor e Maurice Reeves. "Siamo stati travolti dal supporto che ci è stato offerto. I disordini hanno prodotto una eredità positiva: quella di unire persone di ogni età e di ogni a provenienza sociale con l'obiettivo di riparare la capitale".

E a riparare la capitale - secondo il sindaco Boris Johnson - contribuisce anche lo spirito olimpico. "Le Olimpiadi - ha dichiarato ai microfoni della BBC - e il messaggio che portano con sè, quello del legame tra impegno e successo, non potevano arrivare in un momento migliore".

IERI:



OGGI:












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giovedì 5 aprile 2012

Se telefonando



Ero a Londra, nell’agosto 2011, quando la furia distruttrice si scatenava sui quartieri periferici della capitale britannica. London’s burning”, cantavano i Clash negli anni ’70. E Londra – la scorsa estate – si è infuocata davvero. Quattro giorni di totale anarchia. Totthenam, Hoxton, Islington: tante le zone della metropoli teatro degli scontri. Ma tutta la città ha sofferto, percependo chiaramente quanto stava avvenendo («Oggi chiudiamo prima», mi ha spiegato scura in volto una cameriera nella centralissima Regent Street, dove un improvvisato coprifuoco sembrava l’unica difesa alla minaccia dei manifestanti di invadere il cuore pulsante – e turistico – di Londra). Massiccia la mobilitazione delle forze dell'ordine, ovunque annunciate da sirene di ogni tipo.
Protagonisti di quei giorni, oltre ai giovani (sneakers e felpa con cappuccio di ordinanza) e a David Cameron – rientrato di gran fretta dalle vacanze in Toscana per gestire l’emergenza – sono stati i telefonini. Sì, proprio i cellulari, è soprattutto i sistemi di messaggistica istantanea (un esempio su tutti il Blackberry Messenger service), rei di aver reso possibile una capillare organizzazione dei tumulti. 
È di questi giorni la notizia delle nuove misure legislative messe in cantiere dal governo britannico che renderanno più facili i controlli sulle comunicazioni elettroniche e telefoniche. La Gchq (Government Communications Headquarters) – l’agenzia inglese di spionaggio elettronico – potrà richiedere alle aziende della telcomunicazione e del web informazioni in tempo reale su quantità, durata e destinatari degli scambi – e-mail, telefonate e messaggi – mentre per accedere ai contenuti sarà necessaria la richiesta del giudice.
La proposta di oggi fa il paio con quella – suggerita da Downing Street nelle ore immediatamente successive ai riots – di bandire dalla rete dei social media (Facebook e Twitter in primis) le persone sospettate di incitare alla violenza o di pianificare azioni rivoltose. Durante i disordini di agosto, alcuni utenti di Twitter, ad esempio, sono stati accusati di aver di aver incoraggiato gli atti vandalici a Totthhenam, mentre altri – attraverso il web – davano istruzioni e suggerimenti per estendere la protesta alle zone della capitale ancora immuni.
Tutto ciò è necessario per combattere terrorismo e crimine? Forse. Ma di certo simili proposte sollevano numerosi problemi. E non di poco conto. Chi stabilisce se un dato contenuto è pericoloso? Chi decide quando un messaggio o un post è da eliminare? Quali sono i confini tra il lecito e l’illecito? Questi gli interrogativi più frequenti e molte delle associazioni della società civile si stanno già mobilitando, inducendo nel governo – riporta il The Guardian di ieri – alcuni tentennamenti. 
Già, perché il problema è quello di non sacrificare – in nome della sicurezza – quella freedom of speech che è a fondamento della cultura anglosassone e, con essa, quei diritti civili che proprio la Gran Bretagna, per prima, ha insegnato al resto del mondo. 

Il messaggio della BlackBerry Uk in occasione dei disordini di Londra

sabato 31 dicembre 2011

Stories

Eh sì, lo ammetto! Non ho resistito – in queste ultime ore del 2011 – a creare il mio personalissimo (e parzialissimo) blobbone fotografico. Qualche immagine, scelta con cura e selezionata sulla scorta delle emozioni, di alcuni dei fatti che più mi hanno colpito nei mesi scorsi. Molti li ho raccontati in queste pagine, altri avrei voluto farlo.

