sabato 31 dicembre 2011

Stories

Eh sì, lo ammetto! Non ho resistito – in queste ultime ore del 2011 – a creare il mio personalissimo (e parzialissimo) blobbone fotografico. Qualche immagine, scelta con cura e selezionata sulla scorta delle emozioni, di alcuni dei fatti che più mi hanno colpito nei mesi scorsi. Molti li ho raccontati in queste pagine, altri avrei voluto farlo.

Nella speranza che l’anno che viene regali a questo nostro pianeta qualche soddisfazione in più!























La “Primavera araba” sconvolge l’assetto politico del Nord Africa e del Medio Oriente: prima è la volta di Tunisia e Algeria, poi di Egitto e Libia. Uno dopo l’altro, cadono i leader della regione: Ben Ali, Mubarak, Muammar Gaddafi e Ali Abdullah Saleh.



London’s burning


Muore Steve Jobs, ma non se ne vanno con lui la forza delle sue idee e l’originalità delle sue azioni.



I 150 anni dell’Unità d’Italia, celebrati in uno dei momenti più difficili della nostra storia recente






















Occupy Wall Street e indignados: i nuovi movimenti mettono in discussione gli assetti dell’attuale sistema socio-economico e Main street assedia il cuore pulsante del financial district.





















L’Euro e l’Ue ad un passo dal baratro: convulse trattative ed estenuanti riunioni provano a salvare il salvabile. La macchina Europa – per il momento – sembra rimanere in carreggiata.

mercoledì 28 dicembre 2011

La moneta cadente

Shooty (Martin Sutovec, 1973), Sme - Presseurop.eu

























Invece che la stella cometa....la moneta cadente

sabato 24 dicembre 2011

Christmas Water




Dopo il vino solidale (ricordate il progetto Asylon?), ora è la volta dell’acqua solidale.
Può una bottiglia d’acqua divenire un valido regalo di Natale? Sì, se è – come in questo caso – colma di significati positivi. Stiamo parlando della speciale, specialissima bottiglia d’acqua messa in vendita da Water.org, organizzazione non governativa attiva in Africa, Asia e centro America per rendere l’acqua pulita e i servizi igienici accessibili a tutti. Già perché ogni anno – e i dati forniti da Water.org sono più che attendibili (provengono dai rapporti ufficiali ONU) – 3.575 milioni di persone muoiono a causa di malattie provocate dalla mancanza di acqua o dall’utilizzo di acque sporche.
E per l’occasione, Matt Damon – co-fondatore, assieme allo scienziato Gary White, di Water.org – ha vestito i panni di Babbo Natale per convincere anche i più piccoli a rinunciare al giocattolo must-have di stagione. In favore di una sana bottiglietta di acqua. Il bravo attore (quello, per intenderci, di “Will Hunting genio ribelle”, “Il talento di Mr. Ripley” e molti altri...) spiega, infatti, che i proventi dell’acquisto di questa bottiglia andranno a finanziare i progetti dell’organizzazione e permetteranno a molte persone di avere finalmente accesso all’acqua pulita.
Insomma, anche a “Chi più ne ha più ne metta” tira aria natalizia... meglio ancora se – come in questo caso – solidale!
Auguri!