Nella speranza che l’anno che viene regali a questo nostro pianeta qualche soddisfazione in più!























La “Primavera araba” sconvolge l’assetto politico del Nord Africa e del Medio Oriente: prima è la volta di Tunisia e Algeria, poi di Egitto e Libia. Uno dopo l’altro, cadono i leader della regione: Ben Ali, Mubarak, Muammar Gaddafi e Ali Abdullah Saleh.



London’s burning


Muore Steve Jobs, ma non se ne vanno con lui la forza delle sue idee e l’originalità delle sue azioni.



I 150 anni dell’Unità d’Italia, celebrati in uno dei momenti più difficili della nostra storia recente






















Occupy Wall Street e indignados: i nuovi movimenti mettono in discussione gli assetti dell’attuale sistema socio-economico e Main street assedia il cuore pulsante del financial district.





















L’Euro e l’Ue ad un passo dal baratro: convulse trattative ed estenuanti riunioni provano a salvare il salvabile. La macchina Europa – per il momento – sembra rimanere in carreggiata.

venerdì 18 novembre 2011

Media (inglesi) e protagonisti (italiani)



Ultimamente la stampa inglese si è occupata – nel bene e nel male – di noi italiani. Nello specifico di due italiani: Silvio (Berlusconi) e Leonardo (da Vinci). Cosa c’entra – direte voi – l’uomo del Rinascimento, colui che ha unito umanesimo e scienza, con l’altro che – meno virtuosamente – ha unito interessi personali e politica? Niente, se non una coincidenza temporale: nei giorni in cui si consumavano – in mondovisione – le ultime ore del governo dell’imprenditore delle televisioni, infatti, apriva i battenti alla National Gallery di Londra “Painter at the Court of Milan”, l’imponente mostra dedicata al Maestro italiano. E la stampa inglese ha seguito l’una e l’altra cosa. Con ben diversi atteggiamenti, sa va sans dire.  
Mai, infatti, si sono visti editoriali tanto infuocati nei confronti di un leader estero. Come nel caso del Financial Times che – citando Oliver Cromwell – ha così sbottato: “In the name of God, Italy and Europe, go!” vattene, mentre la copertina del The Economist illustrava un Berlusconi in un clima di basso impero accanto alla scritta “That's all, folks”, è tutto, gente! Ma ancora: “Silvio Berlusconi: a story of unfulfilled promises” (The Guardian) e “Silvio Berlusconi has resigned bringing to an end a tumultuous, 17-year political career which was marred by sex scandals, corruption allegations and gaffes on the international stage.” (The Telegraph).
 Matt Pritchett, The daily Telegraph Uk
Tutt’altra musica – invece – nelle pagine della cultura: gli inglesi sembrano letteralmente perdere la testa per Leonardo da Vinci, arrivando addirittura a perdonarci (forse) vizi ed eccessi odierni. Una “mostra stupenda” dedicata ad un “talento sconfinato” (boundless talent), scrive il The Independent, mentre il Telegraph apre la sua lunghissima review complimentandosi – e l’orgoglio  è evidente – con la National Gallery, per essere riuscita a portare sotto un unico tetto le più eccezionali opere dell’Uomo del Rinascimento. E proprio all’autore della Gioconda, l’ex premier si era paragonato, qualche tempo fa, in uno dei suoi sussulti di narcisistica auto celebrazione (il video).

Due italiani visti da Londra, “due Italie” portatrici di simboli e significati che più diversi non potrebbero essere. Casuale contrapposizione, certo. Ma curiosa. Anche perchè oggi servirebbe, eccome, recuperare un po’ di quello spirito del Rinascimento che in fondo è tanto simile – e lo spiega bene Roberto Benigni – ad una resurrezione. Che sia oramai tempo di Quaresima?