martedì 20 dicembre 2011

Almanya



Ebbene sì, ci ho preso gusto. Ci ho preso gusto a parlare dei (bei) film che mi è capitato di vedere in questi giorni. Dopo “Miracolo a Le Havre” è la volta di “Almanya, la mia famiglia va in Germania”. Bello, bellissimo. Genere: “migration movie”. Segni particolari: forte e ironico. Ma anche tenero.
Una famiglia, originaria di uno sperduto villaggio dell’Anatolia, decide di trasferirsi in Germania. A fare da apripista il padre, Hüseyin, protagonista principale della storia, che per primo decide di andare in Almanya a lavorare come operaio, chiedendo poi il ricongiungimento familiare. 
Lo spettatore rivive la sua storia, e quella di tutta la famiglia, grazie ad un lungo flashback: voce narrante, la nipote di Hüseyn, Canan, che racconta al piccolo (e ignaro, molto tedesco e poco turco) Cenk (oramai la terza generazione) la storia di famiglia. Tanti i temi trattati, con garbo e non senza ironia, da Yasemin e Nesrin Samdereli (rispettivamente alla regia e alla sceneggiatura), due sorelle tedesche di origine, ça va sans dire, turca!
C’è la questione della differente percezione delle origini da parte dei giovani della famiglia, nati in Germania e, di fatto, tedeschi. Ci sono i sentimenti contrastanti in merito all’acquisizione della cittadinanza del paese ospitante: Hüseyin – poco convinto e molto titubante – rispetto ad un pezzo di carta che sente estraneo da sè; la moglie che, invece, è al settimo cielo – quasi emozionata – nel divenire “ufficialmente” tedesca.
E, infine, c’è la volontà di Hüseyin di recuperare in parte quelle origini che non tollera siano ignote ad alcuni dei suoi familiari. Come? Con una vacanza in Turchia: una vacanza che sarà un viaggio indietro nel tempo per chi la patria l’aveva conosciuta, una scoperta invece per chi non ci era mai stato. Tutti insieme. Già perché in questa commedia c’è, eccome, la famiglia, grande, vera, a volte brontolona ma in fondo unitissima. E, come a chiudere un cerchio, Hüseyin muore proprio lì, accanto ai suoi cari e nel luogo da cui – tanti anni prima – si era staccato, andando in cerca di fortuna in Almanya.



venerdì 16 dicembre 2011

Bagarre





























"Ci sono cose che non devono farmi alcun effetto, 
altrimenti non sarei in grado di adempiere 
a questa momentanea funzione 
che mi è stata 'benevolmente' attribuita"

- Mario Monti, Presidente del Consiglio 




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mercoledì 14 dicembre 2011

Un'altra storia



Di fronte alle agghiaccianti scene di Firenze, ieri il mio pensiero è corso ad un film, visto solo poche sere prima. “Miracolo a Le Havre”, di Aki Kaurismaki, una pellicola che somiglia ad una poesia, di un candore quasi inverosimile. È la storia – ambientata nella cittadina affacciata sulla Manica – di Marcel Marx, (ex)scrittore e bohémien sulla sessantina. Una vita tranquilla, la sua, tra il lavoro di lustrascarpe, l’amore per una moglie (un po’mamma) e il bicchiere di bianco al bar del quartiere.
Fino a che due eventi interrompono il regolare e scandito fluire della quotidianità: la malattia (con “lieto fine”) dell’amata Arletty e l’incontro con una ragazzino del Gabon, Idrissa, fuggito da un container di clandestini al porto. Vuole raggiungere la madre a Londra, Idrissa. E Marcel farà di tutto per aiutarlo. Innanzitutto lo protegge dai poliziotti che gli danno la caccia. E poi – povero di soldi e ricco di fantasia e generosità – organizza un concerto rock: i soldi ricavati sono proprio quelli che servono ad Idrissa per attraversare la Manica e cavalcare un sogno.
E anche il Commissario – un po’ burbero, sì, tutto intabarrato nei suoi abiti cupi – è stanco di inseguire ed eseguire una giustizia troppo spesso miope e così ci stupisce quando permette e copre la fuga del ragazzino. È il momento, anche per lui, di disobbedire. Certo, questo è un film. Ma la cosa bella è che di queste storie è piena anche la realtà. Il fatto è che non fanno notizia, rispetto al frastuono mediatico provocato, invece, dagli eventi di violenza. 

Per esorcizzare il dramma avvenuto al mercato di Firenze, per non essere sopraffatta dall’orrore, ho ripensato a questo film. Che racconta un’altra storia. Un altro modo di vedere e soprattutto vivere l’immigrazione. Un altro modo di rapportarsi con il diverso da sé, che è poi profondamente, intimamente uguale a sé. Uguale in quanto parte di quella precaria ma splendida condizione che è l’essere uomini e donne.